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MO / Carlo Mo.
Disegni, modelli, sculture, grandi opere. 1965-2000
 
 
Sede: Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli
Sondrio, Piazza Quadrivio n. 8

Museo valtellinese di storia e arte, Palazzo Sassi de' Lavizzari
Via Maurizio Quadrio n. 27

Spazi cittadini: Cortili di Palazzo Sertoli e Palazzo Sassi, Giardini Sassi
Inaugurazione: giovedì 21 maggio 2009 ore 18,30
Sala dei Balli, Palazzo Sertoli
Con la partecipazione di: Philippe Daverio
Durata mostra: 22 maggio - 30 agosto 2009
Orari: Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli da martedì a domenica h. 9.00 - 12.00 / 15.00 - 18.00 chiuso il lunedì
Ingresso: libero
Visite guidate: su prenotazione al numero +39 0342.522.645
Informazioni al pubblico: Galleria Credito Valtellinese Tel 0342.522.738
e-mail: galleriearte@creval.it
 
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    A cinque anni dalla sua scomparsa, la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese con la Città di Sondrio celebra, con una grande retrospettiva, lo scultore Carlo Mo. Dal 22 maggio al 30 agosto saranno esposte circa sessanta opere, prodotte dal 1965 al 2000, presso la Galleria Credito Valtellinese, il Museo valtellinese di storia e arte e negli spazi pubblici che li connettono nel contesto del centro cittadino (cortili interni, passaggi coperti a volta, collegamenti, fontane, giardini pubblici). La mostra, con la partecipazione di Philippe Daverio, si propone di far conoscere il percorso artistico di Carlo Mo attraverso, non solo le sue grandi sculture, ma anche i disegni, i modelli, i bozzetti, testimonianze fondamentali per ricostruire la fase progettuale del suo lavoro. Carlo Mo, nato a Piovene Rocchette (VI) nel 1923, trascorse infanzia e giovinezza a Genova, sua città d'origine, completando poi i suoi studi a Pavia città dove visse e produsse la maggior parte delle opere. Dal 1964 riscosse un enorme successo curando le scenografie di concerti e opere teatrali alla Certosa di Pavia. Da qui in avanti si sono susseguite commissioni di grande rilievo, come quella per la scultura "Equilibrio" collocata di fronte al palazzo della Triennale di Milano, e mostre personali e collettive in numerose città d'Italia, d'Europa e degli Stati Uniti. Basilare nel suo percorso artistico fu un viaggio in Africa che fece nell'immediato dopoguerra. E' qui che Mo iniziò a fare sculture con il filo di ferro ricercando la tridimensionalità. Il rapporto, poi, da lui sempre coltivato, con l'arte africana contaminerà per sempre il suo linguaggio. Questa influenza è evidente nelle opere che possiamo vedere all'ingresso della Galleria Credito Valtellinese: otto maschere schierate paratatticamente. Esse narrano il mondo dell'inconscio raccontato con moderno e industriale acciaio inossidabile. E' l'acciaio il materiale che ha più affascinato l'artista. Lo stesso Mo disse: "nella mia scultura ho sempre cercato di mettere la luce. (…) Per fare questo sono stato aiutato da un importante fattore tecnico. Ho un materiale nuovo - l'acciaio inossidabile - (…) che mi permette di bloccare la luce". Di acciaio, infatti, sono quasi tutte le opere esposte tra le sale di Palazzo Sertoli, di Palazzo Sassi e in alcuni luoghi pubblici che si troveranno a dialogare con l'ambiente circostante in linea con l'interesse dell'artista per il rapporto tra scultura e città. "Contrasto 79", "Amore, "Evoluzione" sono solo alcuni dei bozzetti per la realizzazione di grandi opere, che troviamo in mostra e che raccontano l'interesse di Mo per la ricerca di un'armonia delle forme, di un equilibrio, appunto, inteso in senso ovidiano. La stessa energia primitiva che sembra scaturire dai suoi "incastri" viene contenuta nella regolarità e geometria delle forme dando vita a un contrasto tra poli opposti. Sempre Mo, infatti, disse: "Il principio della mia scultura è il negativo ed il positivo della vita. C'è sempre un'opposizione che crea, da un positivo ad un negativo si produce un'idea. Che è sempre fatta, materiata, intessuta di dubbi". E così, visitando la mostra, si potrà entrare in relazione con tante "idee" che l'artista, trasformandole in sculture, ha reso immuni dal passare del tempo. A completare il percorso si avranno due retroproiezioni. In mostra sarà presente anche un catalogo con testi di Philippe Daverio, Giancarlo Romani Adami e Rossana Bossaglia. La mostra è stata curata da Giovanni Quadrio Curzio, Cristina Quadrio Curzio, Leo Guerra. Con la collaborazione scientifica di Paola Mo.

     

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