Avevo definito Alberto Tomba quale primo sciatore a quattro ruote motrici in quanto capace di vincere in qualsiasi situazione di neve e di pista: con neve fresca o con il ghiaccio, con la pista liscia o con il tracciato bucato. Proprio come un'auto a quattro ruote motrici che va bene su qualsiasi tipo di strada e di terreno.
Un atleta impareggiabile che ha dovuto attendere oltre 15 anni per trovare il suo successore, Giorgio Rocca, tecnicamente ancora più efficace in quanto lo sci attuale, molto più corto, non consente la pur minima modifica dell'assetto corporeo. La ridotta superficie d'appoggio degli sci, mt 1,65 di lunghezza contro i mt 2,05 dei tempi di Alberto, obbliga infatti all'assoluta centralità del baricentro corporeo, come solo Rocca sa interpretare, quando invece in passato era perdonato anche qualche arretramento, imperfezione in cui spesso incorreva Tomba.
Grazie ad un assetto perfetto Giorgio Rocca ha vinto quest'anno ben 3 gare di Coppa del Mondo di Slalom su 3 diversi tipi di tracciato e di pista trionfando sul ghiaccio e sul ripido, sul facile e sul filante, sull'angolato e sul bucato. Uno sciatore a trazione integrale che però sulle piste mondiali di casa sua ha conquistato solo la medaglia di bronzo. Stimato cliente del Credito Valtellinese, ha risposto volentieri alle nostre domande.
- Oro perso o bronzo guadagnato?
La responsabilità di essere il solo azzurro rimasto in gara dopo la prima manche, la necessità di fare risultato a tutti i costi per salvare una spedizione maschile altrimenti deficitaria, ti obbligano a delle riflessioni che certamente limitano le tue capacità di attacco.
- Ma allora lo sci è sport di squadra?
Più di quanto si possa pensare. Un conto è essere in partenza con altri compagni tecnicamente forti. Allora fai una gara di attacco in quanto sai che se anche sbagli, la squadra può contare su qualcun altro capace di salvare le bandiera. Come a Bormio è successo agli austriaci. Un conto è essere solo, come dopo la prima manche del mondiale, caricato della responsabilità di far risultato a tutti i costi, per di più aggravata dal gareggiare in casa. Ed allora sei obbligato ad accontentarti di una gara di contenimento e non ricerchi la vittoria. Mi auguro che già dall'anno prossimo possa contare sulla crescita di alcuni miei compagni di squadra potenzialmente molto forti.
- A trent'anni hai riscoperto la velocità...
Una sensazione oltremodo piacevole, facilitata dal recupero di sensazioni motorie della mia gioventù, quando mi dedicavo anche alla discesa e che mi hanno consentito di raggiungere risultati nettamente superiori alle attese. Un esperimento che ritengo debba essere continuato anche nei prossimi anni soprattutto in previsione delle combinate iridate di Torino, Olimpiadi 2006, e di Aare, Mondiali 2007. Una nuova via dello sci obbligata dalla costante e continua velocizzazione di questo sport dovuta allo sviluppo sempre più sofisticato dei materiali.
Giorgio Rocca, un valtellinese molto legato alla sua terra, testimonial del suo paese, Livigno - che gli ha anche dedicato una pista - e della bresaola, il prodotto caratterizzante la sua valle. Un campione dai toni sempre pacati, mai gridati, coi capelli sempre curati e la barba sempre rasata, un uomo che è entrato nel cuore della gente perché è diventato personaggio pur rimanendo sempre sé stesso.
Mario Cotelli