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Inaugurazione SONDRIO: giovedì 24 luglio 2003
dalle ore 18

ACIREALE: giovedì 7 ottobre 2004
dalle ore 18.30
Luogo SONDRIO, Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli
ACIREALE, Galleria Credito Siciliano, Piazza Duomo 12
Durata SONDRIO: 25 luglio - 27 settembre 2003
ACIREALE: 8 ottobre - 30 dicembre 2004
Orario lunedì-venerdì, ore 10.00 - 12.30, 15.30 - 19.30, sabato ore 10 - 12
Chiuso domenica e festivi

martedì, ore 16.00 - 20.00, da mercoledì a domenica ore 10.00 - 13.00; 16.00 - 20.00
Chiuso lunedì e martedì mattina
Ingresso libero
Catalogo edito da Fondazione Gruppo Credito Valtellinese
Brochure con testo introduttivo di Paolo Baldacci
Informazioni Galleria Credito Valtellinese, Sondrio Tel. +39.0342.522.738 e-mail: creval@creval.it
Ufficio Stampa Irma Bianchi Comunicazione, Milano
  LA MOSTRA A SONDRIO
 
tutte le opere

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PERCORSO DI ARTURO MARTINI
di Paolo Baldacci

Arturo Martini è stato un artista grande e sfortunato.
Durante la sua breve vita (morì a 58 anni nel 1947), fu riconosciuto come il più importante scultore italiano, ma per un insieme di circostanze storiche e caratteriali non gli fu possibile affermarsi al di là dei confini della sua patria. Dopo la morte altri interessi e non poche invidie stesero sulla sua opera un'ombra che ha iniziato a diradarsi solo negli ultimi vent'anni.

Alla base della sua mancata affermazione internazionale vi sono due circostanze: l'impossibilità di guardare serenamente a ciò che in Italia era stato realizzato durante il fascismo e il disinteresse di Martini per il mercato. Spinto da una febbrile ricerca di sempre nuovi traguardi, egli non si curava del destino delle sue opere né dell'accuratezza o del numero delle fusioni affidate a collezionisti o mercanti. Quando un mercato internazionale per la scultura italiana si formò effettivamente, Martini era ormai morto e quasi dimenticato, e i suoi gessi in parte dispersi o troppo pochi perché qualcuno si curasse di gestirne l'opera con un vero impegno.

Se quest'ultimo è un motivo contingente e in definitiva irrilevante ai fini della storia dell'arte, ha pesato di più l'abbinamento dell'opera di Martini col periodo fascista. Per quanto si sia riconosciuta la sua estraneità alla retorica celebrativa e la sua profonda e quasi anarchica libertà interiore ed espressiva, questo collegamento ne ha comunque influenzato la lettura critica, che lo colloca sempre nella prospettiva storica della ripresa del classicismo, dell'antiavanguardismo o del rappel à l'ordre. L'arte di Martini è invece molto più complessa e originale, e sfugge a ogni costrizione e classificazione del genere anche se è stata sensibile ai climi culturali della sua epoca.

Alla base della creatività martiniana e del suo metodo vi è anzitutto un "carattere" personale tra i più irruenti e animalescamente prensili e intuitivi che sia dato trovare tra gli artisti di questo secolo, carattere che ha creato attorno a lui un alone di leggenda, nutrito di aneddoti, battute e ricordi che, se pure aiutano a comprendere la sua figura, rischiano però di far passare in seconda linea l'aspetto profondo della sua riflessione artistica.

Martini infatti è molto più intellettuale di quanto non sembri a prima vista: è un intellettuale che va al di là dell'"intellettualismo".

Nato l'11 agosto del 1889 a Treviso, Martini soleva commentare l'influenza che la sua città d'origine aveva avuto dicendo: "Treviso è fatale come luogo di nascita. Ora lo capisco, lo vedo dopo trent'anni. Noi siamo personaggi in ritardo, medioevali". Il padre Antonio faceva il cuoco pasticcere, la madre, Maria Della Valle, romagnola, era donna di servizio, ma dalla mente romantica ed esaltata.

Pessimi i rapporti tra i genitori: "Per trent'anni non li ho mai visti parlarsi, né un saluto, né mangiare insieme. Mi meraviglio di essere nato. Ciò si è ripercosso nei fratelli. Tutti insopportabili l'uno all'altro. Io sono insopportabile, lo so. La (tragedia) di un uomo che nasce in condizioni disperate". La famiglia abitava in via delle Prigioni, in una torre medioevale: "le uniche case a disposizione della mia infanzia erano le torri, dove non voleva andare nessuno. No pagavimo l'affitto."

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