GALLERIA PALAZZO SERTOLI SOMMARIO

La Galleria del Credito Valtellinese di Sondrio, è collocata all'interno del settecentesco palazzo Sertoli, acquistato dalla banca nel 1983 e restaurato nel giro di quattro anni. Si trova nella sala anticamente adibita alla torchiatura dell'uva e ne conserva intatta la struttura a volte, in sasso. Occupa una superficie di 120 mq circa, su una pianta che si articola in tre sale. Aperta nel 1987 in contemporanea con la galleria milanese del Refettorio delle Stelline, ha inaugurato con una mostra di Angelo Del Bon, noto pittore appartenente al gruppo dei Chiaristi lombardi. Affermatasi presto come unico luogo espositivo ufficiale di rilievo in provincia, si è da subito caratterizzata per la varietà dei campi investigati.

Le mostre spaziano, infatti, dalla pittura alla scultura, alla fotografia, con incursioni nel settore delle arti minori. Ma soprattutto sono scelte secondo un criterio univoco, volto ad avvicinare il pubblico all'arte contemporanea, disciplina che resta purtroppo ancora molto elitaria, riservata com'è ad una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Proprio per ovviare alla difficoltà di recezione di questo genere d'arte, la programmazione prevede ogni anno l'alternanza con esposizioni più facili e accattivanti, più direttamente legate alla cultura storico-artistica del territorio o manifestamente didattiche, alla scoperta dell'arte antica o di manufatti popolari. Tra le mostre più interessanti realizzate dalla galleria in questa direzione si possono citare Livio Benetti - Alla scoperta di un artista, nel 1997 e Renzo Sala - Ricerca come metamorfosi, metamorfosi come conoscenza nel 1998, volte al recupero e alla valorizzazione di figure che hanno svolto un ruolo chiave come guide all'interno della realtà artistica locale. In altri casi, invece, si è chiesto ad un artista di fuori di leggere e interpretare la nostra terra.

Così in Velasco - Il paesaggio cancellato nel 1990, dopo la tragedia della Val Pola e in Enrico Della Torre - Pitture valtellinesi 1973 - 1995, nel 1996. Sono nate con lo scopo di avvicinare altre culture tramite oggetti quotidiani, comunque manufatti di alto livello artigianale, Il Natale polacco - presepi di Cracovia, e Civiltà scomparse d'America, nel 1998. Mostre di questo tenore si alternano costantemente alla vera e propria programmazione incentrata sull'arte contemporanea, con esposizioni dedicate all'indagine di interi movimenti o di singoli maestri. Tra le più ampie il ciclo di cinque appuntamenti sull'arte a Milano nel periodo 1946 - 59, protrattisi dal febbraio 1997 alla primavera del 1999. La rassegna ha di volta in volta presentato una vasta gamma di opere, fra dipinti, disegni, sculture di grandi dimensioni, ceramiche, documenti, analizzando nei suoi molteplici aspetti: dal Movimento Spaziale e Nucleare, uno dei capitoli più innovativi e avanguardistici del dopoguerra, con esponenti del calibro di Fontana e Crippa, Baj e Dangelo, all'originalità del Movimento Arte Concreta (MAC), alle tematiche artistiche inerenti il Fronte Nuovo delle Arti, il Gruppo degli Otto, l'Informale e il Realismo Esistenziale. Nella mostra antologica sulla Pittura a Parigi tra il 1945 e il 1970 nel giugno 2000 si è raccontata l'entusiamante vicenda che in parte fu detta École de Paris, ovvero l'arte informale in Francia, attraverso gli occhi di un ristretto gruppo di colti collezionisti e galleristi italiani, in particolare lombardi.

Fu tramite loro che opere di Hartung, Fautrier, Lam, Michaux, Mathieu, Lanskoi, Vasarely, Matta, Jorn, Alechinsky e di tanti altri maestri raggiunsero l'Italia.

In mostra accanto a questi capolavori sono stati esposti i dipinti degli italiani Baj, Bertini, Bonfanti, Peverelli, Pulga, protagonisti di primo piano nello scenario artistico di quegli anni.

Tra le personali, invece, meritano di essere ricordate la splendida di Novello Finotti del gennaio 1990, con i suoi marmi surreali, quella di Agenore Fabbri del settembre 1991, le incisioni di Federica Galli presentate nel febbraio 1992, le tavole con la passione di Cristo del giapponese Kei Mitsuuchi del marzo 1993, la sintesi dei quarant'anni di produzione pittorica e scultorea di Antonio Recalcati dell'aprile 1994, gli Arcaismi di Cesare Calvi del maggio 1995, i ritratti di interni del pittore Giancarlo Ossola esposti nel dicembre 1996, gli incastri scultorei di Giancarlo Sangregorio del maggio 1997, l'importante rassegna su Andrea Cascella, con gli inediti bozzetti in gesso, del luglio 1999.

Per concludere con la recente retrospettiva di Pietro Consagra - Frontalità dell'autunno 2000,realizzata in collaborazione con il Museion di Bolzano.

La mostra ha ripercorso le tappe più significative della carriera artistica dello scultore siciliano, dall'esordio negli anni Cinquanta con i cosiddetti "Colloqui", le celebri sculture bidimensionali che hanno rivoluzionato il concetto tradizionale di scultura, ai "Legni bruciati", ai "Ferri trasparenti", fino ai progetti architettonici per Gibellina.