La Galleria di Palazzo Sertoli ospita una splendida mostra di Arte
Precolombiana: punto di riferimento internazionale per il notevole valore culturale, le testimonianze artistiche, sociali, economiche, religiose e per la preziosità dei documenti archeologici esposti.
I circa duecentotrenta manufatti - ceramiche, tessuti, gioielli, maschere, sculture, corredi di tombe-, raccolti in trent'anni di appassionate ricerche dal precolombianista Pino Raina, offrono una visione ampia e scientifica della storia e del livello artistico-culturale dei popoli che abitarono l'America Latina dal terzo millennio a.C. alla scoperta
del Nuovo Continente, prima della colonizzazione di Cortez e Pizarro e del terribile genocidio che si accompagnò alla conquista spagnola.
I reperti sono esposti seguendo una ripartizione tematica intesa a sottolineare, con la specificità e la differenza, il ricorrere di elementi comuni che rinviano a processi di commistione culturale, così da restituire il profilo di una civiltà "globale" che è sopravvissuta alla sua distruzione.
Del resto, Pino Raina è senza dubbio lo studioso di tutte le culture precolombiane, non ha mai voluto privilegiare questa o quell'area archeologica perché crede fermamente in una origine
comune a tutte le civiltà che fiorirono nell'America Latina.
Così si possono ammirare oggetti, espressione del vivere quotidiano e al tempo stesso carichi di forti valori simbolici e di valenze etnico-sociali, notevoli per varietà di forme, dimensioni, tecniche di lavorazione, decorazione e stato di conservazione che testimoniano di uno straordinario succedersi ed intrecciarsi di culture, rivelando un alto livello di autonomia stilistica locale.
Parlaredi alcuni manufatti esposti e dire che su di essi si è concentrata l'attenzione è limitante. Colpisce nell'entrare una scultura litica Azteca, si tratta di un uomo-aquila dalle cui fauci avimorfe fuoriesce la sagoma fiera di un guerriero. Altre morfologie inusitate che la maestria dell'esecutore ci ha concesso di ammirare nella loro integrità, lasciano stupito il visitatore: acrobati, sciamani, dignitari, partorienti in positure, per noi occidentali, quanto meno insolite. Di mirabile eleganza un Baby face, "faccia di bimbo olmeco", e cioè una divinità con foggia orientale; da lì le origini culturali, e dall'ingobbio magistrale e chiaro, l'ineluttabilità dell'asserzione, in quanto solo in Asia si era vista, prima del decimo sec. precristiano, una tale manifestazione artistica.
Si rimane attoniti al cospetto di ogni singolo reperto.
Per informazioni al pubblico
Galleria Credito Valtellinese, Sondrio Tel. 0342.522.738
e-mail: creval @creval.it