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Sondrio, Palazzo Sertoli, mercoledì 15 dicembre 2021 - venerdì 11 febbraio 2022

GIO PONTI. ARCHITETTURE ELETTRICHE

Una traiettoria in Valtellina

​Mostra a cura di Fulvio Irace

Per circa dieci anni, a partire dal 1946, Ponti frequenterà la Val Chiavenna in un momento di significativo risveglio manifatturiero del territorio investito da uno straordinario riordino del sistema idrico da parte della società Edison.

Questa, nel 1947 aveva avviato i lavori della grande diga di Villa di Chiavenna: un imponente invaso di quasi un milione di metri cubi d'acqua, che un canale sotterraneo convoglia a Chiavenna, in una centrale costruita in caverna.

 Se la modernità tecnica è relegata nel ventre della terra, quella architettonica svetta però in superficie, nell'edificio che alloggia le macchine, la sala quadri e gli uffici. Era il primo intervento di Ponti che subito dopo - con le centrali di Mera, Gordona, Campodolcino – avrà modo di realizzare il suo ideale dell'architettura di cristallo, realizzando volumi netti e leggeri come schegge e impaginando superfici incontaminate rivestite di materiali incorruttibili come le tesserine ceramiche.

Innamorato della Modernità, Ponti affermava l'interpretazione della natura e del paesaggio e non la loro riproduzione stilistica: le centrali non dovevano essere più le fortezze impenetrabili che nascondevano il "drago" elettrico, ma camere di luce che, grazie alle generose vetrate, ne mostrassero al mondo i benefici per il miglioramento della vita umana.

L'"arcano" dell'elettricità – forza invisibile e percepibile solo nei suoi effetti – doveva ormai essere messo in mostra come una dichiarazione che il mondo era cambiato , cambiando in ogni aspetto più minuto gli usi e le abitudini della società.

Le fabbriche di luce erano gli avamposti di una modernità benevola, i cui effetti si sarebbero propagati nella perfezione delle abitazioni degli impiegati e dei loro arredi, nell'impulso alle attività produttive del territorio e nella valorizzazione dei suoi asset paesaggistici e ambientali.


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