Cento capolavori da Albrecht Dürer a Guido Reni, da El Greco ad Alonso Cano, da Salvador Dalì a Giorgio De Chirico, dai codici del primo millennio alle icone di Novgorod
LA MOSTRA
Una collezione di cento capolavori, raccolti dal Comitato di San Floriano di Illegio per appassionare al testo dell'Apocalisse, invitando a rileggere l'ultimo libro biblico attraverso la contemplazione di codici, pitture su tavola lignea, pitture su tela, sculture, oggetti di oreficeria, incisioni e disegni.
Le opere, realizzate tra il IV e il XX secolo, provengono dalle sedi museali più prestigiose d'Europa e degli Stati Uniti: tra i prestatori, i Musei Vaticani, il Louvre, il Centre Pompidou e il Musée de Cluny di Parigi, il Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Galleria Tret'jakov di Mosca, i Musei Nazionali di Budapest e Varsavia, la Basilica di San Marco di Venezia.
Nella Casa delle Esposizioni di Illegio, in Carnia (Friuli VG), si potranno ammirare, tra le altre, opere del Beato di Liébana e di Pedro Barruguete, Jacopo Bassano, Alonso Cano, Guido Reni, Albrecht Dürer, El Greco, Francisco Zurbaran, Salvador Dalì, Giorgio De Chirico e molti altri, insieme ad una serie di preziose ed antiche icone russe e bizantine.
Il cuore della mostra sarà costituito da alcune opere di particolare importanza per la storia della rappresentazione artistica dell'Apocalisse. Anzitutto, la serie di sedici incisioni di Dürer tratte da Apocalypsis in figuris, la prima versione illustrata a stampa del testo che chiude la Sacra Scrittura; il San Michele che sconfigge Satana di Guido Reni; l'Immacolata di El Greco, ispirata dalla visione apocalittica della Donna vestita di sole; la copia, quasi coeva all'originale, del Giudizio Universale di Michelangelo; il maestoso Salvatore in trono, icona della scuola di Novgorod; le sculture del Romanico catalano e del Gotico francese; il libro Apocalypse, che raccoglie opere di sette artisti del Novecento, edito da Josef Foret nel 1961 e benedetto da Giovanni XXIII - furono prodotti un originale e sette copie soltanto, tutte scomparse tranne due: quella in mostra viene da New York -.
L'esposizione sarà inaugurata sabato 28 aprile, alle ore 16.00, dal Segretario di Stato di Sua Santità, l'Em.mo Card. Tarcisio Bertone, che ha incoraggiato la mostra con l'Alto Patronato della Santa Sede.
La mostra ha ricevuto anche l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L'APOCALISSE
L'Apocalisse - in greco significa rivelazione -, è una visione grandiosa e drammatica, scritta sul finire del I secolo in forma di lunga lettera e, a tratti, di dialogo liturgico: sull'isola di Pathmos, nel Mar Egeo, dove, secondo la sua stessa testimonianza, egli si trovava in esilio a causa della fede, Giovanni, l'autore dell'Apocalisse, ricevette in estasi le rivelazioni che sigillano la Bibbia. Il messaggio affidato al veggente è in definitiva il disvelamento, a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, del senso della storia umana. Non, quindi, un inquietante annuncio della fine incombente e di un epilogo catastrofico per il cammino dell'umanità: piuttosto, l'Apocalisse è il libro della speranza e delle liete sorprese, dei colpi di scena e delle moltitudini di santi, secondo cui l'immenso e perfido drago a sette teste che vorrebbe la rovina universale è già stato sconfitto dall'Agnello di Dio, immolato e vivente.
Il libro va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza della Chiesa delle origini, ed in particolare delle sette Chiese d'Asia - Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa -, che dal tempo di Nerone a quello di Domiziano dovettero affrontare difficoltà non lievi, persecuzioni e tensioni interne. Ad esse Giovanni si rivolge, esortandole a rimanere salde nella fede e a non lasciarsi sedurre o spaventare dalle potenze di questo mondo, apparentemente così forti ma destinate al fallimento.
L'Apocalisse, con il suo fantasmagorico repertorio di simboli e di profezie, ha suscitato da sempre innumerevoli tentativi di decodificazione, di traduzione, di attualizzazione, e ha ispirato artisti, filosofi, letterati e mistici. Un libro frequentemente ignorato e talvolta frainteso, da riscoprire anche attraverso la mostra di Illegio e i due nuovi volumi di studi, promossi dal comitato scientifico, che ad essa si accompagnano.
ILLEGIO
Il borgo di Illegio (in Friuli Venezia Giulia, nel nord-est d'Italia) è come una gemma incastonata in una conca tra i monti.
A 750 metri di quota sorge la Pieve di San Floriano, scrigno di intatta bellezza medioevale, dell'inizio del IX secolo, visitabile ogni domenica salendo per 30 minuti un sentiero che dischiude al pellegrino splendidi panorami. Recenti scavi archeologici - tuttora in corso, nei mesi di luglio e agosto di ogni anno - hanno messo in luce il sito paleocristiano di San Paolo (IV secolo) - ad oggi la più antica chiesa rurale d'Italia -, una fortificazione longobarda, una piccola chiesa carolingia e i resti delle dimore medioevali dei castellani. Sono ancora in attività il cinquecentesco Mulin dal Flec e la latteria. Accanto alla mostra, il punto vendita con articoli di artigianato locale e prodotti tipici da gustare, ma anche il laboratorio dove si confezionano lenzuola in raso di cotone e lino per le migliori boutiques europee.
Ristorazione: A Illegio, specialità locali all'Albergo Miramonti (043.343.563).
Rivolgersi anche alla Mostra per ulteriori suggerimenti o prenotazioni.
Per raggiungere Illegio: in auto, A23 uscita "Carnia", poi fino a Tolmezzo e seguire le indicazioni. Illegio dista da Venezia e da Treviso circa l ora e 30' di autostrada.
In treno, fino a Udine. Da Udine, con autolinea da P.le Stazione FS fino a Tolmezzo, poi cambio fino a Illegio (non domenica).
Taxi da Tolmezzo (anche domenica): 335.677.290 / 043.344.293.
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