Ragnar Axelsson è un fotografo islandese di fama internazionale, nato come
fotogiornalista freelance è poi assurto alla fotografia d’arte entrando di prepotenza nel
mercato europeo.
La Mostra curata da Enrica Viganò, che si inaugura a Milano, la prima italiana, nasce con
il Patrocinio del Comune di Milano e rappresenta una nuova tappa del percorso proposto
dal Centro Culturale di Milano e da Admira Photography, destinando alle Librerie il
Catalogo n°5 della Collana “Quaderni di Fotografia del CMC ” che reca un saggio del noto
editorialista irlandese del The Irish Time John Waters e un’intervista all’Autore.
Le sue opere artistiche sono frutto di viaggi che ha sostenuto per conto suo, una ricerca
privata che ha sviluppato parallelamente al lavoro professionale. Le sue più recenti
campagne fotografiche si sono concentrate sul racconto della vita naturale e sociale nei
luoghi più estremi della terra, sia nelle estremità delle grandi pianure del freddo nord, sia
nei luoghi dell’estrema povertà dell’Africa e del Sud-est Asiatico.
Le opere in mostra a Milano, fanno parte del corpus di una ricerca sugli stili di vita che
stanno scomparendo nel Nord Atlantico, è un percorso tra i ghiacci e le terre di
Groenlandia, Islanda e Isole Far Oer. Axelsson ha fotografato e condiviso la quotidianità di
persone che vivono ai limiti dell’estremo e che portano avanti un lavoro che non ha futuro.
Persone che vivono grazie e nonostante la natura che li circonda.
“Questo lavoro è la mia vita” dichiara Axelsson ”sono venticinque anni che seguo questa
ricerca sugli stili di vita che stanno scomparendo e purtroppo devo dire che alcune
situazioni documentate all’inizio già non esistono più”. Ragnar racconta di villaggi ormai
scomparsi, di intere comunità ridotte a due soli anziani che resistono in una grande casa
scaldando una sola stanza, racconta di mestieri che nessuno fa più e di uomini che lottano
per la sopravvivenza quotidiana. Ma dalle stampe di Axelsson emerge soprattutto la
meravigliosa umanità che ha incontrato sulle lunghe piste delle regioni artiche. Persone
che lo hanno accolto sempre con generosità e che gli hanno permesso di seguire la loro
vita senza nessuna condizione, persone che di certo capivano che quel fotografo
proveniente da Reykjavik era spinto da un’affezione profonda per le loro esistenze, vere
come il gelo da cui dovevano difendersi e profonde come la solitudine che le
accompagnava, per vivere quella natura dell’uomo che è la sola coscienza del cielo, della
terra e delle stelle.
Le stampe di questo maestro del bianco e nero rivelano l’intuizione quasi leopardiana, che
ciò che abita il cuore dell’uomo è sconfinato e immenso come le vaste terre che lo
circondano e fragile così come ciò che deve crescere secondo la propria natura.
Axelsson è riuscito a cogliere soprattutto le atmosfere di un mondo ai confini del mondo.
La Groenlandia, l’Islanda e le isole Far Oer diventano uno scenario incantato in cui si
muovono personaggi rubati alla mitologia. Le sue fotografie riescono a rendere la forza dei
contrasti di una natura impervia e immensa, ma la fatica di quelle vite è avvolta in una
dolcezza visiva quasi pittorica.
Ragnar Axelsson è nato in Islanda nel 1958. Nel 1976, terminati gli studi di fotografia in Islanda e negli Stati
Uniti, viene assunto dal quotidiano di Reykjavik Morgunbladid in veste di fotogiornalista. In quello che è il più
grande giornale d’Islanda copre qualsiasi tipo di notizia: cronaca, politica, sport ed eventi speciali. Suoi
servizi sono stati pubblicati anche da altre importanti testate come LIFE, TIME, National Geographic, Le
Figaro, Stern e La Vanguardia. Molti dei suoi successi sono collegati all’attività di reporter: ha ottenuto oltre
venti riconoscimenti ai “The Annual Icelandic Photojournalists Awards”, tra cui quattro premi come
“Photographer of the Year” e sei come “Documentary story of the year“. Anche il suo lavoro artistico, frutto di
una ricerca che dura da 25 anni, recentemente ha cominciato a riscuotere grande attenzione: nel 2001 ha
ricevuto una menzione d’onore al “The Oskar Barnack Award” e nel 2006 il “Grand Prix al Festival
International de la Photo de Mer di Vannes”. Alla sua prima mostra, presentata al Museo Municipale di
Reykjavik nel 1990, sono seguite esposizioni in numerose città europee e statunitensi, tra cui Parigi, Berlino,
Londra e New York, oltre che in prestigiosi festival come il Visa Pour l'Image di Perpignan o i Rencontres
d'Arles.