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Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Corso Magenta 59, Milano
Centre Culturel Français, Corso Magenta 63, Milano

ARTE SPAGNOLA  ANNI '50 - '70
DAMIEN HIRST     THE LAST SUPPER

Preview per la stampa: 20 giugno 2000, dalle ore 12.00
Inaugurazione: 20 giugno 2000, ore 18.30
Durata mostre: 21 giugno - 5 agosto 2000 (Arte spagnola anni '50 - '70)
1 giugno - 22 luglio 2000 (Damien Hirst The Last Supper)
Orario: lunedì - venerdì, ore 10.00 - 19.00, sabato ore 9.00 - 13.00
Chiuso domenica e festivi
Catalogo: Silvana Editoriale
Per informazioni al pubblico: Galleria Gruppo Credito Valtellinese, tel. 02/48008015
In collaborazione con: AICEM, Instituto Cervantes, British Council
Ingresso libero

In occasione dell'avvento del terzo millennio, la Galleria del Gruppo Credito Valtellinese ha deciso di ospitare nei propri spazi, in passato refettorio delle Stelline, un cenacolo di artisti contemporanei europei. Uno stretto legame unisce, da sempre, la Galleria e il Cenacolo: oltre alla vicinanza fisica con la basilica di S. Maria delle Grazie, in Corso Magenta, dove si trova il celebre affresco di Leonardo, il punto di partenza dell'attività espositiva del Credito Valtellinese è stata la mostra di Andy Warhol, volta alla rilettura dell' Ultima Cena. E a questo tema saranno dedicate anche alcune delle esposizioni che si succederanno nel corso del 2000.

Il programma dell'anno, realizzato in collaborazione con l'A.I.C.E.M. che riunisce i sei centri culturali europei attivi a Milano (Centre Culturel Français, Istituto Austriaco di Cultura a Milano, British Council, Goethe Institut, Instituto Cervantes e Centro Culturale Svizzero), propone un calendario in cui si avvicenderanno per tre volte artisti singoli o in gruppo, differenti per generazione e stile, appartenenti ai Paesi coinvolti.

L'iniziativa sarà ospitata in contemporanea anche negli spazi espositivi del Centre Culturel Français, situato in Corso Magenta al n° 63. Il programma che si è aperto alla fine di marzo con Martial Raysse (Francia) e Hermann Nitsch (Austria), prosegue nel mese di giugno con Damien Hirst (Gran Bretagna) e una collezione di arte spagnola del periodo 1950 - 1970 della Fondazione La Caixa (con opere di Tàpies, Saura, e altri grandi), e nel mese di novembre con Daniel Spoerry (Svizzera) e una mostra proveniente dalla Germania ancora da definire.

Al programma collaborano la casa di moda Jil Sander, e il gruppo bancario Julius Baer.

ARTE SPAGNOLA ANNI '50 - '70

Antoni Tàpies Ancora oggi è molto difficile parlare dell'arte spagnola del ventesimo secolo - soprattutto dell'arte spagnola del dopoguerra - senza citare il contesto storico e sociologico di riferimento. Nel suo testo di presentazione alla mostra, Eugenio Carmona esordisce affrontando da subito la questione spagnola, ovvero il problema del complesso rapporto tra identità e modernità che caratterizza profondamente l'arte spagnola contemporanea. Evento imprescindibile l'isolamento culturale spagnolo dopo la Guerra Civile, che si lega alla circostanza dell'espatrio, portando con sé il grave rischio della perdita di riferimento nei confronti della potente cultura autoctona. Fin dall'inizio del ventesimo secolo, in Spagna, l'incontro con la modernità ha comportato un confronto con la propria identità, e la conseguente revisione e messa in gioco dell'elemento autoctono. Si cercavano formule per conciliare modernità e elemento autoctono. Fu la Guerra Civile a interrompere il processo, e la dittatura di Franco causò un'involuzione. Lentamente associazioni di artisti posero barriere nei confronti di personalità del passato, o cercarono di cominciare di nuovo. Ma ciò significava ripartire da zero, mentre negli Stati Uniti e nell'Europa il movimento moderno era già stato consacrato come arte ufficiale. E' in questo frangente che si definisce la "differenza spagnola". Durante il regime di Franco gli artisti spagnoli non solo dovettero rivendicare la modernità come valore, ma dovettero risolvere molte questioni relative alla propria identità culturale. Gli artisti che iniziarono a lavorare negli anni '40 -'50, si interrogavano sullo stato della questione del Movimento Moderno, coscienti del fatto che il loro lavoro possedeva un surplus. Era necessario per loro essere sulle tracce di una genuina identità culturale spagnola o tornare a guardare ai maestri spagnoli dell'arte del passato. Presto, però, avrebbero capito che lavorare in Spagna ai margini dell'estetica contemporanea significava assumere, pur non allontanandosi dal loro territor io, la condizione di esiliato. Da allora l'arte migliore si è assimilata con il miglior antifranchismo, e la creazione plastica ha vissuto un processo irreversibile di radicalizzazione, specialmente dal '57 al '68. La differenza spagnola provocò risultati originali che non avrebbero potuto esistere in altro modo. E furono risultati messi subito in relazione con le determinazioni dell'arte in quel momento.

Si dice che di fronte alla situazione creata nelle relazioni tra arte e politica, l'informale spagnolo entrò in crisi. Invece, è proprio in questa decade che si produce l'elaborazione canonica dell'opera di Tàpies e Millares e si intensifica il dialogo con l'Informale di artisti così diversi per sensibilità. Se il punto di partenza era il surrealismo e quello di arrivo una connivenza inavvertita con la sensibilità pop, l'intermezzo del percorso estese la poetica informale da sé ai domini dell'arte della materia e povera. Tàpies e Millares, pur possedendo sensibilità molto diverse hanno percorso strade parallele dell'informale per giungere agli oggetti. Rafols Casamada e Guinovart, pur avendo personalità diverse, hanno percorso una strada parallela dell'informale per giungere al pop, con riferimenti intimi e quotidiani. Un pop in cui gli elementi non sono quelli della società di consumo, ma quelli di una traccia di vissuto. Se la differenza allontanò gli artisti spagnoli da determinate ortodossie moderne, dall'altro ne favorì la singolarità.

Josep Guinovart La mostra presentata dalla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, in collaborazione con l'Instituto Cervantes di Milano, propone una sezione di trentacinque opere appartenenti alla collezione della Fondazione barcellonese de La Caixa, del periodo compreso tra gli anni Cinquanta e Settanta. Le opere selezionate da Maria De Corral, direttrice della Collezione d'Arte Contemporanea de La Caixa, sono state suddivise in tre gruppi. Nel primo, il più ampio, sono state disposte le opere degli anni Cinquanta di quegli artisti che si identificano con la pratica dell'astrazione, che si afferma sulla scena internazionale insieme all'informale europeo e all'espressionismo astratto nordamericano: Antonio Saura, Manuel Millares, Luis Feito, Rafael Canogar e Martin Chirino, che parteciperanno al gruppo El Paso, al quale si aggiungono le individualità di Antoni Tàpies, José Guerriero, Lucio Muñoz e Gustavo Torner. Nel secondo si collocano le opere di Albert Ràfols Casamada, Josep Guinovart e due quadri di Antoni Tàpies, artisti che integrano le immagini della realtà nell'arte, mediante collages di oggetti e materiali tratti dalla vita quotidiana

Molto diverse le opere di Eduardo Arroyo e dell'Equipo Crònica, artisti che passano attraverso il realismo figurativo degli anni Sessanta con un linguaggio fresco e personale prossimo al Nouveau Realisme e alla Pop Art. Le opere esposte utilizzano il linguaggio delle immagini dei mass media e contengono una critica sociale molto radicale contro la situazione immobilista della cultura spagnola del momento.

THE LAST SUPPER di DAMIENHIRST

"The Last Supper"- L'Ultima Cena, comprende una serie di tredici grandissime serigrafie, realizzate lo scorso anno dall'artista inglese per la Paragon Press.

Il titolo del ciclo è ovviamente allusivo a uno dei più grandi temi della cultura occidentale, il cui esempio massimo si trova proprio di fronte alle sale dell'esposizione, nel Cenacolo Vinciano di Santa Maria delle Grazie. Hirst - che viene presentato per la prima volta a Milano con una personale, per quanto atipica - affronta il tema da un punto di vista completamente umano, trascurando volutamente ogni aspetto trascendente: la sua "Cena" è costituita da cibi normali, comuni, popolari - come fegato, pollo, fagioli, eccetera - presentati come se fossero medicine, all'interno di confezioni tipicamente farmaceutiche. Quelle che immediatamente si riconoscono come "cover" di scatole di medicine, a un più attento esame si rivelano essere contenitori di quei cibi che invece sono sulla tavola di tutti. L'effetto di straniamento, ironico e persino tragico, ricorda da vicino l'allestimento del ristorante londinese "Pharmacy", dove appunto Hirst ha arredato gli ambienti, funzionanti e ben frequentati, con scaffali asettici zeppi di medicine.

Damien Hirst (Bristol, 1956) è probabilmente oggi il più famoso dei giovani artisti inglesi, venuti alla ribalta tra la fine degli anni Ottanta e oggi. Noto per le sue "provocazioni" - gli animali "affettati" e messi in vetrina, sotto formaldeide, solo per citare le sue opere più "scandalose" - Hirst ha costruito il suo successo anche attraverso la cura di mostre-cult come "Freeze" (1988), la partecipazione a tutte le più importanti collettive degli anni Novanta, da "Young British Artists" (1992) alla Saatchi Collection, alla recentissima "Sensation", nonché ideando molte personali nei più affermati luoghi d'esposizione internazionali, da Jay Joplin a Londra a Larry Gagosian a New York.

La rassegna milanese, prodotta dal British Council e presentata a Milano dalla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, rientra in una serie di mostre realizzate per l'anno 2000 in collaborazione con tutti gli Istituti di cultura europei, e si avvale di un catalogo - con testo bilingue di Marco Meneguzzo - e di un manifesto pubblicato dalla Paragon Press.

UFFICIO STAMPAElisabetta Mossinelli, tel. 0248.008.015, fax 024.814.269
  Roberto Stringa, tel. 0280.637.227, fax 0280.637.308

 


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