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Galleria Credito Valtellinese, Sondrio, venerdì 25 ottobre 2019 - sabato 30 novembre 2019

UGO MARTINOLA

Architettura a Sondrio 1927-1957

Sede: Galleria Credito Valtellinese – piazza Quadrivio, 8 - Sondrio

Durata mostra: 26 ottobre – 30 novembre 2019

Inaugurazione: venerdì 25 ottobre, ore 18.30 Sala dei Balli di Palazzo Sertoli

Orari e ingressi: Galleria Credito Valtellinese: da martedì a venerdì h. 9.00 - 18.00, sabato h. 9.00 - 12.00, chiuso domenica e lunedì

MVSA Museo Valtellinese di Storia e Arte: da martedì a domenica h. 10.00 –12.00 e 15.00 – 18.00; chiuso il lunedì

INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico: galleriearte@creval.it \ www.creval.it \ mediarelations@creval.it - 02.80.63.74.03
Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Sondrio - tel. 0342.514864 - www.ordinearchitettisondrio.it - architetti@sondrio.archiworld.it

Mostra prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese

con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Sondrio

Se c’è una cosa che ha messo la città in contatto con la cultura internazionale del Novecento, questa cosa è l’architettura di Ugo Martinola. La città è la Sondrio fra le due guerre; l’architettura è quella della rappresentatività di un capoluogo di provincia, della nascente borghesia dei burocrati della pubblica amministrazione e delle gerarchie del fascismo. Il protagonista è un ingegnere civile (Roma, 1890 – Sondrio, 1957) laureatosi al Politecnico di Torino nel ’16 all’ombra delle ciminiere della Fiat, libero professionista, cavaliere della Croce d’Italia, membro del rettorato provinciale, presidente dell’azienda elettrica, comandante dei Vigili del Fuoco e, a fine carriera, autore di 38 edifici di grande riconoscibilità.

Il primo progetto uscito dalla matita di Martinola è il villino Pansera, datato 1925, ancora influenzato dall’eclettismo lombardo di Camillo Boito nella variante turrita dei Coppedè – case, scuole e fabbriche a imitazione di castelli altomedievali -, che sembra anticipare lo stile Novecento nell’adozione di alcuni stilemi formali quali il fregio interrotto, la finestra a forma di oblò e una generale semplificazione geometrica degli ordini classici in facciata.

Il periodo d’oro della produzione martinoliana corrisponde però a un preciso lustro che va dal 1930 al 1935. Sono questi gli anni in cui si compiono i lavori per alcuni temi di edilizia privata cittadina che portano in sé gli elementi germinali delle architetture realizzate negli anni a seguire, fino al ’42, quando l’avanzare della guerra imporrà un arresto improvviso al settore edile.

Il tema architettonico su cui Martinola concentra la maggiore cura progettuale è il corpo delle scale di collegamento fra i vari piani dell’edificio. Cogliendo l’occasione per convertire un corpo solitamente estraneo alle funzioni dell’abitare in un oggetto seducente, il congegno della rampa - a pianta circolare o a forma di ogiva – è capace di tradursi in facciata sotto forma di volume plasticamente modellato, di cabina di luce o di nastro finestrato dal marcato sviluppo ascendente.

Eloquenti esempi di questa abilità nella modellazione dello spazio, si possono osservare nelle case Volonté, Fanchi, Martinola, Andreani e Carini, tutte realizzate durante il Ventennio.

Suo è anche l’intensivo residenziale di via Bonfadini – insediato nell’allora fascia periferica – oggi rinominato dai sondriesi ‘la Kasbah’ per la provenienza etnica dei suoi residenti; con quel suo carattere fra sozialer wohnungsbau berlinese e recinto di fabbrica, spiccato all’ombra di un paternalismo capitalistico intriso di retorica fascista, l’edificio si pone quale premessa per la realizzazione di alcune fra le costruzioni di maggior prestigio della città fra rappresentatività civile, produzione, residenza e loisir, con sorprendenti connessioni estetiche con l’edilizia sociale di Walter Gropius e Bruno Taut.

Dai cantieri del decennio ’33-’43 svettano edifici ancora esistenti e in ottimo stato di conservazione quali: il Comando dei Vigili del Fuoco (1939, ora sede operativa della Polizia di Stato), il Convitto Femminile Santa Croce (1935), gli immobili residenziali a scala d’isolato commissionati dalle famiglie Fumagalli (1933), Moroni (1934) e Volonté (1934), affiancati purtroppo dal “Cinema Odeon” (1933) bell’esempio di nickelodeon in puro stile Déco (ristrutturato negli anni ’80 sotto la nuova insegna di “Cinema Ciak”, oggi in triste abbandono) e dalla sede del “Biscottificio Negroni” (1940). Fra gli immobili demoliti si possono citare la sede della “Società Mineraria Valtellinese” (1941-’43) e la colonia elioterapica “Riccione” (1933) costruita nel greto del Mallero.

Alcune ville urbane custodiscono poi segreti sorprendenti, che solo un’attenta analisi comparativa fra piante, prospetti e temi di confronto con la storia dell’architettura hanno permesso di svelare; è il caso di villa Girolo, progettata per un esteta alla maniera dannunziana nel ’33, che nasconde un grande disimpegno centrale in forma fallica analogo a quello della “Casa di Piacere” dell’architetto illuminista Charles N. Ledoux. Fra le ‘stranezze’ - o, piuttosto, divertissement ornamentali – emerge il coevo condominio Volonté con l’invenzione di una fontana primordiale in ferro battuto impiantata sul ciglio del tetto, o ancora, l’inganno dimensionale di casa Girolo (1935) disegnata con le proporzioni di un arco trionfale romano ma costruita con le misure di un villino a un solo piano.

Vanno citate, da ultimo, le scoperte ‘scomode’ che avrebbero forse messo il progettista in imbarazzo di fronte ai contemporanei: la villa dell’autore, disegnata nel ’35, ha prospetti quasi identici a quelli della “Siedlung am Tivoli” progettata a Vienna da Wilhelm Peterle otto anni prima, così come il possente Monumento ai Caduti del ’15-‘18 sembra ricalcato dalla facciata del Padiglione del governatorato alla Fiera di Tripoli, opera di Alessandro Limongelli del 1929.

Spiccano, fra le realizzazioni del dopoguerra, le “Case Massera” in via Trieste (fine anni ’40 – già sede del Consorzio Agrario Provinciale), il palazzo per uffici e negozi in piazza Garibaldi (1952-’56) illustrato dai mosaici di Livio Benetti, Casa Grolli (1957) all’incrocio delle vie Caimi e Trento e, sulla stessa strada, il controverso condominio “Torre Eiffel” (1956-’62) prospiciente l’omonimo ponte.

A ottant’anni di distanza le creazioni dell’ingegnere sondriese si collocano, nel paesaggio cittadino, quali frammenti di un progetto più ampio, di una sublimata visione di ‘Città Ideale’ che affonda le proprie radici nella pittura più che nell’architettura e nell’astrazione più che nella costruzione. In questa prospettiva, la quinta idealizzata dell’immaginario novecentista supera la concretezza dell’edificio abitativo o dello spazio del lavoro, vincolati allo stretto legame funzionale di pianta e prospetto, fondendosi nell’immaginario simbolico dei grandi metafisici – Savinio, de Chirico, Carrà - più che nelle trame del parcellario catastale.

La mostra, per la cura di Leo Guerra, è allestita ‘su misura’ nelle sale espositive di Palazzo Sertoli e del MVSA e si compone di oltre 50 ritratti fotografici dell’architettura di Martinola nel bianconero senza tempo di Vaclav Sedy (collaboratore di riviste internazionali come “Domus” e “Casabella”), cui è associata una ricca selezione di tavole progettuali – gentilmente concesse dalla Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio - elaborate dallo studio fra il 1927 e il 1957, anno della morte dell’autore.

Un ricco catalogo edito dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in co-produzione con l’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Sondrio, amplierà il tema espositivo con interpretazioni storico-critiche sulla figura e l’opera di Martinola, illustrate dalle foto degli edifici con l’accostamento dei disegni originali. Gli apparati concludono il catalogo con una rassegna cronologica delle opere dotata di un indirizzario cittadino.

La mostra è collegata al workshop dal titolo “LA TUTELA DEL MODERNO IN ARCHITETTURA. Il patrimonio dell’architettura moderna - conoscenza, divulgazione e riqualificazione” organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Sondrio, nelle giornate del 10, 25 e 26 ottobre, nelle città di Sondrio e Morbegno.

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