Sono le opere di Renzo Sala, le tempere, gli oli e, soprattutto, i disegni degli anni compresi tra il 1955 e il 1973, i nuovi ospiti degli spazi espositivi della Galleria del Credito Valtellinese (e del Palazzo Pretorio).
130 pezzi raccolti tra i collezionisti, gli amici, gli stessi familiari dell'artista, valtellinese per scelta - prematuramente scomparso proprio nel momento in cui la sua ricerca evolveva verso tematiche di dirompente modernità - in un'antologica, la prima in assoluto così ampia, che ripropone le tappe del percorso artistico del pittore, dagli esordi in stile naif, dove predominano colori accesi e realistiche figure sognanti, fino alle tormentate fantasie surreali dei disegni a penna o china su cartoncino.
Una produzione non lineare quella di Sala, che passa attraverso fasi dissonanti di elaborazione che tradiscono la conoscenza profonda, l'assimilazione dei maestri del passato, dai Fiamminghi a Durer, ai simbolisti di fine '800, evocati in uno stile assolutamente originale e innovativo.
Splendidi gli animali di arcimboldiana memoria, gravidi di minute e preziose decorazioni floreali, o intessuti di incastri tra nodosi corpi umani in miniatura
E proprio gli animali e il nudo sono tra i soggetti preferiti dall'artista che, a più riprese, insiste su tali temi, maturando di volta in volta, differenti soluzioni formali di notevole forza espressiva.
Renzo Sala è nato a Menaggio (Como), il 4 febbraio 1930. Conseguita, nel 1951, la maturità artistica a Brera, frequenta, sempre a Milano, la Scuola d'Arte Applicata.
Trasferitosi successivamente a Sondrio si dedica all'insegnamento della Storia dell'arte e del disegno, coltivando contemporaneamente le sue passioni per l'arredamento, l'antiquariato, il restauro.
Nonostante la scelta di vivere in Valtellina ama molto viaggiare e riesce a intrattenere rapporti con intellettuali di spicco: sono del 1966 le illustrazioni per alcuni romanzi di Italo Calvino.
Durante una vacanza in Grecia rimane vittima di un grave incidente: cadendo dalle mura della rocca di Salonicco si frattura entrambe le gambe. L'immobilità a letto gli concede più tempo per dedicarsi al disegno e, in particolare, all'approfondimento dello studio dell'anatomia - evidente il riscontro nelle opere di quel periodo.
E' del 1972 la scelta di abbandonare l'insegnamento per votarsi all'arte.
Muore in un incidente stradale il 14 maggio 1973.