“In confidenza con il Sacro. Statue vestite al centro delle Alpi” non chiuderà i battenti
il 26 febbraio, come inizialmente previsto. Gli organizzatori (Fondazione - Centro
Studi “Nicolò Rusca”, Gruppo Credito Valtellinese e MVSA – Comune di Sondrio,
con il sostegno della Fondazione Cariplo) visto il forte interesse che la splendida
mostra ha riscosso a livello nazionale e territoriale, hanno deciso di prolungarne la
durata sino a domenica 11 marzo. Due settimane in più, quindi, per non perdere
l’opportunità di ammirare, per la prima volta riunite, alcune testimonianze superstiti
della pratica, antichissima e ormai desueta o residuale, di vestire le statue sacre, in
particolare le sacre effigi delle Madonne. Una tradizione ben presente in diversi
ambiti geografici del mondo cattolico ma che questa mostra, curata da Francesca
Bormetti, indaga in riferimento alle vallate centrali dell’arco alpino tra l’Alta
Lombardia e la Svizzera meridionale, con uno sguardo aperto ai territori limitrofi,
lombardi e non solo.
Le statue vestite avevano il corpo (in molti casi un semplice “torsolo”) in legno o in
altri materiali “poveri”, i volti modellati in modo naturalistico e gli arti generalmente
snodabili. Vestite con biancheria intima, corpetti e preziosi abiti, gioielli e corone, si
trasformavano in un sontuoso simbolo sacro e costituivano un patrimonio di fede,
prima ancora che d’arte, amato in tutto il mondo cattolico, dall’Europa all’America
Latina. Portate in processione, ospitate sugli altari, venerate dalle confraternite,
testimoniavano di un Sacro familiare: simile e prossimo ai suoi fedeli.
In seguito, questi simulacri, ritenuti indecorosi e fatti oggetto di un culto a rischio di
superstizione, vennero esautorati e sostituiti da effigi “moderne”, qualche volta in
legno ma anche in gesso o in plastica. Prodotti seriali, coloratissimi e di grande
effetto scenico, simulacri però “freddi”, da ammirare a distanza, non più da vestire e
da accudire.
Riunite, restaurate, studiate e documentate attraverso immagini e filmati nel loro
“uso” religioso, alcune di queste sacre “creature” sono esposte nella mostra che,
com’è noto, è su doppia sede: la Galleria Credito Valtellinese e il MVSA.
Oltre all’atteso prolungamento della mostra, gli organizzatori annunciano anche la
possibilità di ammirarla accompagnati da esperti, in visite guidate. Esse sono
programmate per l’11, il 18 e il 25 febbraio e nei giorni 3 e 10 marzo. Il costo è di soli
4 euro a persona, con ritrovo alle 15.20 presso il cortile di Palazzo Sertoli (piazza
Quadrivio, 8) e inizio della visita previsto alle 15.30. Dato il prevedibile notevole
afflusso, è consigliato prenotarsi telefonando allo 0342.526.553 oppure presso la
reception del MVSA. A ciascuna visita saranno ammessi un massimo di 25
partecipanti.
Oltre all’indiscutibile attenzione che la critica nazionale ha riservato alla mostra e al
consenso del pubblico, locale e non, è motivo di non poca soddisfazione anche
l’attenzione con cui gli specialisti, non solo italiani, hanno accolto l’imponente
volume documentario che accompagna la mostra, illustrato da fotografie realizzate
con apposita campagna fotografica da Massimo Mandelli. La pubblicazione è infatti
già entrata in molte università e centri di alta cultura europei, valutata molto
positivamente per il rigore scientifico e metodologico, l’ampiezza documentativa e di
approfondimento. D’ora in poi, nessuna ricerca scientifica sulle “Madonne vestite”
potrà prescindere dagli studi presentati in questo volume e in questa affascinante
mostra.