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ARTURO MARTINI
Scultore

CATALOGO VIRTUALE
Sede: SONDRIO, Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli
Inaugurazione: giovedì 24 luglio, dalle ore 18
Durata mostra: 25 luglio - 27 settembre 2003
Orario: lunedì-venerdì, ore 10.00 - 12.30, 15.30 - 19.30, sabato ore 10 - 12. Chiuso domenica e festivi
Ingresso libero
Catalogo virtuale: www.creval.it/ (edito: Fondazione Credito Valtellinese)
Bruchure con testo introduttivo di Paolo Baldacci
Per informazioni al pubblico: Galleria Credito Valtellinese, Sondrio Tel. +39.0342.522.738, e-mail: creval@creval.it - sito internet www.creval.it/
Ufficio stampa: Irma Bianchi Comunicazione
Tel. +39.0289.404.694 - 0289.400.732 - Fax +39.028.356.467
via Arena 16/1 - 20123 Milano, e-mail: info@irmabianchi.it testi e immagini disponibili nel sito: www.irmabianchi.it

La mostra comprende 22 bronzi di un'edizione tirata dai gessi originali nel 1989 in occasione del centenario della nascita dell'artista. Dal trittico della "Leggenda di San Giorgio" e da "Testa di ragazza", del periodo di "Valori Plastici", si arriva fino ad alcuni dei pezzi più famosi degli anni '40, come il "Pegaso caduto" o "La vacca". Il nucleo centrale è costituito dalle sette sculture di soggetto classico e biblico realizzate nell'estate del 1935 a Blevio, considerate tra i massimi capolavori della scultura italiana del novecento: L'amazzone, Il ratto delle sabine, Il Giudizio di Salomone, Il centometrista, Il Laocoonte, L'Ulisse, La meternità della montagna. Sono inoltre presenti tre delle grandi figure femminili realizzate tra il 1928 e il 1931 alle quali è legata nell'immaginario comune la fama di Martini: La Pisana, La donna al sole, La dormiente. Nel suo insieme la mostra offre una panoramica completa dell'arte dello scultore trevigiano nelle sue massime espressioni dei vari periodi.

La mostra è correlata da un catalogo virtuale edito dalla Fondazione Credito Valtellinese, visitabile sul sito www.creval.it

Cenni biografici
Arturo Martini nasce a Treviso, nel 1889, da famiglia modesta e non segue studi regolari. Giovanissimo è apprendista presso una fabbrica di ceramiche, in seguito studia scultura con Antonio Carlini a Treviso e Urbano Nono a Venezia. Le sue prime opere sono datate 1906 e nel 1907 Martini partecipa con successo, alla "Prima mostra d'arte trevigiana". Nel 1909 compie un soggiorno di studio e di lavoro a Monaco di Baviera (dove pare abbia frequentato la scuola di Adolf von Hildebrand), nel 1911 espone a Ca' Pesaro di Venezia. Compie il primo viaggio a Parigi nel 1912, e le sue opere, insieme a quelle dell'amico pittore Gino Rossi, vengono esposte al Salon d'Automne (dove sono presenti anche quadri di Modigliani e De Chirico). Risale al 1913, data dal suo primo arrivo a Roma, l'incontro con lo scrittore Giovanni Comisso.

La produzione di questo primo periodo dell'artista trevigiano comprende ritratti, statue di piccolo formato, ceramiche e fogli di grafica. Partecipa agli eventi bellici, ma non interrompe la sua ricerca artistica. Sposa Brigida Pessano di Vado Ligure, che sarà modella d'alcuni suoi lavori, tra cui Il sonno o la dormiente (1931), una tra le opere esposte a Palazzo Sertoli. Nel 1921 entra nel gruppo "Valori plastici" e tiene la prima mostra a Milano con la presentazione di Carlo Carrà. La sua prima commissione pubblica arriva nel 1923: il monumento ai Caduti di Vado Ligure, il paese dove risiede con la famiglia (nel frattempo gli è nata una figlia).

Lavora intensamente e la sua vita è caratterizzata da continui spostamenti, anche per far fronte alle difficoltà economiche, che ogni tanto lamenta nelle sue lettere. Non ha dubbi sul suo valore e scrive, in una delle sue missive (pubblicate in volume, postume, nel 1967): "Sono un genio e lo so chiaramente, anzi l'unico che abbia quest'epoca che possa bastare solo a se stesso". Quando espone alla Quadriennale di Roma, nel 1931, è ormai artista affermato: vince il primo premio per la scultura e con 80.000 lire compra casa a Vado. Martini non si rinchiude in una produzione ripetitiva, ma va alla ricerca di nuove strade con molteplicità di mezzi: pietra, marmo, bronzo, ceramica, terracotta, legno, disegno, incisione. Mai appagato, inquieto, cerca un'ulteriore strada: "per me la pittura è una spina al cuore e bisogna che la levi". Vi si dedicherà nel periodo compreso tra il 1938 e il 1940.

Nel 1941 gli vengono commissionati cinque bassorilievi di marmo per l'Arengario di Milano, l'anno successivo incomincia ad insegnare all'Accademia delle Belle Arti di Venezia. L'impegno didattico lo spinge a porre per iscritto le sue riflessioni. Nel 1945 pubblica il piccolo volume "La scultura lingua morta", che raccoglie sedici pensieri, una sorta di testamento artistico, e termina con il monito: "Né più si confonda con la vita apparente di una statua la vera vita della scultura". A guerra appena conclusa viene sospeso per un periodo dall'insegnamento e scrive all'avvocato Raffaele Levi: "A me ripugna difendermi, se credi che ne valga la pena lascio a te il malvagio compito […] Se si tratta della mia attività di 25 anni di scultore e di fascismo - ho fatto una vittorietta alta 30 centimetri e che mi fu anche rifiutata - rispondo che questo è il mio mestiere cioè tanto di servire il diavolo come il padreterno e lo farò sempre". All'inizio del 1947 esprime "la speranza di essere giunto al tempo di nuove e grandi opere. […] Aspetto la primavera come fosse la prima della mia vita". Appena un paio di mesi più tardi, il 22 marzo, muore a Milano.

 


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