Il perché del festival.
Un sistema locale complesso come quello della Valmalenco, è chiamato a riprogettarsi per avviare un percorso di sviluppo nuovo, condiviso e sostenibile.
Percorso che non può che iniziare dalla specificità dei luoghi intesi come contesti densi di memorie individuali e collettive.
La Valmalenco con la sua ricchezza geologica, non poteva che scegliere la pietra locale come suo bene strategico, veicolo per intrecciare passato, presente e futuro.
Tematizzare la pietra locale significa riconoscerle un significato culturale che, pur nascendo dall'adesione alle cose nella loro dimensione quotidiana, trascende l'interesse soggettivo e lo armonizza con il bene collettivo.
Il Festival "i giorni della pietra" vuole emergere in tutta la sua forza partecipativa attivando scelte, dibattiti e condivisione.
Condividere la ricchezza e la memoria dei luoghi significa anche trasmettere "senso di appartenenza" alla popolazione locale valorizzando le risorse ambientali per farle divenire strumenti di crescita collettiva.
Il simbolo del festival: "la preda malenca"
In occasione dell'evento, verrà realizzato un pendente in pietra locale inciso a mano con il simbolo del festival.
Il carattere interdisciplinare del festival.
Frutto di un'idea ricca di contenuti culturali ed emotivi, il festival è associato ad una programmazione ispirata ad una strategia d'integrazione: coinvolgere nell'evento la popolazione locale trasferendole entusiasmo ed orgoglio. Il carattere interdisciplinare del festival permetterà al pubblico di vivere liberamente esperienze intellettuali, sensoriali e sociali. "i giorni della pietra"facendo perno sulla Biennale di scultura della Valmalenco e sugli eventi ad essa connessi intende rappresentare una forma di comunicazione della cultura che si pone in discontinuità con le politiche tradizionali.
La scelta di diverse contrade quali palcoscenici delle future edizioni vuole essere un'iniezione di vita per quei luoghi abbandonati che potranno così tornare ad esprimere una forte identità simbolica grazie ai percorsi artistici realizzati.
Il pubblico del festival potrà consumare buona tavola e tante conversazioni grazie alla rivalorizzazione della filiera enogastronomica locale.
La contrada Curlo: un'identità restituita.
La contrada Curlo, una delle più antiche della Valmalenco, la contrada dei cavatori per eccellenza, è stata scelta come palcoscenico del festival proprio perché la più rappresentativa del mondo estrattivo, con i suoi personaggi e i suoi vicoli che testimoniano l'utilizzo secolare del serpentino.
La creazione di un percorso artistico ed etnografico vuole restituire al luogo l'originale identità culturale come presupposto di un nuovo percorso di sviluppo.
Il programma del festival
Frutto di uno sforzo congiunto fra tutti gli "attori" del territorio, economici e non, il denso programma del festival conferma l'importanza e la profondità del percorso intrapreso.
Nell'ambito del festival è allestita, per iniziativa della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, la mostra fotografica "Cave. I giacimenti estrattivi della Valmalenco in una rappresentazione d'autore" di Marco Anelli.