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UNA FINESTRA SUL TERRITORIO
L’artigianato ceramico calatino ha una tradizione millenaria
I maestri ceramisti di Caltagirone

Panoramica di Caltagirone Caltagirone. A considerare i frammenti di ceramica bruna, decorati riccamente e fantasiosamente con decisi e sapienti incisioni geometriche, impressioni di conchiglie, unghiate ad arco di cerchio, rinvenuti nelle zone archeologiche di S. Ippolito, Pille, Salvatorello, villaggi neolitici dell'agro caltagironese, la tradizione di lavorare l'argilla in preziosi manufatti risale a Caltagirone ad almeno cinquemila anni fa. Fatto di per sè non straordinario, considerato che la ceramica per millenni ha servito l'umanità per la maggior parte delle sue esigenze, ma è straordinaria invece la continuità di questo artigianato, non interrotta da nessuna invasione, crisi economica o calamità ma anzi sempre rifiorente e caratterizzata da tutte le mode, gli stili, le influenze che ogni cultura mediterranea ed europea ha saputo produrre. Significativa testimonianza dell'importanza che l'artigianato ceramico ha sempre avuto per Caltagirone, è il celeberrimo e singolare "Cratere del vasaio", facente parte delle collezioni dei Musei Civici Luigi Sturzo e ora in deposito presso il locale Museo Regionale della Ceramica dove può essere ammirato. Il Cratere, a figure rosse, rappresenta l'interno di una bottega dove un anziano maestro modella un grande vaso su un tornio girato a mano da un giovane apprendista; assiste benevola alla scena la Dea Atena protettrice delle arti e delle tecniche sofisticate ed eleganti.

L'artigianato ceramico calatino non è soltanto arte ma anche economia e per questo ebbe grande importanza il privilegio, concesso da Re Alfonso, di esenzione da tasse di dogana in tutti i mercati e le fiere del Regno per le ceramiche di Caltagirone, privilegio a volte contestato ma strenuamente difeso dalla città attraverso i più prestigiosi giureconsulti del tempo. La ceramica di Caltagirone ha saputo non solo continuare il suo percorso attraverso i secoli, ma anche riproporsi, in momenti di grande crisi, riconvertendosi in tipologie di prodotti e generi, sempre attuale e rispondente alle richieste dei fruitori e degli appassionati. Così è stato per la produzione delle stoviglie, così per i pavimenti ed i rivestimenti, così per le "forme" di bianco, per conserve e cotognate, così per i "santi" e i pastori da presepe. In particolare, alla metà del XIX secolo, messa in crisi dalla concorrenza delle meno pregiate ma più economiche manifatture peninsulari, i maestri ceramisti riciclarono la propria produzione producendo quelle affascinanti figurine, rappresentanti in maniera viva e palpitante scene di vita contadina e popolare, che oggi sono la delizia delle più importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.





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