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PERSONAGGI
Intervista al Prof. Francesco Alberoni
"Ho una passione per l'animo umano."

Milano. E' mezzogiorno quando suoniamo alla porta di casa del prof. Alberoni. Apre subito, sorridente, ci aspettava…Ci fa accomodare nel suo studio, circondato da scaffali pieni di libri, un luogo ideale per iniziare una discussione, un' intervista. Francesco Alberoni è uno stimato cliente del Credito Artigiano.

Professore, di lei si conoscono poco gli anni giovanili, anche se la si pensa precocemente dedito agli studi e all'impegno intellettuale. E' un'immagine corretta? Francesco Alberoni
Già a 15 anni, durante il liceo, avevo le idee chiare su cosa fare da grande: occuparmi dell'animo umano. La fortuna mi ha assistito: a 17 anni conobbi a Piacenza una persona che, durante la guerra, era stata fatta prigioniera dagli inglesi e faceva l'attendente di un ufficiale esperto in psicanalisi. Mi regalò dei libri di questa disciplina e, grazie a lui, a 20 anni, oltre a Freud, avevo già letto Abraham e Melanie Klein: a quell'epoca, in Italia, non li aveva studiati neanche Musatti! Più tardi mi interessai alla statistica, favorito da buone capacità matematiche di tipo intuitivo. Ma alla fine ho seguito la mia vera vocazione: lo studio delle passioni che scuotono l'animo umano, quelle amorose e quelle politico-religiose.
La dimensione passionale, violenta, fanatica, delirante presente nei sentimenti, nella guerra, nei movimenti collettivi, nelle rivoluzioni, è ciò che mi ha sempre interessato. Andavo sul posto a studiare le sommosse: ero a Berkley, in Ungheria, in Cecoslovacchia, come un corrispondente di guerra.
Anche il mio ultimo libro, Sesso e Amore, pubblicato questo settembre, è un approfondimento sulle tematiche della passione.

Dopo la laurea (in medicina, ndr) la chiamò a lavorare con sè Padre Agostino Gemelli. Cosa ricorda dell'Uomo e di quell'esperienza?
Avevo deciso di andare a lavorare negli Stati Uniti, ma mentre sbrigavo le pratiche burocratiche, una radiografia, che fortunatamente si rilevò del tutto sbagliata, evidenziò delle macchie nei miei polmoni…si ritardarono così i tempi di partenza, e nel frattempo decisi di presentarmi a Padre Gemelli, allora Rettore dell'Università Cattolica. Ricordo nitidamente l'incontro, mi accolse in una stanza enorme e buia, sembrava Geppetto nel ventre della balena. Aveva in mano le mie ricerche di statistica, a quell'epoca molto avanzate. Mi guardò e mi disse, asciutto: <> e poi mi fece segno, con la mano sulla bocca, se avevo da mangiare… Alla mia risposta, negativa, mi disse: <>. Non aggiunse altro. Ancora un aneddoto: un giorno mi ammalai, e quando tornai al lavoro mi fece trovare sulla scrivania la più grossa calcolatrice esistente - non c'erano ancora i computer - che costava già allora un milione e mezzo di lire… Il rapporto con Padre Gemelli fu davvero splendido.

Dal 1973 ha una rubrica su il Corriere della Sera dove analizza i sentimenti degli italiani, i trend giovanili, i rapporti di lavoro, la condizione esistenziale di emarginati ed anziani…
Nessuno al mondo ha tenuto per vent'anni una rubrica fissa sul maggiore quotidiano nazionale. Di ciò vado particolarmente fiero.
Non è facile, mi creda, condensare in poche righe il senso di problematiche complesse che affronto traendo spunti dalla cronaca. All'analisi del fatto, poi, applico le teorie che ho elaborato in anni di studio.
Anche se, nella vita, mi sono occupato sempre degli stessi temi, la mia formazione è molto ampia, va dalla fisica alla medicina, dalla matematica alla statistica…in una parola, le mie conoscenze convergono all'analisi di problematiche specifiche, il molto converge al "poco", al contrario dei tuttologi che, con conoscenze scarse, si occupano di tutto.

Lei è stato docente e rettore in importanti atenei. L'università italiana risponde oggi adeguatamente ai bisogni di formazione dei giovani?
La scuola italiana è in netta decadenza, i laureati sono sempre meno preparati. Leggono poco, studiano superficialmente, non hanno curiosità, non sanno argomentare. I fattori che hanno determinato questa situazione sono diversi, legati al modello di università di massa, con professori mal pagati e con un inesistente sistema di selezione. La selezione è una cosa dolorosa, ma obbliga ad impegnarsi per superare gli ostacoli, a migliorare. Nelle grandi università degli Stati Uniti, chi non studia duramente viene "buttato fuori", anche se paga rette esorbitanti. Noi, a parte qualche isola di eccellenza, abbiamo un' università davvero "fiacca".

Lei fu il primo a scrivere (in Consumi e Società, 1964) che i consumi sono un elemento essenziale della vita sociale…Com'è cambiato il profilo del consumatore in questi anni?
E' aumentata la consapevolezza. Il consumatore è diventato più esperto, più attento al prezzo, più critico nelle scelte. Per contro è aumentata la spregiudicatezza delle imprese, soprattutto quelle operanti nel settore tecnologico. Nei loro confronti il consumatore è disarmato, non è in grado di capire se il nuovo computer o il nuovo cellulare abbiano delle reali innovazioni che giustifichino il prezzo. Diventa così la vittima inconsapevole di grossi bluff.

Lei è un grande esperto in strategia di comunicazione (è stato tra i "padri" del Mulino Bianco…). Quali caratteristiche imprescindibili deve possedere una pubblicità per risultare "vincente"?
Un'azienda che voglia realizzare una campagna pubblicitaria deve innanzi tutto saper gestire il rapporto con le agenzie di pubblicità, spesso solo attente a colpire la vanità del cliente, di cui conoscono la psicologia assai meglio di quella del consumatore…
Una pubblicità vincente? Sono tanti gli elementi che possono concorrere a determinarne il successo. Sicuramente deve intercettare i bisogni e i sentimenti della gente. Prendiamo ad esempio quella del Mulino Bianco: dava rassicurazioni in un'epoca di paure.

Poi c'è l'esperienza in RAI, come consigliere di amministrazione. Nell'epoca dei reality, è così difficile, in televisione, conciliare i dati auditel con gli approfondimenti culturali, i film d'autore, l'informazione?
Purtroppo i temi culturali non interessano al grande pubblico, è difficile dibatterli con successo in prima serata. Con eccezioni, come lo splendido Otto e mezzo di Giuliano Ferrara su La 7. Io avevo proposto una trasmissione con Ferrara e Santoro insieme, avrebbe avuto sicuramente una buona audience, ma mi è stato impedito di realizzarla. Un'occasione persa. Per fare una televisione di qualità, che sia conciliabile con i dati auditel, ho sempre suggerito due cose: realizzare buone fiction e ingaggiare fuoriclasse, gente del calibro di Bonolis (passato a Mediaset, ndr.). Senza fuoriclasse non si va da nessuna parte.
E non solo in televisione.

UNA VITA DA STUDIOSO.

Nato a Piacenza nel 1929, si laurea in medicina a Pavia. Studia psicoanalisi e poi statistica con Giulio Maccacaro. A Milano, come assistente di Padre Agostino Gemelli, compie importanti ricerche nel campo della probabilità soggettiva.
Nel 1963 scrive L'élite senza potere, poi, il primo libro italiano di sociologia dei consumi: Consumi e società.
Nel 1964 diventa professore ordinario di sociologia.
Dedica molte energie allo studio dei movimenti collettivi: nel 1968 scrive Statu nascenti, nel 1977 Movimento e istituzione, nel 1989 la sua opera monumentale Genesi.
Svolge un'intensa attività accademica ricoprendo la carica di Rettore a Trento e allo Iulm di Milano.
Nel 1979 pubblica Innamoramento e amore, tradotto in oltre venti lingue. Seguono diverse pubblicazioni ove approfondisce lo studio dei sentimenti amorosi. Dal 1973 tiene una rubrica su Il Corriere della sera.
Tra le principali cariche ricoperte da Francesco Alberoni ricordiamo la Presidenza del Centro Sperimentale di Cinematografia e il ruolo di Consigliere di Amministrazione della RAI.

 
                        





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