Martial Raysse sarà sempre "l'enfant terrible" de l'art français. Giovanissimo nasce all'arte nel periodo del Nuovo Realismo, alla fine anni '50. Originario della Costa Azzurra si lega a Ben, Arman, Cesar, e firma, nel '60, il manifesto del Nouveau Realisme. In quegli anni compone grandi assemblaggi, incorporando gli oggetti della società dei consumi: utensili di cucina, prodotti industriali, giocattoli di plastica, astucci di rossetto.
Contro l'eredità culturale e l'astrazione, elabora, dal 1959 al 1968, la teoria "di un mondo nuovo asettico e puro", che battezza Hygiène de la Vision, esponendo gli oggetti d'uso quotidiano in un'apologia della società industriale.
Tuttavia la partecipazione di M. R. al Nouveau Realisme è relativamente di breve durata. Raysse, infatti, ha ben presto diretto i suoi passi verso un'elaborazione perfettamente autonoma, che gli ha permesso di costruirsi una personale filosofia della visione. La svolta nella carriera di Raysse si colloca tra il 1970 e il 1976. Il mutamento e l'evoluzione del suo lavoro sono il risultato di un fermento interiore maturato in seguito al confronto tra culture, agli sconvolgimenti provocati dalle ideologie dell'epoca (il 1968 e le sue conseguenze), alla volontà di non adagiarsi su di una "carriera" tradizionale.
Questa metamorfosi ha prodotto la rivelazione dell'universo intimo dell'artista. "Un quadro è una scuola di libertà. E' l'unica giustificazione dell'artista. Ma ciò che importa oggi è cambiare quanto ci circonda a tutti i livelli del rapporto umano. Alcuni credono che la vita la si copi. Altri sanno che la vita si inventa. Rimbaud non si cita, si vive".
Questa riflessione si completa veramente solo nel ciclo Spelunca del 1977 - 78. A partire da Spelunca, Martial Raysse rifiuta il cosiddetto ascetismo di una pittura che pretenderebbe di essere lo specchio di se stessa. Ogni immagine da quel momento deve apparire ricca, non autoreferenziale, ma aperta a nuove storie. Il problema della pittura si pone nel confronto con il reale, e si risolve nella ricerca dell'equilibrio e del rigore. Nelle sue ultime tele, come la Folie Antoine, non si tratta di rappresentare una scena oggettiva, ma di tradurre una certa idea: la minaccia, la tentazione, il disordine.
Oggi la preoccupazione di Raysse è di tipo spirituale: "la pittura è indipendente dal talento del pittore. Essa è in relazione con la discendenza spirituale alla quale il pittore si riferisce, e con il grado di elevazione che egli stesso ha raggiunto".
Egli è convinto che "il vero comportamento rivoluzionario oggigiorno sia quello di fare un buon lavoro; fare bene il proprio mestiere è più importante che manifestare".
Fedele all'insegnamento dei filosofi greci, quali Platone e Aristotele, che risplendono per la virtù del loro esempio, Raysse si applica all'esercizio di una solitudine concentrata sulla realizzazione di un'opera, che egli si augura portatrice di una riflessione sulla condizione umana, e di un messaggio di Saggezza.
La mostra, allestita negli spazi della Galleria Gruppo Credito Valtellinese, presenta una cinquantina di lavori - dipinti, collage, tavole -, tutti di grandi dimensioni, che tracciano il percorso del pittore dal 1975 al 1999, delineando l'evoluzione della sua riflessione sul linguaggio pittorico. Molte sono le tele celebri, già esposte alla mostra del pittore presentata al museo Jeu de Paume di Parigi, nel 1992 - 93.
Raysse e Nitsch