ECONOMIA: il boom
La ripresa congiunturale USA diventa un vero e proprio boom: nel terzo trimestre si attesta al 7% trainata da una domanda consistente di beni durevoli (+25%) effettuata dalle famiglie che hanno speso i rimborsi fiscali ed hanno aumentato il ricorso all'indebitamento; infatti, nonostante il livello dei tassi d'interesse sia al minimo storico, il costo del servizio del debito arriva a un nuovo record: 15% del reddito disponibile. Cresce di conseguenza il deficit estero degli USA la cui posizione debitoria netta verso l'estero raggiunge il livello senza precedenti del 25% del PIL. La ripresa americana inizia a far sentire i suoi effetti anche in Europa, dove nel periodo in esame si arresta la fase recessiva ed inizia una pur lieve crescita nell'ordine del mezzo punto percentuale, analoga a quella registrata in Giappone. L'altro grande motore economico mondiale, la Cina, si proietta verso ritmi di crescita annui superiori al 10%, che si sono riflessi anche in maggiori importazioni (+40%) delle quali beneficia l'intera area asiatica.
CAMBI: la svalutazione del dollaro
Nel terzo trimestre il dollaro ha perso il 12% con l'euro concludendo ai minimi storici in area 1,22, mentre ha recuperato contro lo yen attestandosi intorno a 107; la svalutazione del biglietto verde avviene anche contro tutte le altre monete, comprese quelle dei paesi in via di sviluppo. Solo la Cina mantiene fisso il suo rapporto di cambio con il dollaro, resistendo alle numerose pressioni americane che ne desiderano una rivalutazione. Il trimestre, infatti, si chiude con un provvedimento protezionistico di Bush contro le importazioni di tessili dalla Cina, che solleva nuove tensioni prospettiche e non promette nulla di buono per lo sviluppo del commercio internazionale.
MATERIE PRIME: ancora rally
Le quotazioni di tutte le materie prime hanno continuato il rally del mese precedente, portando l'indice generale CRB ai suoi massimi, con un incremento superiore al 5%. Da un lato, infatti, il petrolio conclude nella fascia 30-33 dollari al barile, dall'altro i metalli preziosi hanno beneficiato dell'effetto rifugio in presenza di crescenti dubbi sul dollaro, cui si somma una sempre elevata tensione geopolitica internazionale con il terrorismo che pare tornato maggiormente aggressivo rispetto al periodo antecedente la guerra in Irak: l'oro conclude ad un soffio da quota 410 dollari l'oncia (+ circa 10%), ed è ai massimi dell'anno anche in termini di euro (11 al grammo); ancora meglio fanno l'argento ed il platino.
OBBLIGAZIONI: la frenata
La FED con interventi diretti sul mercato, riesce a frenare la tendenza al rialzo dei tassi a lungo termine riportando il decennale americano dal 4,5% al 4,2%. Inoltre ribadisce che i tassi ufficiali resteranno all'1% per un "considerevole" periodo e nonostante i dubbi del mercato (attese per incrementi fin dalla primavera) al momento con il cospicuo differenziale tra breve e lungo termine riesce ad avere la meglio. A settembre (ultimo dato disponibile) sono, invece, nettamente crollati gli acquisti di titoli del tesoro USA da parte delle banche centrali estere (asiatiche) passati da 50 miliardi ad appena 4 miliardi, facendo venire meno una fonte tradizionalmente importante di sostegno alle quotazioni. In Europa, dove la BCE - a differenza della Fed - non altera la domanda del mercato, la tendenza dei rendimenti a lungo si delinea al rialzo per i timori sui deficit statali acuiti dalle polemiche sul patto di stabilità.
BORSE: ottimiste
L'evidenza della crescita mondiale, unita all'andamento crescente dei profitti aziendali, ha continuato a spingere le borse al rialzo, anche se esistono dubbi circa la sua sostenibilità nel tempo. Per gli indici principali americani il trimestre si chiude con incrementi nell'ordine del 3% nonostante una decisa flessione negli ultimi giorni che ne ha dimezzato la consistenza. Hanno recuperato terreno rispetto a Wall Street gli indici europei che hanno realizzato guadagni mediamente doppi. Solo il Nikkey giapponese si ritrova con un saldo in perdita avendo chiuso il trimestre sotto quota diecimila (ed era stato anche sopra 11 mila), essendo molto sensibile alla rivalutazione dello yen pericolosa per le esportazioni. In Italia sia il Mibtel che il Mib30 concludono vicino ai massimi dell'anno con un guadagno dal primo gennaio ormai intorno al 15%.
*Nota redatta sulla base delle informazioni disponibili al 9-12-2003