Fondazione Credito Valtellinese
 

 
Linguaggi teatrali per la scuola


Qual è il senso del teatro a scuola? Quale la finalità?
In un contesto sociale in continua e veloce evoluzione i linguaggi cambiano, cambia il rapportarsi alla realtà e cambiano i rapporti fra gli individui. In una società come la nostra che va configurandosi sempre più come multirazziale non possiamo ignorare il problema della diversità da intendere come ricchezza; in una realtà dove convivono culture e costumi diversi convivono anche diversi linguaggi e dobbiamo riproporci sempre nuovamente la questione di quale sia la nostra capacità di comunicazione e dunque di interagire con il mondo che ci circonda. La scuola, ovviamente, in quanto luogo di crescita e di educazione, è la realtà più significativa nella quale crediamo che l'insegnamento delle arti in generale, da inserire a nostro avviso in qualsiasi ordine di studi, debba continuare a crescere per arrivare ad avere un posto di pari importanza con tutte le altre materie di insegnamento, perché l'arte è di per sé formativa e può dunque rappresentare un contributo fondamentale al rivivacizzare l'insegnamento scoprendo nuovi approcci e percorsi didattici. E questo è particolarmente vero per quanto riguarda il teatro, avendo esso di per sé, oltre che un valore culturale, un altissimo valore pedagogico.

Conoscere il linguaggio teatrale, affiancandolo alle altre discipline scolastiche, ha come finalità lo sviluppo nel giovane della creatività e della capacità di comunicazione, che sono presupposti indispensabili all'apprendimento. È ormai chiaro, in campo pedagogico, quanto la capacità di apprendimento sia connessa con il senso di appartenenza e di radicamento al gruppo e con una sana evoluzione dei processi affettivi. Crediamo pertanto che il teatro possa essere uno straordinario strumento didattico per il raggiungimento di tali obiettivi. È infatti, attraverso la pratica delle tecniche teatrali, che il giovane può imparare ad esprimersi, a capire l'importanza del dar voce ai propri sentimenti, può provare ad attivare risorse ed edizioni di sé che normalmente non utilizza attraverso il gioco dei ruoli attoriali, maturando così consapevolezza e conoscenza di sé stesso che lo aiuteranno a vivere con maggiore sicurezza e fiducia nelle relazioni e nell'approccio alla realtà. Inoltre, attraverso lo strumento teatrale, l'approccio al fatto culturale diventa necessariamente personale: l'impegno per la comprensione, l'elaborazione e la riproposizione di un testo, è infatti un processo tale, che permette di catturare la curiosità, l'attenzione e la creatività del giovane sviluppando in lui un senso di analisi e di sintesi, dandogli così un metodo di ricerca che a sua volta potrà applicare ad altre materie di studio.

Fare teatro, recitare, significa prima conoscere la materia che ci troviamo a prendere in considerazione, analizzarla, oggettivandola così il più possibile (così come si fa nello studio) per poi però ridarla in prima persona. Conoscere, per appropriarsi dell'oggetto della conoscenza, per arrivare quindi a viverlo soggettivamente, a dare risposte personali, imparare cioè ad esprimersi. Una cultura viva, dunque, e non vissuta passivamente. Non una cultura accumulativa bensì creativa, rigenerante, liberante.


Mira Andriolo

 

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