presentazione | opere


Inaugurazione giovedì 11 settembre 2003 ore 18,30
Luogo MILANO, Galleria Credito Valtellinese, Refettorio delle Stelline Corso Magenta, 59
Durata mostra 12 settembre - 15 novembre 2003
Orario dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19
Chiuso domenica e festivi
Ingresso libero
A cura di Daniel Abadie
Curatrice per l'Italia Dominique Stella
Informazioni 02.48008015
Catalogo Silvana Editoriale
Catalogo virtuale www.creval.it/ (edito: Fondazione Gruppo Credito Valtellinese)
Ufficio stampa Irma Bianchi Comunicazione
Mostra prodotta da:   

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Mathieu e gli altri | Il soggiorno di Georges Mathieu in Giappone | Pittura-fotografia-performance: il caso di Georges Mathieu | Mathieu: viaggi in Italia


Mathieu: viaggi in Italia
Dominique Stella

A partire dal 1957, Milano entra a far parte del trionfale percorso in giro per il mondo di Georges Mathieu. La capitale della Lombardia è visitata in occasione di una serie di viaggi che conducono l'artista in Giappone, negli Stati Uniti, in America del Sud e in tutte le principali città europee, nella sua ricerca di confrontare l'esperienza dell'Astrattismo Lirico alle altre espressioni dell'avanguardia artistica mondiale. In ciascuna tappa del suo viaggio egli realizza una serie di tele monumentali (le "battaglie"). Dipinge così la Battaglia di Hasting in Inghilterra nel 1956, le Battaglie di Hakata e di Gowa in Giappone, L'incendio di Roma, che fa parte di una serie di ben dodici quadri, durante il suo soggiorno a Milano. Si reca anche in Svezia, Germania, Austria, Brasile.... e ognuno dei suoi viaggi è contraddistinto dall'esecuzione di opere di formato eccezionale.
Il posto occupato da Mathieu nel panorama artistico italiano è importate, il suo talento è stato subito apprezzato e la sua presenza in importanti collezioni italiane è già stata sottolineata in occasione di una prestigiosa esposizione presso la Galleria del Credito Valtellinese nel 2000, nel contesto di un più vasto omaggio alla pittura parigina tra il 1945 e il 1970 ("Pittura a Parigi tra 1945 1970"); la mostra radunava le opere dei principali esponenti dell'arte informale francese, opere provenienti da un ristretto gruppo di collezionisti e galleristi italiani ed in particolare lombardi. Fu grazie a questi lungimiranti intenditori che arrivarono in Italia le opere di artisti quali Hartung, Fautrier, Michaux, Mathieu, per citarne solo alcuni. La mostra si inseriva in una serie di cinque manifestazioni che facevano il punto sull'arte a Milano nel periodo 1946-1959, analizzandola sotto i suoi molteplici aspetti e ricordando che in Europa, a partire dagli anni cinquanta, esisteva uno scambio e un avvicinamento tra movimenti quali lo spazialismo di Lucio Fontana o il movimento nucleare di Enrico Baj e Sergio Dangelo e la tendenza artistica in atto a Parigi, nel suo complesso denominata Informale, la prima, innovativa tendenza artistica del dopo guerra. Insieme a questo movimento si era manifestata un'ulteriore novità: i movimenti innovativi non nascevano più solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti dove si era sviluppato l'espressionismo astratto, il corrispettivo americano di questa nuova tendenza artistica.
La Tour de Villebon Dal 1946 Mathieu adotta questa nuova forma artistica e il suo talento si afferma molto rapidamente, malgrado le difficoltà provocate dalla sua visione dell'arte libera e svincolata da legami di tipo tecnico, visione in contrasto con un ambiente dominato da un pensiero formalista e compassato. Nel 1946, l'artista partecipa al VI Salon de moins de 30 ans (VI Salone degli artisti con meno di trent'anni) presso la galleria di Belle Arti di Parigi. Nel luglio del 1947 partecipa al Salon des Réalités Nouvelles di Parigi dove il suo lavoro viene messo in risalto da Jean-José Marchand che, in un articolo apparso su "Paru", scrive: "[…] la presenza di un pittore chiamato Mathieu che appare uno degli artisti più originali, più fuori dal coro. Gli interventi poetici di Mathieu sono permeati da una grande innovazione."
Tuttavia l'artista incontra qualche difficoltà a far comprendere la propria opera in un panorama artistico in cui domina l'astrattismo geometrico. Nel mese di gennaio del 1947, Mathieu esprime, in una lettera al critico d'arte René Guilly, le difficoltà che incontra ad imporre il proprio stile: "Dopo oltre dieci anni, opero nel vuoto. […] Non cerco pietà, ma soffro dell'isolamento e mi tuffo in un gelido narcisismo."
In novembre, partecipa tuttavia al quattordicesimo Salon des Surindépendants. A proposito delle sue opere esposte, Jean-José Marchand scrive su "Combat": "Citerei per iniziare l'astratto George Mathieu. Questo giovane artista espone due grandi tele assai liriche, estremamente commoventi, capaci, credo, di emozionare il pubblico sebbene non raffigurino nulla." Ma in dicembre, René Guilly scrive sulle pagine di "Paru" un articolo meno tenero: "Mathieu, che espone due quadri non figurativi, ci interessa. Però, nonostante si tratti di opere riuscite non sarebbe male ricordare a Mathieu che non può esistere quadro senza "forma" e senza struttura. Il rischio è quello di stancarsi presto di opere informi indovinate per puro caso."
Ma Mathieu persiste sulla sua strada ed è in dicembre del 1947 che nasce l'astrattismo lirico, che si pone in netta contrapposizione all'astrattismo geometrico. In occasione della mostra che si tiene alla Galerie du Luxembourg nel periodo dicembre 1947 - gennaio 1948 con il titolo "L'imaginaire", Mathieu afferma la sua idea di astrattismo lirico che, secondo lui, permette "di mettere in atto immediatamente il [suo)] progetto: riunire tutto ciò che reputo costituisca quanto di più vitale, assemblare le opere in un'esposizione in cui vengano collocate temporalmente, cioè mettendo in risalto come e perché questo genere pittorico che nasce non ha nulla a che vedere con ciò che continua a essere mostrato come contemporaneo." L'esposizione, il cui titolo "Vers l'Abstraction Lyrique" viene modificato in "L'imaginaire", raggruppa le opere di Arp, Atlan, Brauner, Hartung, Leduc, Picasso, Riopelle, Solier, Ubac, Verroust, Vulliamy e Wols.
Jean-José Marchand, nella prefazione del catalogo della mostra, afferma: "È valida una sola tradizione, quella della creatività assolutamente libera […].Ormai la via è libera. Sta ai pittori mostrarci come essi utilizzano tale libertà."
L'idea progredisce in fretta. Mettendo l'accento su questo ideale di libertà, viene inaugurata, nell'aprile del 1948 alla Galerie Colette Allendy, l'esposizione "H.W.P.S.M.T.B." (nel cui titolo sono contenute in ordine aleatorio le iniziali dei nomi degli artisti presenti: Hartung, Wols, Picabia, Stalhy, Mathieu,Tapié e Bryen).
Mathieu, nel catalogo che accompagna la mostra, pubblica un suo scritto intitolato La liberté c'est le vide (La libertà è il vuoto). Attorno a questo concetto di libertà Mathieu sviluppa la sua produzione artistica. L'astrattismo lirico non è fine a se stesso, è il fondamento di un'etica, di una filosofia e persino di un'idea politica.
L'impegno di Mathieu è totale, nel movimento, nella rapidità, nella riflessione e nella meditazione, al di là di ogni estetica.
Mathieu non ha ancora trent'anni e la sua carriera lo ha già portato alla ribalta sulla scena artistica parigina. I contatti che intrattiene con gli Stati Uniti gli hanno fatto conoscere le opere di Jackson Pollock e di De Kooning. D'altra parte Henri Francis Taylor, direttore del Metropolitan Museum di New York, gli ha fatto scoprire Mark Tobey e la "Scuola del Pacifico". L'idea di affiancare le opere di sette artisti americani (De Kooning, Gorky, Pollock, Reinhardt, Rothko, Russel, Tobey) e di sei parigini (Bryen, Hartung, Mathieu, Picabia, Sauer, Wols) si concretizza in forma ridotta presso la Galerie du Montparnasse.
Blanche d'Artois L'evidente talento, il senso espressivo del tratto pittorico, i colori folgoranti suggeriscono ad André Malraux gli aggettivi "sulfureo" e "veemente"1. L'apprezzamento di cui gode la sua opera lo porta, nel novembre del 1949, a prendere parte ad un'esposizione all'estero, esposizione che si tiene presso la "Perspectives Gallery" di New York cui prendono parte, oltre a Mathieu, Fautrier, Michaux, Ubac e Wols e in occasione della quale il collezionista italiano Carlo Frua de Angeli comincia ad acquistare le sue opere.
È in questa occasione che iniziano a intessersi i primi legami di Mathieu con l'Italia dove, nel 1951, l'artista trascorre tre settimane a Positano. Al centro delle sue preoccupazioni, "la linea, il significato, la significanza". Per comprendere la sua filosofia del segno, possiamo riprendere una delle sue risposte a Pierre Dumayet che l'intervista per il "Nouveau Candide": "[…] quasi in stato di trance, la pittura nasce di getto, come un grido, […] se su una tela il primo segno può essere del tutto arbitrario, il secondo è irrimediabilmente condizionato dal primo, il terzo dai due precedenti e così via fino alla fine."
In Italia la sua opera trova un'eco in un movimento quale lo spazialismo, fondato da Lucio Fontana nel 1947, con la pubblicazione del Primo Manifesto dello Spazialismo, siglato a Milano dopo numerosi incontri e discussioni sull'arte che si erano svolti alla Galleria del Naviglio. Proprio in questa galleria Mathieu avrebbe esposto le proprie opere tra il 19 ottobre e il 4 novembre del 1957 e poi nuovamente dal 15 al 30 giugno del 1961. Lo spazialismo non ha la stessa fonte ispiratrice dell'astrattismo lirico così come viene definito da Mathieu. Tuttavia entrambi i movimenti rientrano nell'arte informale, definita da Michel Tapié nel 1952 nel suo libro Un Art autre (Un'Arte diversa) e sono numerosi i temi che li avvicinano. Citiamo ad esempio gli articoli 8 e 9 del terzo manifesto dello spazialismo, "Proposta di un Regolamento del Movimento Spaziale": "8. L'artista Spazialista non impone più all'osservatore un tema figurativo, ma lo mette in condizione di crearlo da sé, attraverso la sua immaginazione e le emozioni che riceve.
9. Nell'umanità nasce una nuova coscienza, a tal punto che non è più utile rappresentare un uomo, una casa o la natura, ma al contrario è necessario creare con la propria immaginazione le sensazioni spaziali..."
Qui la libertà risiede nella libera interpretazione dell'atto creativo da parte dello spettatore, mentre per Mathieu la libertà è alla base dell'atto creativo stesso, la libertà interpretativa viene indotta dallo slancio creativo, tuttavia in entrambi i casi le modalità espressive sono private della forma e si tratta sempre e comunque di un'espressione libera. Lo spazialismo comporta un'idea supplementare, quella di suggerire l'impressione dello spazio. I buchi e i tagli che appaiono nelle opere di Fontana conferiscono all'opera stessa una dimensione immateriale e propongono una visione spaziale che va al di là dello spazio normalmente percettibile.
In effetti, volendo trovare dei punti di contatto tra Mathieu e un artista italiano, è più facile trovare delle contiguità di ispirazione con Giuseppe Capogrossi, membro del gruppo Origine. Mathieu lo aveva incontrato in un suo precedente viaggio in Italia e, nel marzo del 1951, lo invita a partecipare all'esposizione che Nina Dausset organizza a Parigi e che si intitola "Véhémences confrontées" (Veemenze a confronto). La mostra mette a confronto "per la prima volta in Francia" le "tendenze estreme della pittura non figurativa americana, italiana e parigina". Oltre a Mathieu e Capogrossi partecipano alla mostra Bryen, Hartung, Riopelle e Wols e gli americani Pollock, De Kooning e Alfred Russel.
Mathieu ha in comune con Capogrossi il lavoro sul segno pittorico. La gestualità si trasforma in segni, cioè in elementi grafici che somiglierebbero ad una scrittura senza significato evidente, ma in cui la componente calligrafica è percettibile. Mathieu riferisce che è stato Michaux, intorno al 1950-1951, a notare per primo il rapporto di tale tecnica con le pratiche orientali: la tecnica di Mathieu unisce ai segni la rapidità di esecuzione, e ciò lo avvicina ulteriormente all'arte orientale. "Le mie gouaches erano realizzate in pochi secondi e i dipinti in pochi minuti. Le mie prime grandi tele, L'Hommage au Maréchal du Turenne, La Mort de Philippe III le Hardi, furono realizzate, ciascuna, in meno di tre quarti d'ora. Esse misurano quattro metri per due. Successivamente, la Bulle Omnium Datum, del medesimo formato, fu portata a termine in quattro secondi (1958)".
L'artista celebra questa affinità con il Giappone con l'amico Hantaï nel 1957, in occasione delle "Cerimonie commemorative della seconda condanna di Siger de Brabant" presso la Galerie Kléber di Parigi che aveva come obiettivo, tra l'altro, quello di riallacciare i legami tra Oriente e Occidente, e concretizza tale avvicinamento con un viaggio in Giappone, durante il quale esegue in pubblico sei tele, tra cui una di tre metri per sei intitolata: Hommage au Général Hideyoshi (Omaggio al Generale Hideyoshi). Nello stesso anno, ma a Milano in questo caso, durante un'esposizione alla Galleria del Naviglio, tiene una conferenza nella sede dell'associazione "Gli Amici della Francia" sul rapporto tra la pittura di avanguardia e le calligrafie dell'Estremo Oriente.
L'aspetto della gestualità nell'opera di Mathieu lo avvicina ad un artista come Jackson Pollock, ma la tecnica e il contenuto restano diversi. Jackson Pollock non interviene per nulla sulla tela, la sua tecnica consiste nel proiettare e fare colare i colori sulla superficie senza alcun intervento diretto della mano o del pennello. I quadri informali che scaturiscono da tale forma artistica divengono la rappresentazione di un mondo caotico in cui è impossibile stabilire un ordine razionale. Una delle caratteristiche di quest'arte sta essenzialmente nel "fare", il risultato ottenuto è automatico e corrisponde alla valorizzazione dell'inconscio. Il lavoro di Mathieu, allo stesso tempo vicino e diverso, viene presentato negli Stati Uniti dove, alla sua prima mostra a New York nel 1952 da Alexandre Iolas, riceve critiche entusiastiche. Nel luglio del 1952, in occasione dell'esposizione "Coast to Coast" alla Galleria Craven, tali affinità e diversità vengono messe in risalto da John Craven che scrive nella presentazione della mostra: "L'espressionismo grafico dei non-figurativi americani e il rigore logico implacabile delle posizioni più avanzate europee hanno da guadagnare nel brutale confronto che, come in questo caso, dimostra il rapporto stretto che esiste tra le problematiche dei pittori americani ed europei...."
Siamo ancora in un periodo in cui l'America tollera l'esistenza di un'arte europea che verrà invece contestata pochi anni dopo. Nel 1956 Samuel Kootz, il mercante di Mathieu negli Stati Uniti fa presente all'artista i primi attacchi contro la sua opera e contro la pittura francese in generale, atteggiamento che condurrà, nel 1964, all'attribuzione a Robert Rauschemberg del Grand Prix della Biennale di Venezia e la messa in disparte della Ecole de Paris. A questo proposito Mathieu racconta: "Ho capito nel 1957, in occasione del mio arrivo a New York, che il mio mercante Sam Kootz non ci teneva che la stampa americana potesse vedermi dipingere con il pretesto che se il pubblico mi avesse visto dipingere, lui non avrebbe venduto alcun quadro. In realtà, si trattava di una tacita congiura tra i pittori di Kootz affinché io non apparissi come un concorrente eccessivamente pericoloso." Ma l'artista non demorde, gli resta il mondo intero, e l'Italia è uno dei suoi territori prediletti.
Adam du Petit Pont Il 1959 vede la presenza attiva di Mathieu in Italia. Il 6 febbraio Mathieu presenta una serie di gouaches alla galleria San Babila a Milano. Il 24 febbraio tiene a Milano una conferenza intitolata De l'abstrait au possible (Dall'astratto al possibile). Il 26 febbraio presenta Venezia, fino al 10 marzo, alla Galleria del Cavallino L'incendie de Rome (L'incendio di Roma), una tela di sei metri di lunghezza. Il 12 marzo a Ravenna, Mathieu realizza per la prima volta, in sei ore e trentacinque minuti, un mosaico di due metri e quaranta per ottanta centimetri di altezza, in omaggio a Odoacre, in occasione della mostra di mosaici moderni che si tiene al Museo Municipale. Nel 1960 è nuovamente a Venezia dove, alla Galleria del Cavallino, presenta le sue gouaches. Nel 1962 le sue opere vengono esposte alla galleria La Bussola di Torino, a L'Ariete di Milano, alla Galleria La Loggia di Bologna.
Nel 1965 Mathieu espone le sue opere più recenti alla Galleria del Milione. Il catalogo della mostra ha una prefazione di Giulio Carlo Argan che farà anche la prefazione, oltre vent'anni dopo, nel 1986, del catalogo della mostra di Mathieu alla galleria De Crescenzo di Roma, prefazione nella quale scrive: "Il principio fondamentale della poetica di Georges Mathieu è che il segno precede il significato. Tuttavia il segno non è ambiguo, ma si mostra come struttura concreta, 'oggettuale'. La pittura per questo artista è pura manifestazione dell'essere, egli deve mostrarsi al mondo, affermarsi a dispetto dell'opinione altrui. Mathieu è stato il primo a concepire l'opera pittorica come spettacolo: ha dipinto tele di enormi dimensioni sotto gli occhi degli spettatori. Sa di vivere in un'epoca tecnologica in cui la macchina è modello dell'azione umana.
Con la rappresentazione spettacolare del suo modo di dipingere, egli si propone di vincere il complesso di inferiorità dell'essere vivente nei confronti dell'apparecchio meccanico. Batte la macchina in velocità e precisione facendo ciò che nessuna macchina può fare, cioè mostra un dinamismo coordinato dallo spirito e dalla mano."
Mathieu è di nuovo presente alla Galleria del Milione nel 1969.

Rimane assente dalla scena italiana per alcuni anni, per tornare alla grande negli anni ottanta e novanta con innumerevoli esposizioni. Nel 1986 Maurizio Calvesi, allora direttore della Biennale di Venezia, include l'Hommage au Connétable de Bourbon (Omaggio al Conestabile di Borbone) nella retrospettiva del Padiglione internazionale. Gli vengono dedicate mostre a Milano, alla Galleria Tega (1986), a Bologna alla Galleria La Loggia (1987), a Roma alla Galleria De Crescenzo (1987), alla Fondazione Villaggio dei Ragazzi a Maddaloni (1987) dove la mostra viene inaugurata da Giulio Andreotti, a Torino alla Galleria Narciso (1988), a Verona alla Galleria dello Scudo ((1989).
Nel 1990 la Galleria Eleni presenta una mostra di opere realizzate tra il 1957 e il 1987, il cui catalogo ha una prefazione di Marco Lorandi. Nel 1991, le opere più recenti di Mathieu sono oggetto di un'esposizione alla Galleria Arte 92 di Milano. Il catalogo che accompagna l'evento contiene la prefazione di Gillo Dorfles che scrive: "[…] come il superamento di una conoscenza dei fenomeni (e dei loro limiti) non significa arbitrarietà, ma ricerca di una conoscenza più ampia, così l'opera di Mathieu realizza un ampliamento del campo linguistico che lo porterà ad affermare che il segno precede il senso. Ciò che resta, […] è il risultato della ricerca con il suo rigore: tuttavia, il risultato, anche se difficilmente identificabile, non è mai dovuto al caso ma è il frutto di un lavoro paziente e rigoroso. La necessità di generare un'opera libera, […] nasce dalla convinzione che sia impossibile tradurre, per le visioni estetiche già acquisite, il sentimento dell'uomo contemporaneo, con la sua coscienza che il nuovo non porta certezze ma che, al contrario, è foriero di rischi."

Georges Mathieu ha corso tutti i rischi e continua ad essere considerato da molti un personaggio controverso e comunque flamboyant, un personaggio a cui Milano dedica un nuovo omaggio attraverso questa mostra.

1 Parole riferite da Michel Tapié nel suo libro Un art autre.






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