ANALISI & STUDI
Intervista al Prof. Alberto Quadrio Curzio Valtellina. Profili di sviluppo.
Milano. Il volume "Valtellina. Profili di Sviluppo", recente pubblicazione della collana di studi del Gruppo bancario Credito Valtellinese, rappresenta un importante momento di riflessione sulle prospettive di crescita sociali ed economiche della Provincia di Sondrio. Ne parliamo con il Prof. Alberto Quadrio Curzio, curatore dell'opera, economista di fama internazionale.
- Professore, nel volume Lei parla della Valtellina come carente di adeguati progetti di sviluppo. Può sinteticamente soffermarsi su questa problematica?
In un'area contenuta come la Valtellina, i progetti di sviluppo possono emergere , in base al principio di sussidiarietà, da un concorso di soggetti - pubblici, sociali, economici - con un impegno cooperativo costante. Negli ultimi 10 anni era necessaria un'accentuazione forte a fronte di due cambiamenti radicali delle economie: l'innovazione; l'internazionalizzazione. Questi cambiamenti hanno spostato nei Paesi avanzati l'economia sempre più verso la qualità, essendo a tale fine necessari maggiori livelli di formazione e organizzazione, e di . In Provincia non si è realizzato un "progetto qualità" complessivo al quale tutti i soggetti, pubblici e privati, potessero riferirsi. Non sono mancati i tentativi di stimolo, tra cui quelli della SEV (Società Economica Valtellinese), ma i risultati sono stati modesti. Consideriamo due applicazioni di questa affermazione: le infrastrutture; l'economia.
Infrastrutture
Nelle infrastrutture tutti conosciamo le carenze ed i costi sociali ed economici, specie nei trasporti, che ricadono sulla comunità valtellinese. Nel nostro studio sono stati affrontati quattro problemi: quello del potenziamento razionale del sistema stradale; quello della ferrovia; quello di sistemi combinati di trasporto; quello della possibilità di introdurre limiti organizzativi alla circolazione merci. Sono le tematiche trattate in generale nel "Manifesto delle Alpi della Regione europea Trentino - Alto Adige - Tirolo" e dalla Commissione Europea che punta molto al trasporto ferroviario (soprattutto per merci) per ridurre i crescenti impatti esterni del traffico stradale, specie sulle Alpi.
Abbiamo anche richiamato i progetti promossi nella nostra Provincia nel 1910-1912 per la prosecuzione della Ferrovia (giunta a Tirano già nel 1902) per arrivare a Bormio e per i prolungamenti internazionali. Non ci pare che oggi si stiano elaborando progetti di analoghe dimensioni. Ma nella categoria delle infrastrutture rientra oggi anche altro, tra cui il "polo tecnologico" di cui diremo.
Economia
Nell'economia provinciale un solo settore ha tenuto il passo della trasformazione - innovazione - internazionalizzazione: quello bancario. Lo stesso, con solide radici locali, si è proiettato con livelli di eccellenza su scala nazionale dove la concorrenza è internazionale. Senza le due Banche Popolari Cooperative, la nostra Provincia avrebbe grossi problemi sia per il sostegno creditizio alle imprese sia per l'effetto qualità sull'economia. Il resto dell' economia provinciale, pur andando bene per la laboriosità - serietà, non è cambiato radicalmente negli ultimi 10 anni. Considerato che l'artigianato in Provincia pesa per un terzo degli addetti e delle imprese e addirittura per tre quarti sul totale delle imprese del manifatturiero (molto sopra la media regionale e nazionale) e considerato che per il resto le piccole imprese sono prevalenti, il coordinamento e la cooperazione sono essenziali. Quanto al turismo, che da' occupazione a circa un terzo del totale provinciale e produce una simile quota del totale del reddito prodotto, la quantità continua a dominare a scapito della qualità. Né ci sembra, stando ai commenti di autorevole stampa, che i Campionati Mondiali abbiano migliorato la situazione. Tutto ciò è stato ben compreso da un gruppo di imprenditori che con il Consorzio "Vivi le Valli" punta proprio alla qualità.
- Lei propone la creazione di un "polo tecnologico" sul paradigma innovazione-internazionalizzazione. Di cosa si tratta?
La proposta non è una novità. Ne avevo avanzata una analoga nel 1987 dopo l'alluvione, puntando sul CNR. Adesso i "poli tecnologici" si stanno diffondendo in Italia e in Europa, come argomentiamo nello studio, e sono l'espressione del binomio innovazione - internazionalizzazione. Sono in genere forme di collaborazione pubblico - privato che fruiscono anche di finanziamenti della UE, di Ministeri italiani, della Regione. Per esempio, la Lombardia è all'avanguardia sulle biotecnologie. Per la Valtellina noi vedremmo un "Polo" con prevalenza della progettazione cooperativa info-telematica della Valle: monitoraggio dell'esistente; raccolta di progetti avanzati in altri Paesi sui settori economici che alla Valle più interessano (tra cui ambiente, agro alimentare, turismo); raccolta delle possibilità di finanziamento europee; presentazione di progetti agli operatori; assistenza agli stessi per la implementazione. In sintesi: oggi è la progettazione che richiede più impegno.
- Lei propone inoltre, per la Valtellina, l'adozione di uno Statuto Comunitario...
La proposta è coerente con quanto detto a proposito dello sviluppo. Nel nostro studio abbiamo scritto che lo "Statuto Comunitario" deve fissare nella "Pergamena", e non sulla "Gazzetta Ufficiale", un'identità di Valle alpina italo-europea per il XXI secolo. La sussidiarietà offre oggi, infatti, sia strumentazione normativa sia giustificazione sostanziale per potenziare l'autonomia nel governo cooperativo di una Valle - Provincia. Ciò non significa perseguire "l'autonomia provinciale" e cioè una Valtellina costituzionalmente assimilabile alle Province di Trento e Bolzano. Ciò non solo è impossibile istituzionalmente ma sarebbe anche dannoso, perché la Valtellina ha grandi vantaggi dalla sua inclusione istituzionale nella Regione Lombardia e nella sua connessione funzionale a Milano. Lombardia e Milano sono anche due entità europee.
La proposta intende la Comunità come espressione di un idem - sentire che come tale non può certo aspirare a prendere il posto delle Istituzioni locali, cui spetta il governo a norma delle leggi vigenti nel normale funzionamento di una democrazia. In tale ambito uno "Statuto comunitario" deve fissare i principi condivisi a cui attenersi nello sviluppo di lungo periodo e poi individuare gli strumenti normativi ed organizzativi del pubblico e del privato per orientare al meglio il "governo" della Valtellina in forma cooperativa, che non è quella del comando ma quella della condivisione.
Siamo consapevoli che la proposta può essere considerata utopica da chi reputa assai più efficace procedere solo con la concretezza dell'asfalto e dell'edilizia invasiva.
Senza essere fondamentalisti ambientali, non condividiamo questi atteggiamenti, da riorientare proprio con lo Statuto Comunitario. Per questo il nostro volume sulla Provincia di Sondrio è anche molto concreto radiografando bene l'economia, i trasporti e le telecomunicazioni, le risorse naturali, agricole, territoriali, le risorse sociali e civili, il patrimonio civile - artistico - museale, le risorse umane, le istituzioni e le organizzazioni.
-"Profili di Sviluppo" ha una forte carica progettuale: in quali concetti la sintetizza?
La nostra proposta si fonda su un "teorema" intorno al quale ruotano i miei scritti, che compiono i 20 anni, sulla Valtellina. Le 3C: Comunità, Condivisione, Cooperazione. In tal modo attraverso la qualità la somma delle debolezze può trasformarsi in forza!
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