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Galleria Virtuale, mercoledì 22 aprile 2020 - giovedì 31 dicembre 2020

Gio Ponti. Architetture elettriche

Progetti, disegni, fotografie, arredi attorno alle centrali idroelettriche della Valchiavenna

Gio Ponti (Milano 1891 – 1979) progettista e disegnatore di fama internazionale, comunemente noto per essere stato l’autore del Grattacielo Pirelli a Milano e, recentemente, anche per il design della sedia “Superleggera” portata al successo internazionale nelle varie riedizioni di Cassina, è stato il più eclettico degli architetti italiani del Novecento.

Il suo esordio artistico risale al 1923, ai tempi della Biennale delle Arti Decorative di Monza – antesignana della milanese Triennale odierna – cui coincide quello professionale in qualità di direttore artistico della Richard-Ginori.

Nel 1928 fonda la rivista internazionale di architettura, design, arte (come recita l’intramontabile occhiello di copertina) “Domus” che lascerà nel ’41 per dare vita a “Stile” e per ritornarvi, in veste di direttore, sino alla morte.

Centinaia sono i progetti realizzati nell’ambito dell’edilizia, del product design e della ricerca artistica e accademica di questo creatore vulcanico di forme, esperimenti, contaminazioni; ciò su cui la mostra di Sondrio intende concentrarsi è tuttavia il passaggio di Ponti in provincia di Sondrio – e più precisamente in Valchiavenna – dove negli anni ’50, in corrispondenza con la seconda grande espansione dell’attività di sfruttamento delle acque da parte di aziende come Edison, Falk e Sondel, ha modo di misurarsi col tema delle centrali di trasformazione, accumulazione e distribuzione dell’energia elettrica.

Sono gli anni in cui lo studio opera in forma associata col sodalizio ‘Ponti Fornaroli Rosselli’, misurandosi con la tipologia produttiva dell’idroelettrico nell’intero arco alpino fra Santa Giustina, Cimego, Liri, Vinadio, Pantano d'Avio, Stura e Demonte.

I luoghi valtellinesi sono invece Prata Camportaccio, Villa di Chiavenna, Prestone di Campodolcino e Isola di Madesimo; siti caratterizzati da una potente presenza del dato naturale: forti dislivelli orografici, salti di roccia, manti boschivi dominati dal castagno e dalla robinia, linee d’acqua interrotte da cascate scenografiche la cui risonanza circonda le piccole conurbazioni che nei secoli hanno punteggiato i margini prativi del torrente Mera.

In tale contesto il disegno di Ponti – disegno “di forme non inerti” come ebbe a definirle dalle colonne della sua rivista – si esprime con solidi primari, emergenti quasi per gemmazione prismatica, bianca e incredibilmente pura, elevandosi dalla scabrosità della roccia e dalle asperità del terreno.

Così la centrale idroelettrica di Prestone di Campodolcino (Edison, 1951-‘53) forte dei due corpi contrapposti e saldati in asse longitudinale, compone l’immagine della casa archetipa col tetto a capanna, talmente depurata da fronzoli e orpelli plastici da apparire come un cristallo di quarzo illuminato ai vertici da ampie finestre continue ritagliate sotto la linea di copertura.

Diverso il caso della centrale di Isola di Madesimo (1960-‘64) che eretta nei pressi di una chiusa, si sviluppa nella forma di un padiglione coperto a falda in unica pendenza, prendendo luce da una facciata-schermo a tutt’altezza. La centralina di Villa (1947-’50) è affiancata, a breve distanza, dall’alloggio del custode rivestito di tavole lignee sopra un basamento in granito: un innesto d’architettura scandinava nell’antico contado dei Pestalozzi e dei Sertoli Salis. 

L’esposizione, oltre al racconto di questa vicenda progettuale – articolato da una raccolta di tavole di progetto originali, documenti, disegni e fotografie d’epoca e d’attualità – trova il suo acme nell’esito di una ricerca condotta sul territorio alla scoperta di materiali inediti, quali sono i disegni – alla scala di dettaglio – degli arredi per i dipendenti della Società Edison. A questo si affianca il rinvenimento di un imponente progetto si riforma del nucleo cittadino chiavennasco con l’insediamento di un plesso scolastico multidisciplinare, composto da aule, sale studio, foresterie e spazi comuni all’aperto in grado di raccordarsi efficacemente con il tessuto storico.

Sono attualmente in fase di avvio le collaborazioni con l’Archivio Gio Ponti e con la Comunità Montana di Chiavenna.​​


I contenuti pubblicati in questa pagina web intendono illustrare un progetto espositivo attualmente in fase di organizzazione e in divenire, in cui titoli, testi, immagini e riferimenti temporali sono provvisori e in fase di definizione.


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Le immagini presenti vengono fornite allo scopo di illustrare alla stampa i contenuti delle mostre; sono dunque destinate a critici e giornalisti per le segnalazioni degli eventi sulle testate e non possono essere utilizzate per altri usi.​


Le foto riportate nella Gallery sono di Václav Šedý.​​
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