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Galleria Gruppo Credito Valtellinese - Milano, mercoledì 15 aprile 2015 - domenica 10 maggio 2015

Unknown Pleasures

Sede: Galleria Gruppo Credito Valtellinese corso Magenta 59 - Milano

Durata mostra: 15 aprile - 10 maggio 2015

Vernice per la stampa: lunedì 13 aprile ore 11 - Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Inaugurazione: martedì 14 aprile ore 18.30 - Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi: Galleria Gruppo Credito Valtellinese - da lunedì a venerdì 13.00-19.00
sabato 10.00-19.00

Apertura straordinaria:
Fuorisalone
martedì 14 aprile 18.30-22.00
15-16-17 aprile 10.00-19.00
sabato 18 aprile 10.00-22.00

Chiuso domenica, 1 maggio, 25 aprile

INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico: Galleria Gruppo Credito Valtellinese
tel. +39 0248.008.015
galleriearte@creval.it - www.creval.it

Ufficio stampa: Manzoni 22 – Camilla Palma
tel: +39 031.303.492/ +39 347.04.20.386
camilla.palma@manzoni22.it

 

Mostra prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese

in collaborazione con:    

 


 


Dal design razionalista a quello neoliberty. Ovvero, secondo un Gillo Dorfles d’annata, da «un’era di geometricità rettangolistica», iniziata negli anni trenta e durata almeno fino ai cinquanta, a una nuova epoca di «sinuosità ‘enveloppante’», nata agli albori dei sessanta. Sappiamo però quanto risultino aleatorie le periodizzazioni, e quanto porose le categorie estetiche, tanto più ci si allontani dal momento della loro formulazione. Così, a 55 anni di distanza dalle spigolature di Dorfles (cesellate in occasione di Nuovi disegni per il mobile italiano, la mostra-spartiacque tenuta a Milano nel marzo del 1960), razionalismo e neoliberty possono sembrare tendenze meno antitetiche, meno severamente ripartite, di quanto apparissero allora.

In fondo, all’interno della storia complessiva d’Italia, la storia del design italiano ha rappresentato un’ansa, una parentesi di flessibilità in un contesto di rigide contrapposizioni. Per quante scomuniche si siano reciprocamente scambiati i diversi progettisti, l’idea di progetto, per quasi un secolo, è rimasta la stessa, declinata con un maggiore o minore rispetto per la tradizione, ma pur sempre la stessa. E razionalismo e neoliberty hanno approfittato delle medesime occasioni offerte da una modernità (questa sì) discontinua e perennemente incompiuta che, per potersi concretizzare in automobili, macchine da scrivere e ovviamente sedie, ha sempre dovuto sperare in imprenditori temerari. 

Visti a 360°, osservati inevitabilmente dal di fuori ma ricreati dal di dentro, come avviene nei disegni e assemblaggi raccolti nelle pagine di questo taccuino, gli oggetti razionalisti e quelli neoliberty contaminano volentieri le loro identità stilistiche. Quanto sinuose e a loro modo ‘enveloppanti’ appaiono allora le sedie del nume tutelare del razionalismo, Giuseppe Terragni, e quanto geometrismo (e persino ‘rettangolismo al contrario’, cioè un ‘rettangolismo’ così ossessivamente eluso da venir evocato proprio attraverso la sua rimozione) sembra improntare la fase post storica di Vittorio Gregotti, Gae Aulenti, Umberto Riva. E se proprio dovessimo individuare un elemento di trasversalità fra categorie storico-designeristiche, un progettista all’insegna di un geometrismo ‘enveloppante’ (in un’accezione di questo neologismo dorflesiano che si avvicina più a ‘coinvolgente’ che ad ‘avvolgente’), non potremmo che guardare a Bruno Munari. Ovvero a un razionalista autoironico, al fautore di un funzionalismo con risvolti giocosi, a un autentico conoscitore del piacere (più inconfessato che sconosciuto da parte degli altri designer) della scompaginazione.

Roberto Borghi 
 

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DISCLAIMER GALLERY

Le immagini presenti vengono fornite allo scopo di illustrare alla stampa i contenuti delle mostre; sono dunque destinate a critici e giornalisti per le segnalazioni degli eventi sulle testate, e non possono essere utilizzate per altri usi.

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