introduzione | opere | biografia | esposizioni
|
|||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||
|
![]() ![]() |
||||||||||||||||||||||
|
pag. 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 PERCORSO DI ARTURO MARTINI di Paolo Baldacci
Arturo Martini è stato un artista grande e sfortunato. Alla base della sua mancata affermazione internazionale vi sono due circostanze: l'impossibilità di guardare serenamente a ciò che in Italia era stato realizzato durante il fascismo e il disinteresse di Martini per il mercato. Spinto da una febbrile ricerca di sempre nuovi traguardi, egli non si curava del destino delle sue opere né dell'accuratezza o del numero delle fusioni affidate a collezionisti o mercanti. Quando un mercato internazionale per la scultura italiana si formò effettivamente, Martini era ormai morto e quasi dimenticato, e i suoi gessi in parte dispersi o troppo pochi perché qualcuno si curasse di gestirne l'opera con un vero impegno. Se quest'ultimo è un motivo contingente e in definitiva irrilevante ai fini della storia dell'arte, ha pesato di più l'abbinamento dell'opera di Martini col periodo fascista. Per quanto si sia riconosciuta la sua estraneità alla retorica celebrativa e la sua profonda e quasi anarchica libertà interiore ed espressiva, questo collegamento ne ha comunque influenzato la lettura critica, che lo colloca sempre nella prospettiva storica della ripresa del classicismo, dell'antiavanguardismo o del rappel à l'ordre. L'arte di Martini è invece molto più complessa e originale, e sfugge a ogni costrizione e classificazione del genere anche se è stata sensibile ai climi culturali della sua epoca. Alla base della creatività martiniana e del suo metodo vi è anzitutto un "carattere" personale tra i più irruenti e animalescamente prensili e intuitivi che sia dato trovare tra gli artisti di questo secolo, carattere che ha creato attorno a lui un alone di leggenda, nutrito di aneddoti, battute e ricordi che, se pure aiutano a comprendere la sua figura, rischiano però di far passare in seconda linea l'aspetto profondo della sua riflessione artistica. Martini infatti è molto più intellettuale di quanto non sembri a prima vista: è un intellettuale che va al di là dell'"intellettualismo". Nato l'11 agosto del 1889 a Treviso, Martini soleva commentare l'influenza che la sua città d'origine aveva avuto dicendo: "Treviso è fatale come luogo di nascita. Ora lo capisco, lo vedo dopo trent'anni. Noi siamo personaggi in ritardo, medioevali". Il padre Antonio faceva il cuoco pasticcere, la madre, Maria Della Valle, romagnola, era donna di servizio, ma dalla mente romantica ed esaltata. Pessimi i rapporti tra i genitori: "Per trent'anni non li ho mai visti parlarsi, né un saluto, né mangiare insieme. Mi meraviglio di essere nato. Ciò si è ripercosso nei fratelli. Tutti insopportabili l'uno all'altro. Io sono insopportabile, lo so. La (tragedia) di un uomo che nasce in condizioni disperate". La famiglia abitava in via delle Prigioni, in una torre medioevale: "le uniche case a disposizione della mia infanzia erano le torri, dove non voleva andare nessuno. No pagavimo l'affitto." |
|||||||||||||||||||||||
![]() |
|
![]() ![]()
|
|