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Galleria Credito Valtellinese - Sondrio, venerdì 18 marzo 2016 - sabato 28 maggio 2016

ANGELO VANINETTI

I colori della memoria

Sede:
Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio, 8 - Sondrio
MVSA, Palazzo Sassi de' Lavizzari
Via M. Quadrio, 27 - Sondrio

Durata mostra:
18 marzo – 28 maggio 2016

Inaugurazione:
giovedì 17 marzo 2016 ore 18.30
Sala dei Balli – Palazzo Sertoli

Orari e ingressi:
Galleria Credito Valtellinese e MVSA
da martedì a venerdì h. 9.00 - 12.00 / 15.00 - 18.00
chiuso sabato, domenica, lunedì

INGRESSO LIBERO

Visite guidate e laboratori didattici
per le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie

Storie a colori
 dal 13 aprile al 27 maggio
da martedì a venerdì h. 9.00 -12.00

Informazioni e prenotazioni:
MVSA – MUSEO VALTELLINESE DI STORIA E ARTE
Via M. Quadrio, 27 – 23100 Sondrio
Tel. 0342.526.569/553 Fax 0342.526.270
e-mail: MuseoReception@comune.sondrio.it


Informazioni al pubblico:
Galleria Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it - www.creval.it

 

Ufficio stampa:
Manzoni 22 – Camilla Palma
tel. +39 031 303492/+39 347 0420386
camilla.palma@manzoni22.it

Mostra prodotta e organizzata dalla

Fondazione Gruppo Credito Valtellinese


«Ho sentito che la mia terra bastava a nutrire la mia ispirazione.». Angelo Vaninetti

La pittura di Angelo Vaninetti nasce da una naturale e quasi istintiva vitalità cromatica. Scaturisce immediatamente dal colore e non cerca la mediazione del disegno. Si è però nutrita accogliendo l’influsso di grandi pittori, anche tra loro lontani nel tempo e distanti per caratteri espressivi.
Ma è dalla sua valle che Vaninetti ha estratto la materia della sua poetica e della sua pittura. In questa terra schietta, ma anche severa, ha trovato terreno fecondo o comunque “bastevole” per la sua arte. Neppure il suo percorso artistico, caratterizzato da una costante continuità, si è allontanato dalla Valtellina. Si è radicato così tanto che l’artista ha assunto la sua valle come tema centrale, dominante della sua pittura. La fedeltà alla sua valle, nell’artista prende forma nella fedeltà alle cose che hanno tessuto la spontaneità di una vita contadina. Vaninetti ha dipinto i suoi paesaggi, si è addentrato nel paesaggio raccolto delle sue antiche dimore e, oltre l’ombra di soglie deserte, nel silenzio che veglia la loro memoria.
Molti critici, identificando la sua pittura con la sua terra d’origine, hanno letto in tale legame la cifra distintiva della sua arte. Ma Vaninetti ha individuato in quel limite geografico, l’occasione per addensare la sua poetica. La sua pittura non ha colore locale. La Valtellina gli è necessaria perché è un pretesto necessario per interpretare la realtà. E’ un pretesto per riannodare memorie ed identità smarrite che non hanno soltanto i colori di una valle.
Vaninetti, artista figurativo non ha tuttavia adottato la ‘finzione creativa della mimesi’. Ha interpretato, scelto, ricreato. Nelle sue opere nulla è sacrificato al pittoresco, ad un romanticismo nostalgico.
Non rappresenta la grandiosa bellezza di scenari alpini. Ha dipinto un patrimonio di mite bellezza che si spegne ‘come una fiamma che muore nel camino’. Ha scelto di ascoltare il passato della valle, il silenzioso appassire di una silente e sofferta vita contadina.
Attraverso un percorso tuttavia lontano dalla narrazione, ha ricordato una storia trascorsa, non per rinnovarne il solco ma per contemplarne la memoria.
Nelle sue tele ha accolto paesaggi e cose che il tempo ha addensato e poi abbandonato. Ha dipinto la bellezza stanca delle loro forme superstiti, e i colori che porta l’eco di vite vissute nel silenzio.
E quel silenzio si adagia, con una luce chiara, sulle sue nature morte. Scorre lento, quasi immobile, sui colori talvolta intensi dei suoi paesaggi. Si addensa nell’azzurro irreale dei loro cieli.
Il silenzio che attraversa l’intera sua opera, talvolta rammenta i silenzi indicibili di Morandi o quelli magici di Casorati. Ma Vaninetti lo ha attinto dalla sua terra. Anche nelle baite alpine, facile preda del pittoresco, l’artista ha avvertito un silenzio colmo di parole inascoltate. Le baite, i rustici sono intrisi di vissuto, eppure ogni palpito di vita sembra cancellato. E paiono assistere, interamente assorte in se stesse, allo svanire delle loro forme nel paesaggio delle rovine. Eppure nei fragili frammenti di quelle antiche dimore contadine, tra i colori lasciati da una storia trascorsa Vaninetti ha cercato il battito di una vita già vissuta, ma che vive ancora, ‘come un fossile addormentato nella sua forma’.
Vaninetti ha dipinto i colori, densi di luce, di porte chiuse dal silenzio, i colori vivi che contornano finestre piene d’ombra e quelli assorti di soglie solcate da una lunga solitudine.
Con la compassione, ma anche con vigore plastico e cromatico, ha dipinto il dissolversi di colori - appresi dal sole - che svaniscono, nel giallo stinto o combusto di girasoli che lentamente si spengono.
Con colori maturati nell’ombra, ma talvolta dipinti da un rosso acceso o da azzurri luminosi, ha custodito oggetti d’uso quotidiano che hanno accompagnato la vita contadina.
Con il bagliore di una luce inattesa, ha destato il candore di bianche ciotole perché appaia nella quiete delle sue nature morte.
Vaninetti ha raccolto la sua arte in due soli generi, il paesaggio e la natura morta. Poi li ha addensati in un unico paesaggio. Dove affiorano i colori della memoria, ma anche la poesia di nuovi colori.

Graziano Tognini

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