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Inaugurazione Giovedì 20 novembre 2003 ore 18.30
Sala dei Balli, Palazzo Sertoli
Luogo SONDRIO galleria credito valtellinese palazzo sertoli
museo valtellinese di storia e arte palazzo sassi
Durata mostra 20 novembre 2003 - 17 gennaio 2004
Orario 19.00-12.00 / 14.30-17.30
domenica e festivi chiuso
Ingresso libero
Informazioni www.creval.it
0342.526.255
Catalogo virtuale www.creval.it
Mostra prodotta da: Fondazione Gruppo Credito Valtellinese;
COOPI-Cooperazione Internazionale
Con il contributo di: EOS-L'Ippogrifo Azzurro
Con la partecipazione e il patrocinio del Comune di Sondrio

tutte le opere

 
I TESTI: I diritti dei bambini (di Alessandra Cesaro)
Facciamo la pace? (di L’Ippogrifo Azzurro (L.V.) e COOPI – Cooperazione Internazionale)
I diritti dei bambini nella cooperazione allo sviluppo (di Monica Weisz-COOPI)
Cosa leggo nei vostri disegni (di L’Ippogrifo Azzurro (G.C.))
Il nostro cammino nella convenzione (di Valeria Ferrara, Rossana Pitozzi, Marta Zanotto - L'Ippogrifo Azzurro)
 
ANALISI: VIVERE    CRESCERE    ESSERE PROTETTI    PARTECIPARE


I DIRITTI DEI BAMBINI
La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia

Alessandra Cesaro

La Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall'Italia nel 1991; essa rappresenta un importante traguardo perché per la prima volta tutti i paesi del mondo tranne due (Stati Uniti e Somalia) si sono impegnati a rispettare i diritti delineati.
Una Convenzione è un accordo fra nazioni che vogliono obbedire alle stesse norme e si dice che lo Stato di una nazione ratifica una Convenzione quando accetta di obbedire alla norma scritta nella Convenzione stessa, quindi lo Stato deve assicurarsi che ogni bambino possa godere dei diritti previsti. Ogni articolo della Convenzione spiega un diritto differente e in particolare l'art. 42 prevede che ciascuno sia informato su quali sono i propri diritti.
La Convenzione è composta da 54 articoli e si basa su quattro principi fondamentali, i primi due riguardano tutti gli esseri umani, mentre gli ultimi due si riferiscono in particolare ai bambini: la non discriminazione; il diritto di crescere e svilupparsi dal punto di vista fisico, emotivo, psicosociale, cognitivo, sociale e culturale; il migliore interesse del minore che deve essere il principio guida di tutte le decisioni e le azioni che riguardano i bambini come singoli e come gruppi; infine, il dovere di ascoltare l'opinione del fanciullo ovvero i bambini devono poter partecipare attivamente a tutte le decisioni che riguardano la loro vita e devono essere liberi di esprimere la loro opinione e di essere ascoltati.
La Convenzione ha stabilito nuovi principi etici e norme internazionali di comportamento nei confronti dei bambini e la sua unicità è dovuta principalmente alle seguenti caratteristiche: è esauriente in quanto assicura ai bambini i diritti politici, civili, economici, sociali e culturali; è universale perché si applica a tutti i bambini in tutte le situazioni nell'intera comunità delle nazioni; è incondizionata perché chiede anche ai governi con risorse scarse di mobilitarsi in difesa dei diritti dell'infanzia ed è completa perché dice che tutti i diritti sono essenziali, indivisibili, interdipendenti e di pari importanza.
La Convenzione nei primi quarantuno articoli si riferisce specificatamente ai diritti riconosciuti ai minori e dei quali gli Stati si devono fare carico, mentre i rimanenti articoli fanno riferimento a forme di controllo sull'attuazione dei principi contenuti nella Convenzione nell'ambito degli Stati aderenti.
La Convenzione si apre con la definizione di fanciullo come ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni a meno che, secondo le leggi del suo paese, non abbia raggiunto prima la maggiore età. La Convezione sui diritti dell'infanzia aggiunge un'ulteriore dimensione alla condizione dei bambini nel riconoscere che essi sono veri e propri soggetti di diritto e non semplici beneficiari della protezione degli adulti e quindi, tali diritti, impongono che i bambini stessi ricevano ascolto per comprendere i loro bisogni fisici, di protezione, di sicurezza, di appartenenza, di amore, di guida, di autorealizzazione, di conoscenza.
Tale riconoscimento lo troviamo delineato in diversi articoli della Convenzione: art. 3: gli interessi dei bambini e dei ragazzi devono essere tenuti nella massima considerazione in ogni circostanza; art. 5: orientamento e consigli forniti al bambino dai genitori in conformità con il grado di sviluppo delle sue capacità; art. 6: il diritto a vivere e sviluppare al massimo le proprie potenzialità; art. 7: il diritto ad un'identità e quindi ad avere un nome e una nazionalità; art. 9: non - separazione del bambino dalla famiglia senza dare al fanciullo la possibilità di far conoscere la propria opinione; art. 12: il diritto del bambino di esprimere le sue opinioni e che queste vengano prese debitamente in considerazione; art. 13: il diritto alla libertà di espressione, di imparare e di esprimersi per mezzo delle parole, della scrittura, dell'arte a meno che queste attività non danneggino gli altri; art. 14 il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; art. 15: diritto alla libertà di associazione e di incontro con le altre persone, fare amicizia con loro e fondare delle associazioni; art. 16: il diritto alla privacy; art. 17: il diritto di accesso all'informazione per il quale gli adulti dovrebbero assicurarsi che il ragazzo riceva informazioni che può capire; art. 28 - 29: il diritto di ricevere un'istruzione e un'educazione che promuova il rispetto dei diritti umani e della democrazia; art. 31 il diritto di giocare e di esprimersi creativamente; art. 34: il diritto di essere protetto dagli abusi sessuali: questo significa che nessuno può fare nulla al tuo corpo contro la tua volontà.

BEATRICE BERTANI 4ªD
Scuola elementare De Amicis, Cavirago (RE)
tecnica mista cm 29.5x42

"I bambini devono godere dell'affetto, avere una casa e avere genitori o parenti con cui vivere"


Uno dei principi fondamentali della Convenzione si trova in particolare nell'art. 12 in quanto in tale norma si sottolinea la centralità del bambino nella realizzazione dei propri diritti e ci invita a ripensare la condizione dell'infanzia e la natura dei rapporti tra adulti e bambini. Il legislatore internazionale, infatti, ci chiede di iniziare ad ascoltare attivamente quello che i bambini hanno da dire e di prenderli sul serio, di riconoscere il valore delle loro esperienze, opinioni e preoccupazioni, sapendo che gli adulti devono collaborare maggiormente con i ragazzi per aiutarli ad esercitare i loro diritti e accompagnarli nell'avventura della crescita in un mondo in rapido cambiamento.
Riconoscere che i bambini sono portatori di diritti significa accompagnare i fanciulli e guidarli lungo il percorso che conduce al rispetto; gli adulti sono chiamati a collaborare con i ragazzi per aiutarli a mettere in atto strategie di cambiamento e sostenerli nella complessa avventura della vita.
E' importante chiarire che l'articolo 12 mette in discussione gli atteggiamenti tradizionali che danno per scontato che i bambini possano parlare ma non essere ascoltati. In realtà per esercitare il diritto alla partecipazione non esiste un limite minimo d'età, quindi tale diritto è da estendersi a qualunque bambino o ragazzo che abbia un parere su un argomento che lo riguarda. A volte può succedere che i bambini molto piccoli o portatori di handicap abbiano difficoltà ad esprimersi con il discorso, ma possiamo aiutarli attraverso l'utilizzo dell'arte, della poesia, del gioco, della scrittura, del computer o della musica.
Il riconoscimento del diritto ad esprimere la propria opinione implica dunque che gli adulti stimolino i ragazzi e li mettano nelle condizioni di poter esprimere il proprio punto di vista su tutti gli argomenti di loro pertinenza e di essere ascoltati rispetto a tutte le attività e decisioni che interessano la vita dei bambini, in famiglia, a scuola, nella comunità locale. L'ascolto dei ragazzi deve però essere preso nella giusta considerazione in base al grado di comprensione della materia in questione: il contesto sociale, il tipo di decisione, l'esperienza propria del bambino e il grado di sostegno offerto dagli adulti sono tutti fattori che influiscono sulla capacità dei bambini di comprendere le questioni che li riguardano. I ragazzi, così come gli adulti hanno infatti gradi differenti di competenza nei diversi aspetti della vita. Anche un bambino piccolo è in grado di dire che cosa gli piace o no della scuola e spiegarne i motivi, o di avere idee su come rendere le lezioni più interessanti, oppure sulle modalità per offrire assistenza ad altri bambini. Ciascun bambino o ragazzo è capace di dare un contributo alle questioni che lo riguardano, ammesso che riceva stimoli e informazioni adeguate e che gli venga data la possibilità di esprimersi con gli strumenti adeguati come disegni, poesie, teatro, fotografie oltre che con le discussioni e il lavori di gruppo.
La partecipazione dei bambini e dei ragazzi alle decisioni della collettività diventa un modo per rispondere alle esigenze di tutti i cittadini siano essi anziani, diversamente abili, emarginati, poveri.
E' inoltre opportuno soffermare l'attenzione sull'art. 2 in quanto richiama espressamente l'obbligo per gli Stati e quindi per gli adulti di riconoscere tutti i diritti enunciati negli articoli della Convenzione a tutti i ragazzi senza distinzione: non ha importanza chi sono i loro genitori, non ha importanza il colore della pelle né il sesso né la religione, non ha importanza che lingua parlano, né se è sono disabili, né se sono ricchi o poveri.
Il diritto dell'uguaglianza di opportunità è quindi un diritto particolare che permea trasversalmente tutta la Convenzione perché antepone a qualsiasi altra enunciazione la premessa che salute, educazione, tutela dallo sfruttamento, libertà di espressione e tutti gli altri diritti delineati devono essere garantiti a tutti coloro che rientrano nella fascia d'età tra zero e diciotto anni senza distinzione di razza, religione, sesso, ecc…
La Convenzione prevede dunque l'assunzione da parte della società e nello specifico da parte degli adulti, di impegni precisi: esige il riconoscimento del bambino come soggetto attivo, responsabile, come protagonista della propria storia e di quella della propria comunità. Per i ragazzi e le ragazze infatti la partecipazione è il riconoscimento della loro cittadinanza quali soggetti capaci sia di migliorare la propria vita che quella della comunità in cui vivono.
Dare ascolto ai bambini e prendere sul serio le cose dei piccoli richiede cambiamenti notevoli: significa accompagnare il fanciullo a prendere coscienza delle proprie potenzialità e delle opportunità offerte dall'ambiente rendendo il bambino protagonista della propria educazione. E' importante ricordare che se vogliamo incoraggiare i bambini e i ragazzi ad assumersi delle responsabilità dobbiamo innanzitutto rispettare i loro diritti.
Alla luce delle considerazioni fin qui svolte dobbiamo, quindi, porre l'accento principalmente sull'adulto che ha bisogno di rifondarsi, ricostituirsi, per diventare capace di educare; da una parte infatti c'è un'infanzia che non conta, non vale, che rispecchia solo il mondo adulto, da cui è protetta e programmata perfino nelle attività spontanee. L'educazione invece esige il riconoscimento del bambino come soggetto attivo, responsabile, come protagonista della propria storia e di quella della propria comunità, senza misconoscere però i suoi bisogni di persona che si conquista e diviene con l'aiuto dell'adulto. In questa prospettiva l'adulto ritrova se stesso raccontandosi, raccontando, ascoltandosi e ascoltando: questo lo porta a riscoprire forze autentiche che solo il bambino può insegnare; tale capovolgimento culturale deve portare a comprendere la voce del bambino perché diventi guida alla nostra voce. Agli adulti non resta che favorire questo processo: ascoltare cosa hanno in comune le voci dei bambini del mondo per educarli affinché diventino capaci di vivere in pienezza ogni momento della loro vita; farsi attenti alla voce originale del singolo significa aiutarlo a progettare la propria storia. E' nella realtà del conoscere, essere, comunicare che l'infanzia viene riscoperta nei suoi valori e realizza se stessa senza sparire in balia dell'umiliazione. Il filo conduttore della Convenzione dunque è il primario interesse del ragazzo da perseguire con l'attuazione del suo diritto ad ottenere quelle condizioni che possono favorire il più ampio sviluppo della sua personalità. La Convenzione in definitiva non chiama in causa solo il politico o il giurista ma ognuno di noi che in un qualsiasi momento della vita si trova immerso in un itinerario educativo che esige l'incontro volto a volto (Buber) per "cum-prehendere" l'altro, per stabilire non solo una relazione con il fanciullo ma per afferrare il senso di qualcosa, per penetrarne l'animo (Husserl).






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