Raccontare l'Italia Unita: le carte del Fondo Manoscritti
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| Sede: |
Università di Pavia, Aula Disegno
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| Inaugurazione: |
15 settembre ore 11 Intervengono: Angiolino Stella, Maria Antonietta Grignani, Gian Luigi Beccaria, Emilio Giannelli, Beppe Severgnini |
| Durata mostra: |
15 settembre - 4 novembre 2011 |
| Orari di apertura: |
da lunedì a venerdì 10.00-12.00 e 14.00-17.00 sabato e domenica 15.00-18.00 |
| Informazioni e prenotazioni: |
Ufficio Relazioni esterne tel: 0382.984.223
650@unipv.it | 650.unipv.it
Centro di ricerca interdipartimentale tel. 0382.984.547
jader.bosi@unipv.it
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La mostra Raccontare l'Italia Unita: le carte del Fondo Manoscritti è curata dal Centro Manoscritti dell'Università di Pavia, in collaborazione con la Fondazione Maria Corti, la Biblioteca Centrale Universitaria, la Biblioteca Civica, il Fondo Turconi, PAD-Pavia Archivi Digitali e il Centro APICE di Milano (prof.ri Maria Antonietta Grignani, Angelo Stella e Umberto Anselmi Tamburini), allestimento dell'arch. Enrico Valeriani.
L'esposizione presenta una scelta di importanti carte e documenti del Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia e della Fondazione Corti, con l'apporto di altri Enti o Centri pavesi e milanesi.
La vicenda italiana, dal momento preunitario ai giorni nostri, può essere osservata dalla particolare prospettiva degli archivi di intellettuali, che a vario titolo hanno contribuito alla coscienza unitaria, ora in qualità di protagonisti, ora nella veste di promotori di uno sguardo retrospettivo sulla memoria storica e civile (manoscritti autografi, dattiloscritti, lettere, prime edizioni, riviste, disegni, fotografie e materiale iconografico).
A partire da Ugo Foscolo e dai suoi interlocutori, figure centrali del periodo pre-unitario, si esemplificano le varie tappe che hanno caratterizzato il processo unitario, compresa la tensione verso una lingua comune, diffusa nei vari strati della società. Si mostrano documenti di Giovanni Verga, Luigi Capuana e Emilio De Marchi nella Milano di fine Ottocento; il Pinocchio di Carlo Collodi e i vari ritorni su questo libro, che fu lettura-guida e mito, da parte di scrittori del secondo Novecento (Giorgio Manganelli, Luigi Compagnone).
Seguono l'irredentismo e l'esperienza della prima guerra mondiale (D'Annunzio, Scipio Slataper, Giani Stuparich, Cesare Angelini); il dopoguerra, con il conflitto tra Fascismo e oppositori, che ha visto coinvolti o vittime anche gli intellettuali (da una parte Mino Maccari, Romano Bilenchi, Indro Montanelli; dall'altra Carlo Levi, Eugenio Montale, i fratelli Rosselli e gli esuli ebrei).
La seconda guerra mondiale e la Resistenza sono testimoniati dalla poesia (Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba), da narratori come Mario Rigoni Stern, Fausta Cialente, Luigi Meneghello; il quindicennio tra la Liberazione e l'inizio degli anni Sessanta da opere e lettere di Goffredo Parise, Italo Calvino, Ennio Flaiano.
L'ultimo cinquantennio vede scrittori e riviste di cultura impegnati nelle inquietudini e polemiche del passaggio da una società rurale a una realtà industriale (Alfredo Giuliani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti e la Neoavanguardia) e successivamente nelle contraddizioni dell'assetto postindustriale e di rivoluzione dei mezzi comunicativi o di stampa. In quest'ultima sezione trovano posto, tra gli altri, autografi di Umberto Eco, Andrea Zanzotto, Amelia Rosselli, Sergio Romano e Maria Corti, narratrice e studiosa che ha creato il Fondo Manoscritti pavese. Un'apertura sull'evolversi degli strumenti di scrittura e lettura è costituita dal progetto Pavia Archivi Digitali ideato e proposto da Beppe Severgnini.
La mostra sarà inaugurata da una lectio di Gian Luigi Beccaria, Presidente del Centro Manoscritti.
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