La mostra Accade a Milano vuole dare testimonianza dell'opera di quattro autori che sono stati decisivi per la città di Milano e per l'intera fotografia italiana.
Paolo Monti, dopo la laurea in Bocconi e una brillante carriera di dirigente, decide nel 1954 di diventare fotografo tornando nel capoluogo lombardo. Fondatore a animatore a Venezia del Circolo fotografico "La Gondola" da cui sono usciti autori come Fulvio Roiter e Gianni Berengo Gardin, Monti a Milano diventa figura decisiva nell'affermarsi di un nuovo modo di rappresentare la città in fotografia e di un nuovo atteggiamento professionale.
Per Monti la fotografia è in prima istanza documento della soggettività interiore del fotografo, della sua irriducibile identità personale e la figura della città è per lui un enigma infinito in continua metamorfosi per cui, in analogia con la Subjektive Fotografie e pittori come Lucio Fontana, egli infrange l'obbiettività dell'immagine a favore dell'informale, realizzando già nel 1951 le prime Astrazioni involontarie.
Con la forza di un bianco e nero dalle tonalità estreme, la cosiddetta "Scuola di Milano" racconta il cambiamento epocale avvenuto a Milano a partire dagli anni '50 dello scorso secolo: le demolizioni che in Sempione lasciano spazio all'edificio di Bottoni, il quartiere QT8 e le stecche delle nuove case popolari di San Siro, i margini della periferia invasi dai cartelloni pubblicitari fino all'edificazione del grattacielo Pirelli, di cui tra l'altro Monti è il fotografo ufficiale, e i nuovi costumi e il sentimento nuovo del vivere la città.
In questo contesto umano e nel dibattito culturale suscitato da queste immagini di Milano crescono anche Cesare Colombo e Toni Nicolini, uniti da una profonda amicizia e da una comunità di ideali. Partendo dalla responsabilità dell'artista nei confronti della propria epoca, Colombo e Nicolini, attraverso l'opera di Monti, si riconnettono in modo nuovo all'esperienza del Neorealismo milanese, che ha in Alberto Lattuada , fotografo e regista, il suo fulcro. Così Nicolini e Colombo raccontano del mutamento antropologico della città, puntando l'obbiettivo non solo verso le vecchie e nuove edificazioni, ma soprattutto verso gli uomini e gli eventi politici di quegli anni.
Così nella coscienza civile che animava in quegli anni Milano, Berengo Gardin, Nicolini e Colombo hanno allargato il loro percorso verso i luoghi da cui provenivano immigrati che in quel tempo hanno caratterizzato il volto urbano di quell'epoca.
La mostra, oltre le fotografie di questi autori , accoglierà anche significativi documenti messi a disposizione da collezionisti privati e dalla Fondazione Corrente, utili alla comprensione dei percorsi che hanno fatto di Milano la capitale morale dell'Italia.