"Pittor de' suoi tempi di molto credito", così lo definiva lo storico settecentesco valtellinese Francesco Saverio Quadrio, Fermo Stella nasce a Caravaggio da Francesco, forse anch'egli pittore, intorno al 1490, firmando l'ultima sua opera nota nel 1562, dopo oltre cinquant'anni di attività svolta in Piemonte e in Lombardia. Una prima notizia risale al 1510 quando ad Arona riceve il pagamento per un perduto stendardo con le armi della famiglia Borromeo. L'eventualità di un suo intervento nella realizzazione dell'ancona della Collegiata di Arona, firmata e datata da Gaudenzio Ferrari nel 1511 e di una presenza in alcune cappelle del Sacro Monte di Varallo, ultimate entro gli anni venti del Cinquecento, porta a retrodatare di circa un decennio l'inizio della loro collaborazione. Il maestro piemontese si era aggiudicato, a partire dal 1520, l'intervento per la doratura e la policromia del retablo scolpito e intagliato tra il 1516 e il 1519 da Giovan Angelo del Majno per il santuario dell'Assunta e di san Lorenzo a Morbegno. Il "Liber Credentiae" della Compagnia dei Battuti segnala due pagamenti al solo Stella nel 1522 e due nell'anno successivo, mentre nel 1524 è citato ancora con Gaudenzio, segno quindi di una probabile presa in carico della committenza da parte dell'allievo.

Riguardo al soggiorno del caravaggino in Valtellina non ci sono altre notizie fino al 1527; a quella data risale un documento di un pagamento di 1020 lire imperiali per una serie di affreschi nell'abside della chiesa parrocchiale di s. Maria Maggiore di Sondalo. Di tale opera ci rimangono solo alcuni frammenti di una Natività, le teste di un san Giuseppe e di una Madonna, un Angelo, il cartiglio con la data e la dedicazione: "HOC OPUS EX / DEVOTIONE HOMINUM DE SON / DALO / FACTUM FUIT DE ANNO 1527 / QUO ANNO FUIT MAGNA PESTI / LENTIA ET FAMAS AC INGENTIA / BELLA IN TOTA ITALIA NEC NON / SCHISMA IN ECCLESIA DEI". Il pittore risulta "habitator Sondeli", spostandosi poi forse a Mazzo e, dall'inizio di giugno del 1528 fino a una data posteriore al marzo 1530, a Morbegno. Entro questi anni è quindi da scalare il catalogo valtellinese dello Stella ponendo dopo la metà degli anni venti la decorazione dell'oratorio dei Disciplini, che affianca la Parrocchiale di san Maurizio di Ponte, con le Sibille, gli Angeli con strumenti della Passione e santi, mentre l'affresco della facciata nell'oratorio di Gesù Cristo Salvatore in fregio alla parrocchiale di san Fedele a Poggiridenti della Madonna con Bambino e santi Antonio, Fedele, Rocco, Sebastiano, Pietro Martire e Bernardo da Mentone precede il ciclo dell'oratorio di san Lorenzo attiguo a palazzo Besta di Teglio con la Crocifissione sulla parete di fondo, le Storie di san Lorenzo sulle pareti laterali del presbiterio, le finte architetture sulla volta e la serie degli Apostoli con san Rocco nel sottarco. Quest'ultima opera, che è pervenuta in cattive condizioni di conservazione avendo subito la perdita della porzione inferiore, si pone al culmine dell'attività valtellinese di Fermo Stella; pur con evidenti rimandi alla visione gaudenziana, l'allievo elabora un linguaggio personale, arricchendolo di altre componenti che presuppongono l'interesse per il repertorio figurativo nordico e il recupero della tradizione artistica lombarda del Bramantino e del Luini.

In analogia con Sondalo il ciclo rappresenta un ex voto della comunità tellina colpita dalla peste come risulta dall'iscrizione: "SECU[N]DO AB INFAUSTO EPIDEMIAE TEMPORE/ ANNO QUO DUO HUIUSCE PAGI HOMINUM / MILIA DESYDERATA FUERE. FIRMUS STELLA / CARAVAGIENS. ID. OPERIS EFFINXIT. / X.X.VIJ. JUNIJ. / MDXXVIIJ".

Lasciata definitivamente la Valtellina nel 1530, il pittore già nel 1531 risulta a Domodossola, a dipingere su commissione delle Confraternite di santa Marta e della santissima Concezione due ancone oggi perdute; quello stesso anno tornerà a Caravaggio per la grande Crocefissione nell'oratorio di san Bernardino ove, dispiegando un linguaggio narrativo dai tratti realistici, farà uso di una tavolozza dai colori chiari, caldi comuni alla pittura cremonese. La sua attività si sposterà nel 1533 in pianura padana, procedendo quindi egli a operare nelle vallate piemontesi fino all'ultima Deposizione di Gignese del 1562; la tarda produzione del pittore appare involvere in nostalgie tardogotiche e schemi ripetitivi, spesso esemplati su soluzioni gaudenziane.

Sempre a un'origine piemontese si rifanno le due opere recentemente esposte nelle sale del Museo valtellinese di storia e arte di Sondrio: una Vergine col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Biagio, firmata e datata 1536, di proprietà della Pinacoteca di Brera e una Madonna col Bambino e santi Giuseppe e Elisabetta della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.

Testo a cura della Direzione Museo valtellinese di storia e arte
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Sondrio
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