EDITORIALE
Alcune riflessioni sulle condizioni che favoriscono l'innovazione Ecco perché siamo un Gruppo così innovativo.
Renato Bartesaghi - Amministratore Delegato del Credito Valtellinese
È un dato di fatto percepito ormai anche dal mercato: il Credito Valtellinese si è sempre contraddistinto per il suo spiccato orientamento verso l'utilizzo della tecnologia a supporto dei servizi bancari.
Da quando nell'ormai lontano 1982 è stata fondata Bankadati, le innovazioni tecnologiche nel campo del trattamento delle informazioni si sono susseguite con ritmo crescente ed il Valtellinese le ha sempre accolte con molta positività e fiducia: basta pensare alla Tellcard, la prima carta di pagamento a microcircuito lanciata ai campionati mondiali di sci di Bormio del 1985 fino alla recentissima cart@perta, la prima carta di pagamento ricaricabile via Internet.
Tra le tante realizzazioni prodotte in questi anni ho citato queste due in quanto ben rappresentano la sintesi dell' approccio al tema della tecnologia che ci ha accompagnato, e ci accompagna, nella continua ri-evoluzione della gestione aziendale, ossia: mai la tecnologia per la tecnologia, mai la tecnologia per mostrare i muscoli, ma sempre, con determinazione, la tecnologia al servizio dei bisogni del cliente. Il rispetto puntiglioso di questo principio ha trasformato, in quasi venticinque anni, una piccola banca di provincia in un Gruppo bancario a vocazione nazionale contraddistinto per il suo approccio innovativo nella gestione, anche quotidiana, della Banca.
Ma quali sono i problemi che si devono affrontare nel momento in cui si sceglie con coerenza di utilizzare sempre al meglio le opportunità offerte dall' innovazione tecnologica?
Sgomberiamo subito il campo da una obiezione che ci è stata rivolta svariate volte in questi anni dai più diversi interlocutori e così riassumibile: una politica aziendale tesa a seguire l'innovazione tecnologica costa.
È semplicemente vero il contrario: la tecnologia costa a chi non ce l'ha in quanto, in questo caso, l'obiettivo aziendale di offrire un servizio sempre più efficiente al cliente in un ambito operativo sicuro è raggiunto mediante l'utilizzo di altri fattori produttivi più costosi.
Il vero problema per un corretto utilizzo della tecnologia consiste, invece, nel possedere e propagare una cultura idonea a comprendere il ciclo di vita dell'innovazione per evitare ingiustificati, pericolosi e costosi rifiuti. Ciò è tanto più importante in questo momento storico in quanto l'innovazione, mediante l'avvento ineluttabile di Internet, sta arrivando con sempre maggior decisione nei ritmi della vita domestica e sta interessando anche i più banali rapporti con la società e quindi anche con la Banca.
La prima cosa da sapere in questa fase di altissime trasformazioni è che le nuove soluzioni, nel primo periodo di vita, sono sempre meno efficienti di quelle vecchie nella stessa misura in cui il caro vecchio scarpone è più comodo del nuovo.
Gli innovatori sbagliano quando cercano di sostenere il contrario, i conservatori (cioè coloro che intendono conservare l'innovazione precedente) hanno ragione nel sostenere che il nuovo è peggio del vecchio, ma questo solo per breve tempo in quanto la "vecchia tecnologia" mostrerà immancabilmente la propria inadeguatezza a fronteggiare i problemi, mentre la "nuova tecnologia" perderà le ruvidità iniziali e trasformerà le proprie potenzialità in risposte adeguate ai nuovi scenari che la continua evoluzione presenta.
Il tratto distintivo di coloro che non si accontentano del funzionamento del mondo presente consiste nell' avere il coraggio di assumere, nel momento opportuno, il rischio di scelte anche poco comprese nella fondata convinzione che queste sono indispensabili per evitare di incorrere in un prevedibile pericolo futuro.
Per queste ragioni l'innovazione, per affermarsi, ha bisogno di un habitat dove sia molto diffusa la virtù della pazienza.
Al fine di convivere pacificamente con l'ineludibile evoluzione occorre uno sforzo personale per costruire una visione del mondo affascinata dal gusto di perseguire un obiettivo irraggiungibile nella storia: la perfezione, nella convinzione che solo mete impossibili sono capaci di mobilitare le necessarie energie creative nascoste in ogni uomo.
In questo contesto la tensione per il perseguimento della perfezione nel servizio non si identifica con una posizione di superbia orientata a creare uno stato di cose privo di errori, ma si trasforma in atteggiamento finalizzato a realizzare un miglioramento continuo e senza fine nella convinzione che la perfezione non è uno "stato" ma un "processo" realizzabile solo attraverso assetti operativi sempre migliori, mai definitivi.
La capacità innovativa, oltre che molta pazienza, richiede umiltà e capacità d'ascolto, si avvale dell'abitudine di progredire mediante la realizzazione di "prototipi" di cui conosciamo a priori i limiti e quindi necessita di una predisposizione mentale non avversa a riconoscere i preziosissimi errori come un connotato peculiare dell'attività umana: si impara molto di più da un errore che da mille cose giuste, per questo siamo molto riconoscenti a tutti coloro che ci segnalano spazi di miglioramento nel nostro operare.
Ecco dunque le ragioni del perché siamo una Banca così innovativa:
- per evitare il pericolo di rimanere prigionieri di schemi culturali ed operativi solo apparentemente tranquillizzanti in quanto, nella presunta sicurezza che li connota, non fanno percepire il pericolo di una loro imminente inadeguatezza;
- per cogliere l'opportunità di migliorare la nostra capacità di servizio nei confronti del cliente nella convinzione che la storia non finisce mai, ma il cambiamento continua.
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