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Sondrio, Giardini di Palazzo Sertoli e Giardini di Palazzo Sassi de' Lavizzari, lunedì 4 ottobre 2021 - venerdì 31 dicembre 2021

I GIARDINI DELLA SCULTURA

Una promenade di arte pubblica nei Giardini Sertoli e Sassi

La genesi artistica della collezione en plen air dei Giardini di Palazzo Sertoli e di Palazzo Sassi de’ Lavizzari, ha un’origine comune, così come univoco è stato il desiderio delle Istituzioni che ne sono proprietarie – rispettivamente Creval e la Città di Sondrio – nel creare uno spazio continuo, omogeneo e di indubbia centralità urbana, popolato da opere d’arte plastica fruibili a tutti. Questo ‘pensiero progettuale’ nasce da due azioni di liberalità: quella del Conte Lavizzari, all’inizio degli anni Venti del XX secolo, che vide la donazione alla città del proprio giardino e quello della Banca, che dopo il restauro dello storico Palazzo che fu dei Sertoli, stabilì un accordo compensativo per la pubblica fruizione e attraversamento delle proprie pertinenze, all’inizio degli anni ‘80.

Il Sertoli – così è amichevolmente chiamato dai sondriesi – è divenuto “Giardino della Scultura” a partire dal 1990, a pochi anni dall’inizio dell’attività espositiva della Galleria che è ospitata nella Corte Rustica dell’omonimo palazzo, accrescendo la propria famiglia di opere plastiche grazie ai lasciti delle mostre. Queste opere, acquisite in Collezione direttamente dagli artisti, ospitati per mostre retrospettive o personali, possono essere definite site-specific, nel senso che l’ambientamento nel Giardino, oltre alla sistemazione materiale della singola scultura, intrattiene una relazione specifica – per così dire ‘programmata’ – con le siepi, le piantumazioni e le altre dotazioni a verde, come coi sistemi d’acqua che trovano uno sfondo naturale nella facciata ottocentesca di Palazzo Sertoli. Ciò ha visto il costituirsi di una Galleria d’arte a cielo aperto capace di rappresentare parte significativa del clima artistico del secondo Novecento, da Arturo Martini a Mario Negri passando per Pietro Consagra, Novello Finotti, Takis e Velasco Vitali.

Lo spazio cittadino ora delimitano nei giardini pubblici “Sassi” ha invece un vissuto diverso: il patriota Maurizio Quadrio, il poeta Giovanni Bertacchi, l’ingegnere Carlo Donegani, l’economista Ezio Vanoni sono le grandi personalità dell’età post-unitaria valtellinese e sono tutte, invariabilmente, legate al destino del parco poiché convitati, sotto forma di busto commemorativo, all’ideale cenacolo intellettuale che vi si svolge nei pressi di una rinfrescante fontanella in granito.

I Giardini Sassi, che nelle foto dell’Archivio Gianoli - oggi conservate al MVSA e in parte presenti in mostra – mantenevano tutte le caratteristiche dell’impianto all’italiana hanno perduto l’aspetto tipico del giardino privato di impianto storico. Con le riforme urbanistiche del dopoguerra – prima fra tutte la costruzione della Camera di Commercio su progetto di Ico Parisi – lo status del piccolo parco ha assistito alla destrutturazione dello schema rinascimentale, ‘assorbendo’ idealmente e in senso planimetrico, le nuove assialità del tessuto cittadino. 

Sarà però soltanto all’alba degli anni Duemila che i Giardini Sassi si porranno – unitariamente ai contigui Giardini Sertoli – quale logica prosecuzione espositiva di opere d’arte, nel quadro di un progetto omogeneo, fortemente partecipato dalla Fondazione Credito Valtellinese.

In conseguenza di una mostra, in particolare, dal titolo “Sei artiste nel segno di Venere” (Galleria di Palazzo Sertoli, 2004) per la cura di Rino Bertini, viene istituito un fondo permanente a beneficio della città, allo scopo di esporre una selezione di opere in bronzo entrate in Collezione Creval al termine del suo disallestimento. A questo nucleo si sono poi aggregate altre sculture acquisite dalla Città al termine di rassegne espositive degli anni ’90.

La mostra si compone di due testi critici sullo sviluppo della collezione a cielo aperto e sulla genesi dei giardini nel contesto palaziale sondriese, di una photo-gallery in evocativo bianconero che rimanda ai pionieri della foto su lastra ai sali d’argento - capace di valorizzare la materia plastica delle sculture – e di una collezione di immagini d’archivio capaci di illustrare la storia dei giardini dal punto di vista progettuale.

A breve verrà pubblicato lo shortcut d’animazione dal titolo “La Colonna dell’Adda. Da Mario Negri a Sergius Fstöhler” prodotto in esclusiva per la mostra.

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