Un percorso artistico e personale controverso, una raccolta di circa 50 opere di Edoardo Fraquelli; un "outsider" del panorama pittorico italiano degli anni '60.
Questo il programma della mostra promossa dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese presso la sede di palazzo Sertoli e il Museo di Storia e Arte a Sondrio.
Autodidatta inizia a dipingere per necessità quasi fisica ed esordisce nel 1957 con una personale a Milano, presso la Galleria Prisma, recensita da Giorgio Kaisserlian con toni entusiastici.
Pochi anni dopo inizia una delle sue profonde crisi di malessere mentale ed espressivo, che porterà a sospendere l' attività artistica per un lungo periodo.
Si alternano i momenti di ripresa a quelli di fragilità e silenzio. La sua ricerca, pur frequentemente interrotta, ogni volta recupera il segno lasciato anni prima senza nessuna apparente lacerazione; la continuità viene preservata dal profondo bisogno di espressione che non prevede "salti linguistici".
Le sue opere iniziali sono tele cromatiche intrise di natura, unico oggetto-soggetto protagonista; di colore, spesso desolante e interiorizzato, che va dai paesaggi invernali alle composizioni in verde, ondate vegetali senza alcuna prospettiva.
Nel 1959 il Premio San Fedele denuncia il cambiamento pittorico, i toni spenti sono sostituiti da cromie infuocate e combustioni interne.
Anni dopo la prima lunga interruzione Fraquelli riprende con una serie di opere piene di tensione contraddistinte da un groviglio di pensieri, "si tratta -come giustamente annota Stefano Agosti- di una serie allucinante (e allucinata) di paesaggi, appunto, desolati, la cui rappresentazione si raccoglie -al centro del quadro- in una sorta di grande gomitolo, o groviglio, fatto di nervature serpentine, rottami accatastati, o forse anche di ossami calcificati, ove i toni bruni e rossastri si accavallano sul fondo di stratificazioni tenebrose, il tutto magari circondato dagli ori, gli ocra, i verdi smorzati di una terra perduta."
L'incontro casuale con il collezionista Consonni è fondamentale per entrambi; Fraquelli si affida al suo mecenate con fiducia quasi infantile ed egli lo ricambia con totale ed umana ammirazione.
Nei primi anni '80 una grande antologica inaugura un nuovo capitolo della vita artistica ed umana del pittore che si concluderà con la sua morte nel 1995.
La mostra è accompagnata da un catalogo contenente una vasta riproduzione delle sue opere e testi critici di Marco Meneguzzo e Stefano Agosti.