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PERSONAGGI
Intervista al più famoso editore italiano di fumetti
Gli eroi di carta di Sergio Bonelli.

Sergio Bonelli Milano. Tex , Dylan Dog, Zagor, Nick Raider, Magico Vento… sono solo alcuni dei famosi fumetti editi da Sergio Bonelli, numero uno in Italia, per prestigio e fama, in questo settore. Figlio d'arte - suo padre è stato un precursore del fumetto nel nostro Paese - Bonelli, per l'eclettismo dei suoi interessi che spaziano dalla sceneggiatura al disegno, dalla pittura all'editoria, è finito per diventare egli stesso, come i suoi fumetti, un "personaggio". Stimato cliente del Credito Artigiano, ci rilascia gentilmente questa intervista.

- Sig. Bonelli, quando compaiono i primi fumetti in Italia?
Negli anni '30, ma si trattava di classici di provenienza americana come Mandrake, L'Uomo Mascherato, Gordon, appositamente ripubblicati per i nostri lettori. Molto presto inizia però a svilupparsi una scuola di sceneggiatori e disegnatori nazionali che in breve tempo raggiunge una propria identità ed autonomia espressiva. Negli anni '40 nasce il fumetto interamente prodotto e realizzato in Italia che esordisce non tanto con pubblicazioni ad albi, come lo conosciamo oggi, ma a puntate su giornali settimanali.

- ...e qui suo padre gioca un ruolo fondamentale …
tex Sì, negli anni '40 Gian Luigi Bonelli rileva dalla Mondadori un giornale di fumetti, l'Audace, e inizia a proporre al pubblico delle storie scritte personalmente da lui. E' però nell'immediato dopoguerra che si assiste al boom dei fumetti, con tanti piccoli editori che, su base artigianale, inventano una produzione italiana che acquista notorietà e successo anche sul mercato europeo. Tex esce nel '48, ma già nel '46 e '47 la casa editrice Audace, passata sotto la direzione di Tea Bonelli, moglie dello scrittore, pubblicava dei giornali a fumetti con un buon seguito di lettori…

- Che rapporti intercorrono tra i suoi fumetti, la letteratura ed il cinema?
Notevoli. Mio padre aveva forti interessi per la letteratura popolare, di genere avventuroso. Alimentava le storie dei suoi personaggi traendo spunti dai libri di Dumas, Jack London, Joseph Conrad, Rider Haggard... e Zane Grey, grande autore americano di storie western, da cui il cinema ha attinto a piene mani... era lettore assiduo dei feulletton francesi, anche quelli un po' truculenti, come i "Misteri di Parigi". Trovava poi una grossa fonte di ispirazione, per trame ed inquadrature, nei films western e di "cappa e spada", di cui era appassionatissimo. Il linguaggio dei due mezzi all'inizio era abbastanza comune e il fumetto si è molto ispirato al cinema… per inciso, oggi in America, è il cinema che si ispira al fumetto.

- Qual è l'identikit del lettore di fumetti?
E' una scelta dell'editore decidere il target dei lettori, se rivolgersi cioè ai giovanissimi oppure, come abbiamo fatto noi, ad un pubblico più maturo, più esigente ed informato. Il successo di Tex, ad esempio, è dovuto al fatto che è stato pensato per chi aveva compiuto già i 16 - 17 anni e poteva apprezzare l'importanza del testo. I giovanissimi, oggi, sono attratti soprattutto dai manga giapponesi che fanno riferimento costante al mondo della televisione e dei cartoni animati, giapponesi pure quelli...

- …a proposito di manga, come li giudica?
Intanto direi che hanno salvato parecchi editori, sia italiani sia francesi, rappresentando la vera novità di questi ultimi 15 anni. Sono realizzati a livello industriale, i giapponesi riescono a produrre decine di migliaia di pagine al mese… un mio disegnatore riesce a farne una dozzina a mala pena. Da qui i bassi costi di produzione che consentono ad un editore di spendere pochissimo in diritti d'autore, accontentandosi anche di vendite numericamente limitate. Inoltre la grafica è niente male.

- Come sta andando l'editoria del fumetto in Italia? E all'estero?
dylan dog Da cinque anni a questa parte, l'editoria del settore risente di una forte contrazione nelle vendite. Nonostante ciò noi oggi abbiamo in casa due "fenomeni" straordinari, Tex, con 250 mila copie vendute al mese, e Dylan Dog , con 220 mila… certo, ci sono stati tempi in cui ne vendevamo 500 mila!! Per gli altri nostri fumetti la media è di 30 mila copie, che è già un numero considerevole e che cercheremo di mantenere per gli anni futuri. All'estero la situazione non è migliore: in molti paesi i fumetti sono addirittura scomparsi, come in Spagna, dove vengono proposti sotto forma di libro, o in Francia, dove, sparito il "fumetto povero", popolare, come noi lo conosciamo, si sta assistendo ad un vero e proprio boom di prodotti sofisticati, a colori, con copertine cartonate, venduti non più nei chioschi ma nelle librerie. E' un fenomeno di successo, dove si cimentano grandi editori, al contrario dell'Italia dove il fumetto rimane un fenomeno di produzione artigianale.

- Perché la sua casa editrice ha sempre privilegiato il bianco e nero al colore?
Sono un grande appassionato di disegno e ritengo il bianco e nero fondamentale per la sua proprietà di esaltare il talento del disegnatore. Spesso il colore viene usato per nascondere dei difetti, persino di anatomia dei personaggi, imbroglia un po' le cose. Ecco perché insisto a difendere il bianco e nero.

- I suoi eroi di carta incarnano tutti personaggi positivi, impegnati nella lotta contro il male e le ingiustizie. Perché non esistono i cattivi nel pantheon dei personaggi bonelliani? Una scelta editoriale o una voluta mission educativa?
No, nessuna mission educativa. Tuttavia il fumetto nasce come strumento popolare, viene letto anche da un pubblico giovane ed influenzabile, ed io mi sono sempre posto il problema della responsabilità. Ricordiamoci che, per anni, il fumetto è stato indicato come suggeritore pericoloso di comportamenti giovanili. Per questo motivo abbiamo sempre creato personaggi positivi che si ispirano alla morale comune e a principi etici. Anche nei testi non si fanno troppi riferimenti alle problematiche della nostra società, per evitare strumentalizzazioni di tipo politico ed ideologico… i dibattiti del tipo se Tex sia di destra o di sinistra hanno sempre lasciato il tempo che trovano.

- Umberto Eco ha scritto che passerebbe giorni e giorni a leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog! Un bel complimento!
Sì, perché viene da un intenditore. Non dimentichiamo che Eco è stato il primo a dedicare un libro, "Apocalittici e integrati", alla realtà del fumetto, a "sdoganarlo" e a lanciarlo all'attenzione del mondo della cultura. Anche il titolo di un suo ultimo libro, "la Regina Loana", fa riferimento ad un fumetto pubblicato da Nerbini negli anni '30. Quando esplose il fenomeno Dylan Dog, che ebbe un successo straordinario per una generazione di italiani, Eco ci onorò con la frase che lei cita a proposito.

- Ma allora possiamo dire che il fumetto è cultura?
È cultura popolare. Nasce per divertire, ma anche per informare. La mia ambizione è sempre stata quella di offrire degli stimoli all'approfondimento. Spero sempre che il lettore venga incuriosito dalle trame dei miei fumetti, per poi magari passare a un libro, vedere una trasmissione, fare un viaggio.





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