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BIOGRAFIA ¹

1889
Arturo Martini nasce l'11 agosto 1889 da una famiglia povera. Inizia a lavorare come ragazzo di bottega presso un'oreficeria, quindi entra in un laboratorio di ceramiche come apprendista.

1905 -1908
Frequenta lo studio dello scultore Antonio Canini a Treviso, quindi quello di Urbano Nono a Venezia. Durante l'anno scolastico 1906-1907 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1908 "debutta" alla prima "Mostra di Cà Pesaro".

1909
Trascorre alcuni mesi a Monaco, dove frequenta la scuola di Adolf von Hildebrand.

1912
Soggiorna a Parigi con l'amico pittore Gino Rossi ed entrambi espongono al Salon d'Automne insieme a Modigliani e De Chirico. Alla "Mostra di Cà Pesaro" del 1913, Martini espone una serie di lavori che in seguito avrebbero rappresentato altrettanti punti fermi nell'arte moderna europea.

1918-1922
Nel 1918 pubblica un libro - privo di testo - dal titolo Contemplazioni. Due anni più tardi sposa Brigida Pessano e si trasferisce a Vado Ligure. Nel 1921, a Milano, allestisce la sua prima personale, organizzata da Carlo Carrà. Quello stesso anno entra nel Gruppo "Valori Plastici" con il quale partecipa a mostre sia n Italia sia in Germania.

1923 -1928
Nel 1923 realizza la sua prima opera "ufficiale": il Monumento ai caduti di Vado Ligure, una cittadina nei pressi di Savona. Un anno più tardi - a Roma - incontra il pittore e scultore americano Maurice Sterne e si reca con lui ad Anticoli Corrado (Roma), dove rimane fino al 1927. Qui lavora sia per sé sia per il suo nuovo amico e la loro collaborazione prosegue a Roma fino al 1929, quando i due artisti portano a termine il Monumento ai pionieri per la città di Worcester (Massachusetts), sulla base di schizzi e modelli realizzati dallo stesso Martini. Tra il 1926 e il 1928 (anno in cui espone per la prima volta alla Biennale di Venezia), Martini crea i suoi primi capolavori: Figliol prodigo, Madre folle, Il bevitore e La pisana, che avrebbero funto da introduzione alle sue opere dei primi anni Trenta: le grandi terrecotte Donna al sole, Il sogno, La veglia, Gare invernali, La lupa, L'aviatore, Chiaro di luna, Le stelle, Tomba di giovinetta, e le opere in pietra Il sonno o La dormiente, La convalescente e Leone di Monterosso.

1929-1939
Nel 1929 Martini insegna all'Istituto d'Arte di Monza. Due anni più tardi, riceve il Primo Premio per la scultura alla Prima Quadriennale d'Arte romana (parteciperà anche alle Quadriennali successive). Il 1932 vede il successo della sua personale alla Biennale di Venezia, successo che si ripeterà nel 1936, sempre alla Biennale, grazie a una serie di piccoli bronzi prodotti nel 1935 in una località sul Lago di Como: Morte dell'amazzone, Giudizio di Salomone,Maternità della montagna, Ulisse, Ratto delle sabine, Susanna, Il centometrista e Laocoonte. A partire dal 1933, è attivo a Milano, dove gli vengono affidati i primi importanti incarichi pubblici. Tra le numerose opere eseguite in varie località italiane, vanno ricordate Vittoria per le Poste Centrali di Napoli, Athena per l'Università di Roma, Gli Sforza per l'Ospedale di Niguarda di Milano e Giustizia Corporativa per il Palazzo di Giustizia della stessa città.

1939-1946
Nel 1939 attraversa un periodo di crisi per quanto concerne la scultura. Decide quindi di dedicare il proprio tempo alla pittura. Durante l'ultima fase della sua vita (1940-1947), questa crisi lo porta a meditare sull'inadeguata capacità di esprimersi della scultura, che fa di questa forma d'arte una lingua morta: Scultura lingua morta è appunto il titolo del breve testo che l'artista pubblica nel 1945. Un nuovo, importante periodo in ambito scultoreo ha inizio nel 1941: Martini lavora il marmo di Carrara per l'opera Storia di Milano (per l'Arengario in Piazza Duomo) e prepara una serie di lavori per la sua personale alla Biennale di Venezia del 1942, tra i quali figura la sua famosa Donna che nuota sott'acqua. Il monumento a Tito Livio porta la data del 1942, mentre il Palinuro, scultura in marmo realizzata per l'Università di Padova, è del 1946.

1947
Si spegne a Milano il 22 marzo.


Nota¹
Il testo è riportato per gentile concessione dal catalogo Arturo Martini, Edizioni Philippe Daverio, New York, 1991

 

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