È con autentico piacere che la Fondazione del Gruppo Credito Valtellinese produce questo
evento culturale, contribuendo alla realizzazione della mostra Bagliori dell’artista milanese
Guido Lodigiani. L’ospitalità offerta da Palazzo Besta di Teglio, tra le più famose e
affascinanti dimore rinascimentali della provincia di Sondrio, ci permette, ancora una
volta, di allestire uno spettacolo nello spettacolo e di proporre il lavoro inedito e privato
di un giovane scultore, classe 1959.
Guido Lodigiani ci era noto, finora, come autorevole interprete di arte pubblica, sia di
carattere liturgico e religioso, sia di impronta civile. Tra le tante opere, concepite in oltre
vent’anni di sapiente professionalità, ricordiamo il monumentale bronzo policromo
Candida Rosa, fuso nel 1993 per il Palazzo della Direzione provinciale del Ministero del
Tesoro in via Zuretti a Milano, la Grande Proposta di Libertà, realizzata in bronzo policromo
e vetri nel 1998 per il chiostro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, fino
alla scultura Cascate di vita, consegnata al Santo Padre Giovanni Paolo II durante la celebrazione
del Giubileo dell’anno 2000 con i disabili.
A Palazzo Besta, invece, Guido Lodigiani presenta un progetto inedito e singolare, composto
di 14 sculture in bronzo policromo, di notevole impegno monumentale, accompagnate da
altrettanti disegni a carboncino che ne costituiscono, in un certo senso, l’idea e la genesi.
Libero da qualsiasi condizionamento di spazio e di committenza, lo scultore mette in
scena, con un linguaggio naturalistico, scomposto da guizzi espressionistici, quattordici
storie d’amore, che bene s’intonano con le vicende del luogo, aristocratica dimora nel
corso del XVI secolo del ramo dei Besta degli Azones. Le sculture sono gruppi bronzei,
patinati di rosa e di azzurro, elegantemente ritmati da bagliori di luce, graffiati dalle emozioni
e quasi animati da vitali folate di vento, che sembrano scompigliare tutto. Gli amanti
di Lodigiani, danzando tra la corte e il giardino, il pozzo e l’ingresso, sono metafore dell’amore
eterno, che prende forma nel vulnerabile corpo umano con leggerezza e tenacia.