L'AZIENDA DEL MESE
La famiglia Ambrosoli, tra azienda e solidarietà Una storia dolce come il miele.
Como. "Non è mai stato licenziato un dipendente!" dice fiero Paolo Ambrosoli, mentre, insieme a suo figlio Roberto, ci fa visitare l'azienda "di famiglia" a Ronago, piccolo paese poco distante da Como. E' una bella storia quella che racconta, intessuta di fatti concreti e vicende umane, che ripercorre la nascita e lo sviluppo di quella che oggi è l'azienda leader in Italia nella commercializzazione del miele: l'Ambrosoli S.p.a. (cliente del Credito Valtellinese).
"L'azienda"- narra Paolo Ambrosoli - "è stata costituita ufficialmente nel 1923, ma la vendita del miele risale agli anni appena successivi alla prima Guerra Mondiale. Tutto nasce dall'hobby di papà per l'apicoltura…non sfugge agli abitanti di Ronago il giorno in cui arriva a casa con l'auto piena di alveari e di api che ronzano, che decide di mettere in giardino…la produzione è da subito elevatissima, eccedente il consumo personale, ma a lui, membro di una famiglia importante, con un padre deputato, pare svilente commercializzare al dettaglio vasetti di miele… così decide di intraprendere un'attività imprenditoriale vera e propria". Negli anni successivi l'azienda cresce notevolmente e inizia a diversificare la produzione con le caramelle, la cera "Ambra" per i pavimenti e le pagliette di lana d'acciaio per la pulizia della casa. L'attività è fiorente, prima della II Guerra Mondiale sono più di 1000 gli alveari dislocati in Lombardia secondo il metodo dell'apicoltura nomade. Le api vengono cioè portate, nei vari momenti della fioritura, in Lomellina, dove c'è il trifoglio, in Valtellina per la presenza del rododendro e dei fiori alpini, in altre zone per l'acacia. Poi, durante il conflitto bellico, questa attività scompare del tutto e non viene più praticata. "Da allora - continua Roberto Ambrosoli - ci approvvigioniamo da apicoltori italiani e stranieri. Dalle Pampas argentine importiamo l'eccellente miele millefiori, dalla Sicilia il miele di arancio ed eucalipto, dall' Ungheria l'ottimo miele di acacia. Il miele, una volta giunto in azienda, viene filtrato e infine sapientemente miscelato al fine di raggiungere il giusto equilibrio di sapore e profumo. E' in questa fase che la nostra azienda conferisce al prodotto quel plus in gusto e qualità che lo ha reso famoso in tutta Italia". La Ambrosoli S.p.a. confeziona oggi 2.400 tonnellate di miele all'anno, 6-7 milioni di unità tra vasetti e confezioni destinati prevalentemente al mercato nazionale. Le caramelle sono invece commercializzate anche all'estero. Con 78 dipendenti, di fatto dà lavoro a tante famiglie di Ronago.
Il consumo? "In Italia, per via di differenti abitudini alimentari, soprattutto per quanto concerne la prima colazione, le famiglie consumano miele quattro volte meno del Nord Europa, anche se negli ultimi anni si è registrata una crescita", afferma Roberto Ambrosoli. E' nella distribuzione che sono avvenute le novità più rilevanti: ultimamente sono notevolmente aumentati i marchi ad insegna dei supermercati. Sul versante della concorrenza, il miele in Italia ha un mercato di circa 20 mila tonnellate, di cui il 40% venduto direttamente dagli apicoltori. Il resto è ripartito tra tante piccole aziende, tra le quali, per dimensione e fama, Ambrosoli è il leader indiscusso. Ma la fama e la storia degli Ambrosoli non è solo legata alla bella realtà aziendale qui sommariamente descritta, ma anche alla straordinaria figura di Giuseppe Ambrosoli, uno dei fratelli di Paolo. Nato nel 1923, penultimo di 8 figli, si laurea in medicina e nei primi anni '50 si reca a Londra per specializzarsi in malattie tropicali: è già chiara in lui la vocazione religiosa e missionaria. Si fa prete tra i comboniani e, terminati gli studi di teologia, si reca nel '54 a Kalongo, in Uganda, a prestare la propria opera al servizio di un piccolo e malfunzionante dispensario che trasformerà, in seguito, in una struttura moderna con 350 posti letto. In quegli anni Padre Ambrosoli svolge un intenso lavoro a favore dei lebbrosi e dei malati di ogni genere: fa il chirurgo, l'ostetrico, il radiologo, il pediatra….troppo, per una persona sola. Ecco allora l'idea di fondare una scuola per infermiere ed ostetriche, in grado di sopperire, anche se in minima parte, alle necessità sanitarie locali.
Padre Giuseppe muore, dopo lunga malattia, nel 1987, in una fase politica e sociale caratterizzata da una feroce guerra civile che imperversa in Uganda e che porta ovunque distruzione e morte. Gli eventi portano alla chiusura forzata dell'ospedale per tre anni. Quando medici e missionari vi ritornano, con stupore ritrovano una struttura intatta, salvaguardata dalla popolazione di Kalongo: è un segno interpretato come un miracolo. Nel 1998, grazie al lavoro instancabile del medico e religioso valtellinese Padre Egidio Tocalli - direttore sanitario dell'ospedale - e della famiglia Ambrosoli, viene costituita la fondazione Dottor Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo, con il fine di continuare l'attività di Padre Giuseppe, nel campo medico e della formazione professionale, a favore della povera e sfortunata popolazione locale. L'ospedale, oggi, è diventato anche un centro di insegnamento in grado di formare medici africani, un primo concreto passo per costruire un futuro diverso per l'Uganda e la sua gente*.
Chi volesse finanziare la Fondazione dottor Ambrosoli Memorial Hospital può fare un versamento sul c/c 750/1 Abi 5216 Cab 10.900, Sede di Como del Credito Valtellinese, via Sant'Elia 3.
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Il Miele: dall'ape al vasetto
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Il processo di produzione del miele
è semplicissimo, ma forse pochi sanno quanto lavoro viene svolto dall'ape. Questa si posa sul fiore e si approvvigiona di nettare fino a riempire il proprio stomaco. E' qui che avviene la prima elaborazione degli zuccheri, che vengono poi depositati, sotto forma di liquido mieloso, nell'alveare. L'apicoltore non deve fare altro che togliere
i melari e far colare il miele, raccogliendolo.
Prima della commercializzazione, infine, viene filtrato e pulito. In un alveare ci sono in media 10 mila api, con una sola Regina, la vera padrona di casa.
Il miele non è tutto uguale, differisce a seconda del fiore: il miele di acacia e quello di arancio sono di qualità eccelsa, hanno un profumo molto simile al fiore dal quale provengono. Il primo ha inoltre un colore chiarissimo e si presenta quasi sempre in stato liquido poichè cristallizza solo dopo molti anni.
Il miele e i suoi derivati vengono consumati anche per scopi terapeutici (bronchi, gola) e addirittura cosmetici (per la pelle).
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