La radio annunciò che Alberto Tomba aveva deciso di ritirarsi dalle competizioni. Deborah non denotò alcuna emozione. "Anche per me è giunto il momento di smettere. Le ginocchia non reggono più." Restai di sasso pensando alla crisi di identità che sarebbe intervenuta nello sci italiano.
Eravamo nel bar del Forum di Assago dopo aver intrattenuto, in un divertente siparietto sul parallelismo tra sport e lavoro, tutto il personale del Gruppo Credito Valtellinese che quel giorno, 12 ottobre 1998, riuniva per la prima volta anche i colleghi della Banca Popolare Santa Venera, trasferiti da Catania a Milano con un ponte aereo.
Un giorno di grande entusiasmo per il Credito Valtellinese che celebrava l'inizio del suo sviluppo anche in Sicilia.
Un giorno di profonda tristezza per lo sci che nello spazio di pochi secondi veniva privato di due grandi attori che per un decennio, coi loro trionfi, avevano fatto breccia in tutte le case recuperando l'attenzione di tutti gli italiani verso una disciplina che sino alla loro apparizione era vissuta sui ricordi della Valanga Azzurra. Deborah Compagnoni mi annunciò il suo ritiro con un sorriso, come se fosse una scelta dovuta. Ancor oggi a 5 anni di distanza, madre di Agnese e Tobia, non ha rimpianti.
"L'atleta percepisce quando è giunta l'ora di smettere, quando le articolazioni non reggono più i carichi di lavoro, quando l'allenamento diventa sempre più pesante, quando soprattutto ti rendi conto che non sei più in grado di affrontare con la stessa determinazione passaggi che prima superavi in facilità con una gamba sola. Ho smesso a 28 anni, l'età ideale per una donna per costruirsi una famiglia."
- Molte donne continuano a gareggiare anche dopo il matrimonio e dopo aver partorito dei figli ...
"Lo sci è sport di zingari, sempre in giro per il mondo sia per gli allenamenti che per le gare. Mai un momento per stare a casa. Ci sono atlete che continuano anche dopo il matrimonio e dopo aver avuto dei figli. Ma solo nelle discipline che consentono di allenarsi nella località di residenza e dove gli appuntamenti agonistici sono molto più diluiti. Non è il caso dello sci "
- Per molti campioni il ritiro dalle competizioni si rivela un vero e proprio trauma ...
"Lo sport ad alto livello ti costringe in un mondo ovattato, dove tutti sono a tua disposizione e dove i media sono ai tuoi piedi per strapparti un'intervista, una dichiarazione. Non devi pensare a niente. Ci sono altre persone che fanno tutto per te, anche il check in all'aereoporto o la prenotazione alberghiera. Tu devi pensare solo a vincere. Per questo diventa traumatico il passaggio ad un sistema di vita che improvvisamente ti priva dei punti di appoggio cui ti eri affidato ciecamente durante il periodo agonistico. Io invece sono stata fortunata. Negli ultimi anni disponevo di un team personale - 6 tecnici, allenatori, fisioterapisti, skiman etc- che dipendeva da me, anche finanziariamente.
Una situazione che mi ha maturata togliendomi dalla bambagia e aprendomi gli occhi sulle piccole cose di ogni giorno, soprattutto rendendomi più responsabile, in quanto cosciente che io ero il loro datore di lavoro. I loro stipendi dipendevano solo dalla mia capacità di vincere, quindi di migliorare gli introiti delle sponsorizzazioni e dei premi, non certo dalla Federazione.
In quel periodo ho imparato anche a programmare, a pianificare l'allenamento coordinandomi con i tecnici, a prepararmi per affrontare la vita una volta smessi i panni dell'atleta. "
- Grazie a te un paese maschilista si è trasformato in una nazione femminista apprezzando finalmente anche lo sport donna...
"Ritengo che, al di là dei risultati, per noi donne sia importante il modo di proporsi. Ho cercato di essere sempre me stessa, proponendomi al pubblico con la stessa naturalezza e serenità con cui affrontavo le porte dello slalom. Il mio modo di essere è sempre stato sussurrato e mai urlato, coerente con la mia tecnica di gara che mi portava a scivolare con eleganza sulla neve affrontando le porte dello slalom in leggerezza senza movimenti bruschi e forzati."
- Oggi vivi a Treviso ma il tuo cuore è ancora in montagna ...
"Treviso è una città bellissima, il Veneto una Regione stupenda, ma ho nostalgia della mia Valtellina e quindi ogni tanto ho la necessità di tornare a Santa Caterina, tra le mie montagne. Bastano 4 giorni per ricaricarmi, nel silenzio delle cime che circondano il paese immerso nel Parco Nazionale dello Stelvio. Impossibile staccare dalla montagna per una che è nata e cresciuta a 1700 mt.
- Segui ancora le gare di sci?
"Mi sono preparata il parto di Tobia assistendo al gigante di Adelboden, vinto da Knauss, direttamente dalla stanza della clinica. Come vedi le gare di sci mi appassionano ancora molto. Mi tengo informata sulla Coppa del Mondo, mi piace dare ancora qualche consiglio quando richiesta. Impossibile dimenticare un mondo che ti ha offerto il successo".
- Ma tu scii ancora?
"Vado a sciare solo in campo aperto ricercando le sensazioni di libertà che la monotonia dell'allenamento tra i pali mi aveva tolto. Non si deve infatti pensare che la velocità, la gara, l'affrontare con asfissiante ripetitività un percorso da slalom possa rappresentare la sola emozione dello sport della neve.
Lo sci deve essere vissuto come fruizione ambientale, quale momento di rigenerazione fisica e psichica al sole ed all'aria frizzante di montagna, staccando dal quotidiano in città, spaziando tra cime incontaminate e boschi di pini ed abeti. Come a Santa Caterina.
Questa concezione dello sci rappresenta l'unico punto di dissenso con il mio compagno Alessandro. Io preferisco sciare in libertà, lui invece vuole solo fare pali, provando e riprovando percorsi da slalom. Lo posso giustificare: lui non ha alle spalle una vita dedicata all'agonismo come la mia".
Mario Cotelli
DEBORAH MAMMA