pleiadi
 

L'AZIENDA DEL MESE
Icam, la prestigiosa industria dolciaria di Lecco
"LA FABBRICA DI CIOCCOLATO."

Raffinazione della pasta di cacao Lecco. La storia della Icam, prestigiosa industria dolciaria di Lecco, cliente del Credito Valtellinese, si inserisce in quel miracolo italiano così intimamente legato all'inventiva e alla capacità di singoli imprenditori che dal nulla, e con pochi mezzi, riescono negli anni a creare realtà industriali in grado di competere sui mercati internazionali. "La Icam, Industria Cioccolato Affini Morbegno - ci racconta il suo Direttore Generale Angelo Agostoni - nasce in Valtellina e quando fu rilevata, nel 1944, da mio padre, era poco più che una pasticceria. Non si faceva ancora cioccolato, in quel periodo si cercava di "sbarcare il lunario" realizzando torte di castagne che si vendevano nei paesi vicini e nel lecchese. Finita la guerra, nel '46, si spostò l'attività proprio a Lecco, ed è qui che nasce propriamente la Icam. Mio padre iniziò a produrre cioccolato partendo dal nulla, con la consulenza di un operaio della Talmone (industria dolciaria, ndr) e andando di persona, in automobile, a comprare a Genova i primi sacchi di cacao. Tutto era fatto in modo avventuroso. Fino agli anni '60, con una piccola pattuglia di camioncini e di agenti per le consegne, abbiamo provveduto direttamente alla distribuzione dei prodotti a piccole botteghe e dettaglianti. Gli affari, grazie alla bontà del prodotto e all'ottimo servizio alla clientela, non andavano male".

- Dott. Agostoni, la Icam nasce dunque con pochi mezzi economici, ma grazie a tanta inventiva e genio imprenditoriale…
Sì, fantasia e capacità non mancavano. La grande intuizione di mio padre fu di curare di persona l'intera filiera produttiva, senza mai demandare a terzi alcuna attività nella fase di realizzazione del prodotto. Era capace di fare di tutto, sapeva anche ripararsi la moto, e questa sua concretezza lo portò addirittura a mettere a punto, insieme alla ditta Vitali di Lecco, le prime presse orizzontali del mondo per spremere il burro di cacao, la base per il cioccolato. Papà morì prematuramente nel '61, e l'azienda fu portata avanti con competenza da mia mamma, Lina Vanini, dagli zii e da noi figli. Mia madre, che ha 91 anni, viene ogni giorno in azienda ed è ancora operativa.

- Facciamo un salto ai giorni nostri…
Oggi la Icam ha duecento dipendenti e un fatturato annuo di 60 milioni di euro. La nostra passione per il controllo della filiera, e quindi per la conoscenza diretta ed approfondita di tutte le fasi della produzione, ci ha portato ad essere una realtà industriale molto particolare, in un panorama caratterizzato da due principali filosofie aziendali: quella tesa alla massimizzazione dell'efficienza e razionalità produttiva, senza particolare interesse per la qualità, e quella che mira principalmente alla diffusione del brand. La Icam è posizionata nel mezzo: fa prodotti di qualità, ma non ha la dimensione e la forza economica per diffondere il proprio marchio. Abbiamo allora deciso di non competere, in una lotta impari, con i colossi della realtà industriale dolciaria internazionale, ma di produrre per loro. Possiamo dire che stiamo "cavalcando con successo" questa situazione: la nostra capacità produttiva è sfruttata al massimo e a breve apriremo un nuovo stabilimento per far fronte alle richieste provenienti dalle più grandi aziende mondiali, alle quali forniamo il cioccolato già con propria confezione e marchio. Oggi il 60% della produzione Icam è per marchio altrui, e, per restare in Italia, il 70% dei marchi privati della grande distribuzione si basa su nostri prodotti.

Il D.G. della Icam Angelo Agostoni tra il V.D.G. del Credito Valtellinese Franco Sala e il Responsabile Zona Lecco Adriano Guggiari - Ci sono dei risvolti etico-sociali interessanti nella vostra produzione. Ce li racconta?
Quasi tutte le altre aziende del settore acquistano il cacao in grani già lavorato. Noi siamo una delle pochissime aziende al mondo direttamente coinvolte, insieme alle cooperative dei contadini dei paesi sudamericani e caraibici, nella fase di preparazione del cacao, definendo le forme di fermentazione ed essicazione. Alcune cooperative nella Repubblica Dominicana, grazie alla nostra consulenza e al nostro apporto, hanno imparato negli anni a produrre di più e meglio, diventando realtà aziendali importanti. Fare un prodotto equo e solidale per noi significa non solo pagare un prezzo giusto ai fornitori, ma anche aiutarli a sviluppare la propria attività. Sia chiaro, facendo questo non risparmiamo dei soldi. Guadagniamo però in qualità. E in eticità.

- Quanto cacao acquistate?
9 mila tonnellate di cacao all'anno.

- Importanti progetti a breve?
Ne parlo volentieri, anche perché da quel che ho detto può sembrare che non ci interessi il rilancio del nostro marchio. Tutt'altro. Entro un paio di anni, grazie all'apertura della nuova fabbrica, svilupperemo due tipi di brand: "Vanini", per i prodotti di assoluta eccellenza qualitativa che, sono convinto, riusciremo a vendere bene anche all'estero grazie alla fama che ci siamo conquistati sui mercati internazionali; e lo stesso marchio Icam per prodotti estremamente competitivi nel prezzo, mantenendo garanzie di qualità. Svilupperemo inoltre prodotti innovativi, poco o per nulla presenti sul mercato. Come, per esempio, un cioccolato alla vaniglia, prodotto nobilissimo ma scarsamente considerato.

Il Dott.Agostoni con i coltivatori di cacao della Repubblica Dominicana - Una curiosità. Si vende di più il cioccolato al latte o quello fondente?
Negli ultimi 100 anni il cioccolato al latte, ma il fondente sta recuperando quote di mercato anche grazie ad una riqualificazione sotto il profilo salutistico. In diversi studi e pubblicazioni a carattere scientifico si sono esaltate le virtù del fondente come forte antidepressivo naturale, la sua efficacia per la prevenzione di una serie di malattie coronariche, si sostiene addirittura che sia un antagonista formidabile dell'helicobacter, che provoca l'ulcera. E' la parte nera del cacao che contiene tutte queste virtù benefiche.

Oltre al cioccolato, producete dell'altro?
Sì, semilavorati per le pasticcerie. E' una parte non trascurabile della nostra produzione.

- Come si fa a distinguere un buon cioccolato da uno meno buono? Dalla quantità di cacao?
La quantità di cacao è senz'altro un elemento importante, soprattutto per il cioccolato fondente, ma da sola è insufficiente a determinare l'eccellenza del prodotto. La vera discriminante è la qualità del cacao, e il tipo di lavorazione che c'è dietro.

- Un'ultima domanda. La Cina vi fa paura?
Penso che la Cina, per diventare un competitor nel nostro settore, debba impiegare almeno dieci anni. Oggi rappresenta piuttosto un'opportunità, un mercato potenziale, e attualmente neppure molto promettente dato che la loro cultura alimentare è estranea ai gusti dolci tipici del cioccolato. La Cina è fortissima per prodotti ad alto contenuto di manodopera, meno dove si richiede l'eccellenza qualitativa. Se a lei propongono un cioccolato che, invece di costare un euro, costa 50 centesimi ma è cattivo, cosa fa, lo compra?





bankadati