Milano 
Altre Mostre

 Presentazione galleria  Calendario mostre  Storico mostre 
 

 Apocalisse
 L'Ultima Rivelazione
 

Sede: Musei Vaticani, Salone Sistino
Ingresso: Musei Vaticani (Viale Vaticano)
Durata mostra: 19 ottobre - 7 dicembre 2007
Inaugurazione: Giovedi' 18 ottobre 2007, ore 18.00
Orari: dal 19 ottobre al 3 novembre:
lunedì - venerdì 10.00 - 15.30 (uscita 16.45)
sabato 20 e 27 ottobre 10.00 - 13.30 (uscita 14.45)
sabato 3 novembre 10.00 - 15.30 (uscita 15.45)
domenica 28 ottobre e 25 novembre
9.00 - 12.30 (uscita 13.45)
dal 5 novembre al 7 dicembre:
lunedì - sabato 10.00 - 12.30 (uscita 13.45)
Chiusura: Domenica (tranne l'ultima domenica del mese)
e 1° novembre
Biglietto: Gratuito (la visita della mostra è compresa nella visita dei Musei Vaticani)
Catalogo: SKIRA editore (Milano), a cura di Serenella Castri
 
  • Scheda tecnica completa
  •  
    Sotto l'Alto Patrocinio del Segretario di Stato di Sua Santità, l'Em.mo Sig. Cardinale Tarcisio Bertone
     
    Sponsor principali:   Gruppo bancario Credito Valtellinese

     
     

    PERCORSO ESPOSITIVO
    a cura di don Alessio Geretti, curatore della mostra

    La mostra "Apocalisse. L'ultima rivelazione" raccoglie nel Salone Sistino dei Musei Vaticani, dal 19 ottobre al 7 dicembre 2007, oltre cento capolavori, invitando a rileggere l'ultimo libro biblico attraverso un variegato panorama di codici, pitture su tavola lignea, pitture su tela, sculture, oggetti di oreficeria, incisioni e disegni. Le opere, realizzate tra il IV e il XX secolo, provengono dalle sedi museali più prestigiose d'Europa e degli Stati Uniti: tra i prestatori, il Louvre e il Centre Pompidou di Parigi, il Thyssen-Bonemisza di Madrid e la Capilla Real di Granada, la Galleria Tret'jakov di Mosca, le Gallerie Nazionali di Berlino, Budapest e Varsavia, la Basilica di San Marco di Venezia e gli stessi i Musei Vaticani. Nel percorso espositivo si ammirano, tra le altre, opere del Beato di Liébana, di Guido Reni, Albrecht Dürer, Luca Giordano, Cosmè Tura, Pedro Berruguete, Jacopo Bassano, Alonso Cano, Salvador Dalì, Henry Matisse, Giorgio De Chirico, insieme ad una serie di preziose ed antiche icone russe e bizantine.

    Le opere in mostra permettono quindi di ripercorrere geografia e storia artistiche e spirituali d'Europa, nell'intreccio delle tradizioni d'Occidente e d'Oriente, della cattolicità, dell'Ortodossia e del mondo luterano, tra Alto medioevo e Rinascimento, tra Barocco e Postmodernità. E il tutto rigorosamente in parallelo con le pagine della rivelazione del veggente di Patmos, tradotta da lui medesimo in libro, in parola, e ritrasformata in visione dal genio di artisti e botteghe di tutti i tempi.

    Il cuore della mostra è costituito da alcune opere e da alcuni cicli di particolare importanza per la storia della rappresentazione artistica dell'Apocalisse.
    Anzitutto, fonte di ispirazione per tutto l'immaginario artistico dei secoli a venire, si ammirano tre codici - da Trier, da Manchester, da Lucca - che introducono idealmente il visitatore in uno Scriptorium monastico del primo millennio cristiano, ove illustratori di straordinaria acutezza teologica, come il Beato di Liébana, hanno saputo accostare al testo miniature che fanno sintesi dei canoni bizantini, carolingi e talora perfino islamici.
    La mostra, peraltro, ricorda che non nei codici si incontra per la prima volta l'iconografia apocalittica, ma nell'arte paleocristiana, come attestano un reliquiario-cattedra da Aquileia e due plutei di IV secolo - provenienti dal Museo Pio Cristiano, parte del complesso dei Vaticani -.

    Altro "momento forte" della mostra ed occasione di uno sguardo d'insieme sull'Apocalisse è la serie di sedici incisioni di Dürer intitolata Apocalypsis in figuris, del 1498, prima versione illustrata a stampa del testo, erede delle miniature antiche e fonte di ispirazione per pittori e scultori conquistati dal tratto tormentato ed incantevole di queste xilografie, le incisioni più famose e più geniali della storia. Un esempio di virtuosismo inarrivabile, che oltretutto si può comprendere appieno soltanto riscoprendo la situazione storica, sociale e politica del momento e i fremiti e le profezie che percorrevano l'Europa alle soglie del 1500. Tra i dettagli delle incisioni di Dürer si può così ritrovare gli echi degli scontri sociali e religiosi del mondo germanico preluterano, come nei particolari dello sfondo del San Giovanni a Patmos di Pedro Berruguete - gioiello uscito dalla collezione personale della regina Isabella di Castiglia - si intuiscono le ambizioni politiche e persino le visioni esoteriche che legarono la corona di Spagna e la scoperta delle Americhe, per certi aspetti, all'interpretazione dell'Apocalisse e al destino di Gerusalemme.

    Esempio di continua rielaborazione dell'immagine sacra tra testo biblico, teologia, committenze raffinate e devozione popolare, rifulge in mostra una serie di Madonne "apocalittiche", prototipo della iconografia dell'Immacolata Concezione: ispirate dalla visione apocalittica della Donna vestita di sole, dodici stelle sul capo e la luna sotto i piedi, mentre incombe un enorme e minaccioso drago satanico, tra queste Donne - figure della Chiesa e spesso raffigurazioni di Maria - incuriosisce il caso della tavola cinquecentesca dal Museo Nazionale Ungherese di Budapest, rigorosamente attenta alla lezione di Dürer ed al testo sacro; affascina, al contempo, l'intensità pittorica della dolcissima Madonna col bambino di Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, opera vaticana davanti alla quale non raramente i Pontefici hanno pregato il Rosario.

    Quasi rivivendo lo squarciarsi dei cieli narrato dalle pagine dell'Apocalisse, si prosegue poi nella mostra verso il San Michele che sconfigge Satana di Guido Reni, dalla chiesa di Santa Maria della Concezione di Roma: la più celebre raffigurazione del Principe delle schiere angeliche, delicatissima pittura su seta, che contrappone la monumentale eleganza dell'Arcangelo alla rovinosa deformità di Lucifero. Esempi non meno impressionanti, per levatura artistica, di questa iconografia, sono senz'altro il dipinto barocco e luminoso di Luca Giordano, proveniente dalla Gamäldegalerie di Berlino, e la tavola lignea tardogotica e raffinatissima di Josse Linferinxe, giunta in Vaticano da Avignone.

    Tra le icone, spicca il maestoso Salvatore in trono, icona della scuola di Novgorod, proveniente da Mosca, vera sintesi dei canoni compostivi degli iconografi ortodossi. Ma anche un'intensissima Majestat del Romanico catalano, opera lignea con intaglio perfetto e qualche traccia dell'antica coloritura, strettamente imparentata con l'analogo Volto Santo di Lucca e con la tradizione dei Crocifissi vestiti e trionfanti, sintesi del mistero pasquale. Una vera rivelazione dentro la rivelazione è lo spettacolare Reliquiario di Sant'Eleuterio, da Tournai in Belgio, che custodisce i resti di quel vescovo martire in un grandioso scrigno tutto argento e oro e gemme e smalti, che tenta di tradurre in un trasognato gioco di architettura, filigrana, cesellatura e gioielleria la Gerusalemme celeste descritta alla conclusione dell'Apocalisse.

    Volgendo lo sguardo all'arte moderna, da non perdere il ciclo di illustrazioni concepito con sorprendente ma studiata ingenuità del tratto da Giorgio De Chirico, tra il 1941 e il 1977, e, imponente e vivacissimo, L'Albero della Vita di Henry Matisse, che chiude il percorso. Incuriosisce infine il libro Apocalypse, edito da Josef Foret nel 1961 e benedetto da Giovanni XXIII, che raccoglie opere di sette artisti del Novecento - Bernard Buffet, Salvador Dalì, Leonor Fini, Léonard Foujita, Georges Mathieu, Pierre-Yves Trémois e Ossip Zadkine -, e li unisce a sette meditazioni mai lette, scaturite da grandi firme del tempo - basti tra essi ricordare Jean Guitton -. Di questo volume furono prodotti una versione realizzata con materiali pregiatissimi e sette altre copie, comunque molto pregiate, tutte scomparse tranne due: quella in mostra viene da New York e per la prima volta riappare in Europa da quando vide la luce. Da dove derivò l'idea di questo singolare volume? Nel 1958 l'editore Joseph Foret, specializzato in pubblicazioni di libri d'arte e di grandi classici illustrati da artisti contemporanei, decise di far illustrare l'ultimo libro della Bibbia. Per sviluppare il progetto contattò Salvador Dalì, con cui aveva già collaborato qualche anno prima e che per lui stava lavorando all'illustrazione de La Divina Commedia. Nacque così l'idea di dar vita ad un livre-monument, che superasse in bellezza e valore qualunque libro realizzato al mondo fino ad allora, e da loro stessi poi dichiarato le plus cher du monde, le livre plus lourd du monde e, soprattutto, un exemplaire réalisé a la glorie de l'artisanat du livre. Il testo di San Giovanni - scelto anche per gli scenari d'ansia e incertezza evocati dal clima di guerra fredda di quegli anni - fu trascritto a mano e illustrato su 150 selezionatissimi fogli in pergamena scelti tra trecentomila pelli di montone. Nella mostra in Vaticano, insieme al "libro più prezioso al mondo", si ammira anche un acquarello realizzato dallo stesso Salvador Dalì, l'Hostie, del 1962, inedita interpretazione del cuore dell'Apocalisse da parte del maestro del surrealismo, al confine tra teologia, mistica, ricerca formale, polemica con la tradizione artistica passata, avanguardia e profezia. Una prova, tra le tante, di quanto l'Apocalisse abbia ispirato i geni di tutti i tempi.

     

    bankadati