"Ho scoperto le cooperative per non vedenti durante un soggiorno in Costa d'Avorio, nella regione di Danané, vicino alla frontiera con la Liberia.
Avevo notato che molte persone cieche si spostavano tutte le mattine in direzione del mercato ma senza sapere dove andassero esattamente. Un giorno ho fermato uno di loro, Barthélémy, che mi ha condotto alla ''Fattoria'' dei ciechi, sede della cooperativa.
Al nostro arrivo, due ciechi stavano cucinando delle foglie di manioca, un terzo aggiustava un machete, un quarto tritava i peperoncini raccolti, mentre altri discutevano. Barthélémy era venuto per occuparsi dell'allevamento dei polli. Sono rimasto molto impressionato da quello che ho visto nella cooperativa di Danané.
Questo è stato il punto di partenza del mio lavoro fotografico che è poi proseguito con alcuni soggiorni in altre cooperative di non vedenti in tutto il paese e nella capitale Abidjan. In seguito ho scoperto quelle di Bamako in Mali, quelle della regione di Ouahigouya in Burkina Faso e di Conakry in Guinea. L'handicap è vissuto in maniera differente a seconda che la comunità d'appartenenza sia urbana o rurale, di tradizione cristiana o musulmana, ma il modo di reagire della popolazione locale è spesso molto simile. Queste cooperative sono una manifestazione particolarmente positiva di un'altra Africa, piena di inventiva e coraggio. Ho voluto testimoniarla.
Le malattie che provocano cecità - l'oncocercosi, la cataratta, il glaucoma e l'avitaminosi A possono essere prevenute, ma le popolazioni sono povere e spesso si trovano in "bilico" tra tradizione e modernità. Anche quando le medicine saranno disponibili e saranno distribuite nell'ospedale della regione, chi nella famiglia vorrà perdere una o due giornate del suo tempo per le persone colpite dalla cattiva sorte? E se qualcuno si offrirà volontario, chi potrà pagare la tariffa del taxi per portare i malati all'ospedale? E poi chi ha denaro sufficiente per acquistare i medicinali prescritti? E infine che fiducia hanno le famiglie nei confronti della medicina moderna?
Alcune persone cieche sono riuscite a uscire da questa condizione unendosi in cooperative.
Dall'isolamento forzato del paese alla vita comunitaria, dove nuove prospettive si disegnano nel cuore di ognuno, un passo immenso è stato compiuto.''
Gaël Turine
Gaël Turine , nato in Belgio nel 1972, ha compiuto reportage fotografici in Africa, Asia e America Latina, collaborando con diverse organizzazioni umanitarie. I suoi lavori hanno riscosso grande interesse da parte della stampa belga e internazionale.
Gaël Turine è rappresentato in esclusiva dall'Agenzia Grazia Neri.
CBM- Missioni Cristiane per i Ciechi Mondo è un'organizzazione no profit internazionale, interconfessionale, impegnata da oltre 90 anni nella lotta contro la cecità che affligge i Pesi in via di sviluppo. Sostiene 1.051 progetti in Africa, Asia e America Latina.
CBM Italia Piazza Santa Maria Beltrade, 2 Milano - tel. 02 72093670 - fax 02 72093672
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La mostra è realizzata in collaborazione con:

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I loro occhi non vedono, ma i loro sguardi sono sereni, e i volti pieni di luce. Sono uomini e donne africani, vivono in una delle comunità per non vedenti organizzate dall' associazione umanitaria Cbm, Missioni cristiane per i ciechi nel mondo. Li ha incontrati, in Costa d'Avorio, un giovane fotografo globetrotter: Gael Turine, 29 anni, nato in Belgio, autore di reportage sociali pubblicati sulle più importanti riviste del mondo (in Italia è rappresentato da Grazia Neri).
"Oltre il buio" è il bel titolo dell' emozionante reportage che Turine ha dedicato ai suoi amici non vedenti, in mostra al Centro San Fedele. Cinquanta splendide immagini in bianco e nero, scattate da un professionista che conosce il mestiere e sa viverlo con intensità e passione, illustrano la vita quotidiana nelle cooperative di ciechi in Africa occidentale. Sono 45 milioni i non vedenti nel mondo. Il 90 per cento di loro vive in paesi in via di sviluppo. Gli uomini e le donne fotografati da Turine sono stati colpiti dall'oncocercosi, la cecità dei fiumi come viene chiamata in Africa una malattia causata da un verme parassita trasmessa all'uomo dalla puntura di una mosca nera che si riproduce lungo i fiumi. Una malattia che sarebbe curabile, se diagnosticata in tempo , e se aggredita dalle medicine che pure esistono ma che in Africa troppo spesso non riescono ad arrivare. Un cieco al villaggio diventa spesso un fardello insopportabile: intanto perché non può lavorare, poi perché la superstizione lo considera vittima di qualche malocchio, dunque pericoloso e da isolare. Le cooperative aiutano i non vedenti a ricostruirsi una vita, scandita da momenti di lavoro (nei campi,nelle risaie) e di apprendimento (l'alfabeto braille). "Dall'isolamento forzato del paese alla vita comunitaria - racconta Turine nuove prospettive si disegnano nel cuore di ognuno"
LA REPUBBLICA,
13 settembre 2001
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